La Colite.-
Riteniamo di fare cosa gradita riportando alcuni consigli tratti dall’ottimo sito sotto segnato. Ovviamente le informazioni di medicina riportate non sostituiscono l’intervento ed il consiglio del medico curante. Nessuna responsabilità è assunta riguardo ai liberi commenti inseriti dai visitatori del sito.
COLITE
Fonte: http://www.albanesi.it/Salute/colite.htm
Con il termine colite si indica, piuttosto genericamente, un processo di tipo infiammatorio che può interessare l’intero colon o solamente un suo segmento. Molte sono le forme di colite e diversi sono i modi di classificarle. Una prima classificazione delle coliti è quella che le distingue in coliti primitive e coliti secondarie. Le prime sono quelle le cui cause esplicano nel colon la loro attività di tipo patogeno; le seconde invece sono dovute a patologie relative ad altri organi o apparati. Le coliti possono anche essere suddivise in acute e croniche. Nelle coliti acute, l’insorgenza è di solito improvvisa, con dolori addominali crampiformi, stipsi o diarrea; le coliti croniche possono essere conseguenti a forme di tipo acuto oppure insorgere senza che vi sia una causa ben precisa.
Il tipo di colite più diffuso è la cosiddetta sindrome dell’intestino irritabile. È la forma più comune e meno grave, causata da un colon facilmente irritabile con sintomi banali, ma spesso molto fastidiosi (dolori addominali, stipsi o, al contrario diarrea). È di questa condizione morbosa che tratteremo più diffusamente in questo articolo; ne analizzeremo le cause, la sintomatologia e le modalità di prevenzione e di cura. Prima di farlo, riteniamo opportuno fornire qualche informazione sull’anatomia e la fisiologia dell’organo interessato dalla patologia in questione, il colon.
Il colon è la parte più lunga (130 cm circa) dell’intestino crasso ed è composto da diversi tratti. Anatomicamente può essere suddiviso in tre porzioni: colon destro, colon trasverso e colon sinistro. Il colon destro è formato da cieco e colon ascendente mentre il colon sinistro comprende colon discendente, sigma (anche colon sigmoideo) e retto (anche colon retto). Lungo il decorso del colon sono presenti vari sfinteri, muscoli di forma circolare che contraendosi e rilasciandosi permettono o impediscono il passaggio di materiale lungo il canale intestinale. Sostanzialmente le funzioni del colon sono quelle di transito delle feci, di assorbimento di acqua e di elettroliti. Il transito fecale è un’operazione che può durare dalle 12 alle 36 ore; se il transito è eccessivamente veloce, l’assorbimento dell’acqua risulterà insufficiente e ciò causerà diarrea e disidratazione; ovviamente, se il transito è esageratamente lento si avrà un assorbimento eccessivo di liquidi che causerà secchezza delle feci e conseguente stipsi.
La sindrome del colon irritabile
Viene anche denominata colite spastica, colopatia funzionale o molto semplicemente, anche se impropriamente, colite. Come accennato in precedenza, la sindrome del colon irritabile (anche IBS, acronimo dei termini inglesi Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo che colpisce circa il 15% della popolazione adulta (le donne in misura doppia rispetto agli uomini). Non è, in sé, una patologia grave, ma può compromettere molto pesantemente la qualità della vita di coloro che ne soffrono.
Le cause – Le cause della sindrome del colon irritabile non sono ancora del tutto note. Poiché si tratta di una malattia dell’apparato digerente, molti ritengono che sia collegata solamente a cause alimentari. In realtà non è affatto così, anzi, il più delle volte questa patologia è legata a stress psichici e/o (più raramente) fisici. Tra le cause di insorgenza o di aggravamento della colite spastica possiamo inserire un regime alimentare scorretto (scarsa idratazione e scarsa assunzione di fibre), le mestruazioni (l’intestino presenta una certa sensibilità legata alle modificazioni ormonali indotte dal ciclo mestruale), le alterazioni della flora batterica e le infestazioni da parassiti.
I sintomi - All’inizio si osserva una modificazione delle feci, sia per quanto riguarda la consistenza sia per quanto riguarda il colore. I sintomi più frequenti sono rappresentati inoltre da dolori addominali che in genere si attenuano dopo la defecazione o in seguito all’espulsione di gas intestinali; si hanno poi irregolarità della frequenza dell’alvo (stipsi o diarrea o alternanza fra le due), espulsione delle feci a volte difficoltosa o non completa e talvolta associata a muco, flatulenza, gonfiore addominale; altri sintomi riscontrabili sono alitosi soggettiva, difficoltà nella deglutizione, nausea, sazietà precoce, borborigmi (suoni causati dal passaggio di gas nell’intestino), dolori anali e perineali ecc.
