Salute: la pressione arteriosa
Pressione arteriosa, cos’è e come si misura
Fonte:http://www.my-personaltrainer.it
La pressione arteriosa è quella forza con cui il sangue viene spinto attraverso i vasi.
Essa dipende dalla quantità di sangue che il cuore spinge quando pompa e dalle resistenze che si oppongono al suo libero scorrere
Che cos’è la pressione del sangue
La FISICA insegna che la pressione è direttamente proporzionale alla forza che agisce in direzione perpendicolare ad una superficie ed inversamente proporzionale all’area della superficie a cui la forza è applicata (P=F/S). Di conseguenza tanto più la superficie è piccola (ago di uno spillo, lama di un coltello ecc.) e tanto più la pressione aumenta (a parità di forza applicata).
Ci accorgiamo di questa legge fisica quando, per esempio, camminiamo sulla neve fresca e sprofondiamo. In questa situazione il nostro corpo esercita sul terreno una forza F tramite una superficie di appoggio S data dalle dimensioni delle suole. Quando ci si sposta sugli sci lo sprofondamento è molto meno evidente poiché la superficie di contatto S aumenta.
La pressione può essere espressa tramite diverse unità di misura (Pascal, Torr, Atmosfera, Bar, ata).
Quando si parla di pressione arteriosa la scala di riferimento è il millimetro di mercurio (sigla mmHg)
La FISIOLOGIA insegna che il cuore è una pompa molto efficace capace di sollevare in 24 ore una tonnellata all’altezza di dieci metri. Contraendosi e rilassandosi questo prezioso organo invia il sangue a tutti i tessuti del corpo. Il lavoro svolto dal cuore è notevole tanto che nel corso della vita pompa circa 190 milioni di litri di sangue che sarebbero sufficienti a sollevare di tre metri un’intera portaerei.
Ogni volta che questo muscolo si contrae (sistole) il sangue viene messo in circolo con una notevole velocità (circa 50 cm/secondo). Le pareti dell’aorta, il principale vaso arterioso che esce dal cuore, vengono distese con forza dal passaggio del sangue. Fortunatamente queste pareti non sono rigide ma hanno la possibilità di dilatarsi e contrarsi in relazione alla quantità di sangue che le attraversa. Tale meccanismo consente di regolare efficacemente la pressione del sangue.
La pressione massima dipende quindi dall’efficienza della pompa cardiaca (quantità di sangue espulso ad ogni contrazione) e dall’elasticità delle pareti delle arterie. In condizioni normali la pressione massima o sistolica è pari a 120 mmHg. Quando il lume delle arterie si restringe o diminuisce l’elasticità delle pareti, il sangue incontra maggiori difficoltà a scorrere e la pressione massima aumenta oltre i valori normali.
Quando lo svuotamento del cuore termina inizia la fase di riempimento (diastole). In questo periodo il flusso del sangue nelle arterie diminuisce così come la pressione che raggiunge il suo valore minimo (pressione diastolica o minima) un attimo prima dell’inizio della nuova sistole.
La pressione arteriosa minima dipende quindi dalla resistenza che il sangue incontra nei tessuti periferici. Tanto più il flusso viene ostacolato e tanto più lentamente la pressione scende. In questa situazione il valore minimo che si raggiunge prima della successiva sistole è superiore al valore normale di 80mm Hg.
Pressione arteriosa = portata cardiaca x resistenze periferiche.
La portata cardiaca è la quantità di sangue espulsa ad ogni sistole dal ventricolo sinistro moltiplicata per il numero di battiti al minuto.
La pressione arteriosa è quindi determinata da tre fattori principali:
• la quantità di sangue che viene immessa in circolo durante la sistole e sua viscosità (ematocrito)
• la forza di contrazione del cuore
• le resistenze offerte dai vasi (arterie e vene) al passaggio del flusso sanguigno;
• Questi tre elementi subiscono un controllo esterno mediato soprattutto da stimoli ormonali e nervosi. Il nostro corpo è infatti in grado di regolare autonomamente la pressione cardiaca in base alle esigenze metaboliche dei vari organi. A causa dei ritmi circadiani la pressione arteriosa varia durante la giornata, raggiungendo i valori massimi durante la prima mattinata e nel tardo pomeriggio
• Così per esempio mentre saliamo le scale la pressione aumenta sia perché i muscoli e l’apparato respiratorio hanno bisogno di più ossigeno (aumento della gittata sistolica e della frequenza cardiaca) sia perché la contrazione muscolare tende ad occludere i vasi aumentando le resistenze periferiche. Al contrario mentre dormiamo la pressione si abbassa in quanto le richieste metaboliche dei vari organi sono inferiori. Anche un bagno caldo, grazie all’effetto dilatatorio del calore è in grado di diminuire la pressione arteriosa.
• La pressione del sangue deve rimanere entro un range di valori prestabiliti per assicurare ossigeno e nutrienti a tutti i tessuti. Tale intervallo varia dai 75 agli 80 mmHg per la pressione minima e dai 115 ai 120 mmHg per la pressione massima.