Si è soliti fare distinzione in sottotipi di questa sindrome a seconda della frequenza delle evacuazioni e della consistenza del materiale fecale. Si hanno infatti forme di IBS associate a stitichezza e altre a diarrea; altre forme sono dette di tipo misto (in questi casi si hanno evacuazioni di feci secche e molli nell’arco di uno o pochi giorni); vi sono poi forme di tipo alterno che sono caratterizzate da un’alternanza fra stipsi e diarrea, alternanza che può perdurare per settimane o addirittura per mesi. La forma più frequente è comunque quella associata a stipsi.
Non è per niente semplice diagnosticare con certezza la sindrome del colon irritabile perché i sintomi sopraesposti sono comuni a molte altre patologie (come per esempio l’intolleranza al lattosio, l’ulcera gastrica, la calcolosi biliare ecc.); la diagnosi certa si avrà quindi con l’esclusione della presenza di altre malattie. Data una certa correlazione tra stress psichici e sindrome del colon irritabile, il medico dovrà indagare in prima istanza in questo senso (verificando cioè se vi siano situazioni di stress, ansia, nervosismo ecc.); non è infrequente che la certezza della diagnosi porti diversi soggetti a un miglioramento generale del quadro; talvolta infatti i pazienti, a seguito della sintomatologia, pensano di essere affetti da patologie molto serie come, per esempio, i tumori del tratto gastrointestinale; l’essere rassicurati in tal senso porta molte volte a un alleviamento dei sintomi. Esiste anche la possibilità di confondere la sindrome del colon irritabile con la malattia celiaca ed è per questo che nei casi più problematici da curare è opportuno effettuare gli esami per l’individuazione di un’eventuale positività agli anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi. Altri esami che possono venire richiesti sono l’emocromo completo, la coprocoltura, la VES e la ricerca di parassiti fecali.
Se continuano a persistere dubbi il medico curante potrà richiedere al paziente di sottoporsi a colonscopia e a clisma opaco.
Prevenzione e cura – La sindrome del colon irritabile non richiede trattamenti curativi di tipo drastico (dove per drastico si intende o il ricovero in ospedale o il ricorso a operazioni chirurgiche). Quando la diagnosi è certa si deve, per prima cosa, intervenire sullo stile di vita del paziente, sia a livello psicologico sia a livello nutrizionale. Inizialmente, potrà essere d’aiuto anche un intervento con medicinali antispastici e ansiolitici, intervento che dovrà però essere gestito, senza eccezione alcuna, dal medico curante al fine di evitare “abusi” di tipo farmacologico non infrequenti nei trattamenti “fai da te”. Nelle forme caratterizzate da stitichezza potrà essere utile aumentare l’introito giornaliero di cibi ricchi di fibre; ovviamente, per quanto riguarda quest’ultimo punto, si deve porre una certa attenzione a livello quantitativo in quanto, come noto, un eccessivo consumo di questa tipologia di alimenti potrebbe essere causa di sintomi fastidiosi quali flatulenza e diarrea. Utili consigli di tipo alimentare possono essere reperiti nel nostro articolo La dieta per la colite spastica. Quello che però teniamo a ribadire è che una cattiva alimentazione o determinati alimenti possono sì aggravare la sindrome del colon irritabile, ma non ne sono certamente la causa principale; il consiglio più sensato è quindi quello di migliorare la propria vita dal punto di vista psicologico, il fattore alimentare è di secondaria importanza, inoltre è importante notare che gli alimenti “negativi” non sono gli stessi per tutti i soggetti; il che comporta necessariamente un esame individuale della dieta proposta in quanto indicazioni generali spesso falliscono. Il paziente può cioè adottare una strategia simile a quella indicata per le intolleranze alimentari, escludendo e/o inserendo l’alimento incriminato e verificando la reazione personale. Un intervento di supporto che ci sentiamo di consigliare è il ricorso ai fermenti lattici con lo scopo di ripristinare al meglio la flora batterica.
Altre tipologie di colite
Tipologie più rare di colite sono le coliti infettive, le coliti ischemiche, le coliti da antibiotici o di origine chimica, le coliti pseudomembranose e le coliti ulcerose.
Le coliti infettive sono provocate da un agente esterno: tifo, paratifo, tubercolosi addominale, yersinia, sighella, ameba, Cytomegalovirus, schistosomiasi ecc.
Le coliti ischemiche sono causate da un deficit dell’apporto di sangue al colon. Sono maggiormente diffuse tra gli anziani, a causa della notevole diffusione di patologie cardiovascolari tra questi pazienti.
La colite pseudomembranosa è causata da un germe, il Clostridiumm difficile, responsabile della produzione di una tossina, attivata dalla reazione a una terapia antibiotica che provoca la distruzione della flora intestinale.
La colite ulcerosa è una seria patologia di cui non sono ancora completamente note le cause. Alcune informazioni possono essere reperite nel nostro articolo La dieta per la colite ulcerosa.
La dieta per la colite ulcerosa
La colite ulcerosa è una seria patologia infiammatoria cronica a carico del colon che deve essere curata farmacologicamente e, nei casi più gravi, anche chirurgicamente. A tutt’oggi, le cause della colite ulcerosa non sono ancora note e, sebbene alcuni ritengano che i fattori dietetici possano essere uno dei motivi scatenanti la malattia, non vi sono evidenze scientifiche in tal senso; è però vero che in malattie simili un aggiustamento dietetico può decisamente migliorare la sintomatologia. Si deve inoltre considerare che la colite ulcerosa è, nella maggior parte dei casi, associata a problemi come il malassorbimento e la diarrea con conseguenti perdite di macro- e micronutrienti; ben si comprende quindi quanto sia importante riuscire a gestire al meglio la problematica nutrizionale. Tra gli alimenti da limitare o evitare in quanto normalmente peggiorano i sintomi della colite ulcerosa troviamo:
• insaccati
• pane fresco integrale e no
• frutta (se ne deve fare un uso moderato, soprattutto degli agrumi e delle banane)
• asparagi, barbabietola, cavolfiore, cavolo, cipolla, fagioli, pomodori, porro, rabarbaro, spinaci
• alcolici e superalcolici
• formaggi fermentati e grassi
• latte e latticini (eliminarli o moderarne drasticamente il consumo)*
• carni grasse
• pesci grassi, crostacei e molluschi
• uova
• lardo, strutto
• pasticceria elaborata
• cacao e cioccolato
• curry, noce moscata, pepe, peperoncino
• spezie
• caffè, tè, Coca Cola e bevande contenenti caffeina
• bibite gassate.
Per quanto riguarda le fibre, generalmente si tende a consigliarne un uso moderato.
È importante tenere presente però che gli alimenti “sconsigliati” non sono gli stessi per tutti i soggetti; ciò comporta necessariamente un esame individuale della dieta proposta; molti pazienti infatti, a differenza di altri, riescono, nonostante la malattia, a tollerare la maggior parte dei cibi e non c’è ragione di sottoporli a determinate restrizioni alimentari.
Tra gli alimenti consigliati ricordiamo:
• pane tostato, cracker, fette biscottate, grissini
• verdura: carote, finocchi, insalata, melanzane, zucchine
• carni bianche o rosse magre, preferibilmente cucinate ai ferri o tramite cottura al vapore
• prosciutto sgrassato (sia crudo che cotto)
• pesci magri lessi o grigliati
• avena, orzo
• formaggi a pasta cotta
• yogurt e alimenti probiotici in genere (quando non vi sia intolleranza al lattosio).
La preferenza va poi a piatti semplici e non elaborati; da evitare assolutamente le fritture.
Può essere utile bere un po’ più del normale, specialmente nel caso in cui si abbiano frequenti episodi diarroici. I liquidi introdotti non devono essere né troppo caldi né troppo freddi. Si ricorda inoltre di evitare le abbuffate e si consiglia di consumare piccoli pasti ripartendoli correttamente durante la giornata; inoltre è importante masticare i cibi lentamente e accuratamente. Queste accortezze favoriscono il processo digestivo accorciandolo notevolmente. È oltremodo importante cercare di consumare i pasti in situazioni di notevole tranquillità.
Moltissime persone che soffrono di colite ulcerosa sono intolleranti al lattosio; in questi soggetti, il consumo di latte o di latticini comporta la comparsa di numerosi e fastidiosi disturbi (flatulenza, meteorismo, diarrea, spasmi intestinali ecc.); è ovvio quindi che si debba tentare di evitare di accrescere le problematiche già presenti.
Consiglio generale
Molte patologie possono essere decisamente meglio gestite se il soggetto ha un buon stile di vita. L’alimentazione quindi è un’arma in più che è tanto più potente quanto più si vive meglio. Per esempio, è perfettamente inutile occuparsi di mangiare bene se poi si fuma, si ha una vita totalmente sedentaria, ci si concede troppo spesso agli alcolici ecc.
Stile di vita
Buon stile di vita è una locuzione che ricorre spesso nei discorsi salutistici. Nessuno però si assume l’onere di definire cosa sia un buon stile di vita, se non facendolo per grandi linee, affidandosi al solo senso comune.
Una recente statistica afferma che circa i due terzi di italiani sono convinti di seguire un buon stile di vita, ma che sono pure convinti che solo una minoranza della popolazione viva in modo salutisticamente valido. Incrociando tali dati non si può che arrivare che a una conclusione: ognuno tira l’acqua al suo mulino e definisce buono il “suo” stile di vita, assolvendosi da tanti peccatucci che poi proprio veniali non sono. Si scopre così che fumare 7-8 sigarette al giorno, bere mezzo litro di vino a pasto, non fare attività fisica che in vacanza, avere 5-6 kg di sovrappeso non sono considerati fattori negativi per la salute.
Partendo dai dati raccolti dalla letteratura scientifica è però possibile ottenere una definizione di “buon stile di vita” molto precisa e soprattutto utile a dimostrare come spesso non abbia senso ingannarsi e credere che il proprio sia “il migliore dei mondi possibili” relativamente alla nostra salute.
Come base per la ricerca della definizione utilizziamo il rapporto 2002 della World Health Organization (WHO).
Fattore di rischio Perdita di anni
Fumo 12,2
Ipertensione 10,9
Alcol 9,2
Ipercolesterolemia 7,6
Sovrappeso 7,4
Ridotto consumo di frutta e verdura 3,9
Sedentarietà 3,3
Sostanze illecite 1,8
La tabella si riferisce ai paesi industrializzati ed è stata ridotta ai fattori che superano l’anno di perdita.
IMPORTANTE – Occorre saper leggere la tabella in modo statisticamente corretto. I vari fattori, con un lavoro impressionante dal punto di vista dell’analisi dei dati, sono stati scorrelati. Ciò significa che il valore relativo a un fattore è quello che si otterrebbe se il soggetto non avesse che quel fattore di rischio.
Nella realtà è molto difficile che chi fuma 30 sigarette al giorno non abbia un’alta pressione arteriosa (ipertensione) o che abbia il colesterolo cattivo nella norma. In altri termini:
i vari fattori di rischio si sinergizzano a vicenda.
Consideriamo un soggetto (riflettete un attimo e troverete sicuramente un conoscente che corrisponde alla descrizione) che:
• fuma 30 sigarette al giorno;
• ha una pressione arteriosa elevata (per esempio 170/100);
• beve oltre la soglia etanolica (per esempio l’equivalente di 1 litro di vino al giorno);
• ha il colesterolo cattivo alto e quello buono basso (valori per esempio 270-30);
• è in sovrappeso (per esempio di 15 kg);
• è sedentario.
Totale: ha perso 50,6 anni!!!
Questo dato può sembrare irrealistico, ma non lo è se si pensa che il nostro aspirante suicida molto probabilmente ha una vita media di 50 anni (fra incidenti cardiovascolari, tumori, ictus, diabete ecc.). In altri termini, avrebbe potuto vivere fino a 100 anni. Tale conclusione è in linea con il fatto che la vita media della popolazione occidentale è di 80 anni, pur vivendo la gran parte in modo non salutisticamente accettabile.
Proviamo a ridurre i vizi del nostro soggetto e verifichiamo la perdita di chi:
• non fuma;
• ha una pressione “normale” (150/90; 150 dovrebbe essere considerata una pressione comunque elevata);
• beve due bicchieri di vino a pasto e un liquore alla sera (l’equivalente di un litro di vino al giorno);
• ha il colesterolo cattivo alto e quello buono basso (270-30);
• è in sovrappeso (10 kg);
• è sedentario.
Totale: ha perso 27,5 anni.
È il classico soggetto che lascerà questa valle di lacrime attorno ai 70 anni.
Facciamo ancora meglio. Consideriamo un ultimo soggetto che:
• non fuma;
• ha una pressione “normale” (150/80);
• non beve o beve saltuariamente;
• ha il colesterolo nella norma;
• è in sovrappeso (10 kg);
• è sedentario.
Per molti il soggetto ha una vita sana, è in sovrappeso “per l’età”. Peccato che abbia perso comunque 10,7 anni di vita. È il classico soggetto che morirà attorno agli 80 anni, dopo aver passato gli ultimi 10-15 anni della sua esistenza “da vecchio” con acciacchi vari.
Questi dati dovrebbero far riflettere sull’importanza dei fattori di rischio, ma non risolvono ancora il problema di definire un buon stile di vita. Infatti alcuni fattori (come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia) non si riferiscono a comportamenti del soggetto e una piccola parte della popolazione (non pensate subito di essere fra questi!) è comunque geneticamente predisposta.
È inoltre importante notare che l’aspetto psicologico ha una rilevanza fondamentale non tanto sull’aspettativa di vita quanto su moltissime patologie che, se non fatali, certo sono esistenzialmente invalidanti. Purtroppo l’aspetto psicologico non è quantificabile come i precedenti fattori di rischio, la sua valutazione è lasciata al soggetto.
Il buon stile di vita (Albanesi, 2006)
Il soggetto ha un buon stile di vita se:
1. non fuma;
2. non beve abitualmente alcolici;
3. non fa uso di droghe e/o di sostanze illecite;
4. non è in sovrappeso;
5. non è sedentario;
6. ha un’alimentazione varia ed equilibrata;
7. esegue controlli periodici di prevenzione;
8. non si sente stressato;
9. non si sente depresso;
10. non si sente ansioso.
Note
Chi beve abitualmente alcolici a pasto non riesce a stare sotto la soglia etanolica di sicurezza. Limitarsi a un solo bicchiere a pasto (senza liquori extra e senza mai sforare) è una condizione teorica, ma non pratica.
Il sovrappeso deve essere calcolato con indici di magrezza moderni.
Alimentazione varia ed equilibrata non significa solo la presenza della frutta e della verdura nei propri pasti, ma anche una varietà globale nell’impiego dei cibi.
Lo stress, l’ansia e la depressione sono in gran parte dei casi motivati da un errato percorso psicologico, da una cattiva comprensione del mondo e di sé. L’impiego di farmaci per combatterli non può riportare a “buono” lo stile di vita del soggetto.
Ovvio che lo stile di vita non è buono (cioè il soggetto vive male) se uno solo dei punti sopraccitati non è soddisfatto. Può sembrare una condizione molto restrittiva, ma è coerente con la logica e con la visione della vita di chi cerca il meglio. Infatti se si accetta la definizione di “buon stile di vita” come AND logico di dieci condizioni (devono essere soddisfatte tutte), il negato della proposizione (non buono, cioè cattivo stile di vita) è l’OR delle dieci condizioni negate (basta che sia soddisfatta una sola delle negate).
Ho un problema di salute, che faccio?
Questo è in parole povere il riassunto di molte mail che mi arrivano. Spesso si tratta di problemi che la medicina ufficiale non sa gestire bene, se non tamponandoli, e che la medicina alternativa finge di saper gestire con risultati il più delle volte estremamente deludenti. Visto che è inutile lamentarsi che i buoi sono scappati se si è lasciata aperta la porta, la risposta che do è:
prima cambia stile di vita e poi riconsidera la situazione.
Certo, smettere di fumare, di bere abitualmente, eseguire controlli periodici (una risposta non intelligente è: “costano”, quando poi si scopre che la persona è abituata a spendere soldi per oggetti e/o attività discutibili), imparare a gestire la propria vita, mettersi a fare sport, tutto ciò può essere molto duro, ma il premio sono decine di anni di vita e una qualità dell’esistenza migliore.
Smettiamo di cercare improbabili scorciatoie e rimbocchiamoci le maniche. In almeno l’80% dei casi in cui mi si contatta per problemi di salute fastidiosi, lo stile di vita non è buono.
Basta questo dato per ritenere lo stile di vita come il primo e insostituibile farmaco.
NOSTRO COMMENTO: Gli attacchi di colite, in genere, ma non è una regola, si prefigurano spesso nei cambi di stagione, in particolare: in primavera ed in estate. E’ una malattia un po’ fastidiosa ma non è grave. Spesso è curabile con una dieta appropriata o con farmaci riequilabratori della flora batterica intestinale o con ansiolitici, salvo che non si evolve nel Morbo di Crohn che è una malattia più seria che va indagata e curata con appositi farmaci prescritti dallo specialista. Buone vacanze. Attenti alle bibite fredde!