• Al di sotto di questi valori il sangue non viene immesso in circolo in maniera efficace ed i tessuti periferici tendono a ricevere meno ossigeno e nutrienti. Il senso di vertigini, vista annebbiata e svenimento avvertito da chi soffre di pressione bassa è proprio dovuto al ridotto apporto di ossigeno alle cellule del cervello. Anche le persone “sane” si accorgono di questi effetti quando, per esempio, si alzano di colpo dalla posizione coricata (ipotensione ortostatica). In questi casi si verifica un brusco calo di pressione dovuto alla forza di gravità che richiama il sangue nei vasi inferiori determinando al tempo stesso un temporaneo iperflusso di sangue a livello locale. In condizioni normali i vasi rispondono a questo fenomeno contraendosi ed ostacolando quindi il flusso verso il basso; allo stesso tempo l’aumento di pressione è favorito dall’accelerazione del battito cardiaco.
• Quando un soggetto soffre di ipertensione le pareti vasali sono costrette a sopportare forti sollecitazioni che, quando diventano particolarmente elevate, possono provocarne la rottura. Ciò predispone l’individuo all’arteriosclerosi e ai pericolosi danni d’organo che coinvolgono generalmente reni, cuore, vasi, cervello ed in alcuni casi anche l’occhio. Il cuore, tanto per citare un esempio si trova costretto a contrarsi contro una resistenza elevata e può “cedere” (infarto) per l’eccessivo sforzo.
• Come si misura la pressione?
• Gli apparecchi di misurazione della pressione arteriosa sono molteplici e tra questi il più tradizionale ed affidabile è lo sfigmomanometro, inventato nel 1896 dall’italiano Scipione Riva-Rocci.
• Oggi in commercio esistono numerosi strumenti elettronici che consentono una rilevazione facile e veloce della pressione arteriosa anche a chi non è esperto nell’uso dello sfigmomanetro. L’affidabilità di queste apparecchiature è tendenzialmente buona, ma si consiglia di acquistare esclusivamente prodotti testati e certificati dalla comunità europea. Bisogna inoltre ricordare di effettuare dei controlli periodici per correggere eventuali starature dello strumento (orientativamente ogni sei mesi rivolgendosi ad un negozio di sanitari).
• Misurare la pressione: consigli utili
• L’autocontrollo è molto importante ma nella misurazione della pressione arteriosa occorre rispettare alcune regole fondamentali.
• Innanzitutto si deve sempre tener presente che solo il medico ha la facoltà di stabilire quali e quanti farmaci sia necessario assumere per tenere a bada l’ipertensione. L’unica cosa che il paziente può fare è quella di annotare i valori su un diario per poi riportarli al dottore durante la visita di controllo.
• Se misurare la pressione arteriosa a intervalli di tempo regolari è molto importante, d’altro canto il controllo pressorio non dovrebbe diventare un’ossessione. Spesso si tende infatti ad imputare all’ipertensione l’origine di tutti quei piccoli malesseri (mal di testa, stanchezza ecc.) avvertiti durante la giornata e che con il rialzo pressorio hanno spesso poco a che fare..
• Vediamo ora nello specifico alcune norme che occorre rispettare durante l’autocontrollo:
• misurare la pressione almeno una volta alla settimana preferibilmente al mattino o alla sera e sempre nello stesso momento della giornata. Le linee guida consigliano di effettuare due controlli alla settimana.
•
• Le condizioni di misurazione devono essere standard, quindi non bisogna aver bevuto caffè, non bisogna aver fumato, bisogna essere seduti, a riposo, senza aver fatto attività fisiche pesanti nelle due tre ore precedenti alla misurazione.
• Nello specifico la posizione sdraiata o seduta andrebbe mantenuta per almeno 5-10 minuti prima di effettuare la rilevazione. In questo periodo di tempo il soggetto dovrebbe rilassarsi, per cui le condizioni ambientali dovrebbero essere confortevoli (suoni, temperatura, umidità ecc.). Il braccio andrebbe tenuto libero da vestiti, possibilmente senza arrotolare camice o maglioni che potrebbero occludere parzialmente i vasi ed aumentare così la pressione. Prima di procedere con la misurazione è inoltre opportuno aver svuotato la vescica nei trenta minuti precedenti.
• Una differenza tra i valori pressori misurati nelle due braccia è tutto sommato fisiologica purché lo scarto sia inferiore rispettivamente a 10 mmHg per la massima e a 20 mmHg per la minima. In caso di differenza significativa tra i due arti, le successive misurazioni andrebbero effettuate sul braccio con pressione più elevata.
• Durante i controlli bisognerebbe compiere più rilevazioni della pressione cardiaca misurandola due tre volte a distanza di un minuto e calcolandone la media (somma dei valori rilevati diviso il numero di rilevazioni effettuate). Nella prima misurazione la pressione potrebbe infatti salire a causa dell’ansia.
• Anche se l’abitudine è poco diffusa, soprattutto per i soggetti predisposti, sarebbe molto utile tenere un librettino in cui annotare sin da giovani i valori di pressione rilevati ogni sei mesi. In questo modo il medico potrà ricostruire la storia clinica del paziente e prescrivere la terapia più efficace.
Ipertensione ed attività fisica
Curare l’ipertensione con lo sport
I cambiamenti dello stile di vita riducono la pressione sanguigna e favoriscono l’efficacia della terapia antipertensiva, qualsiasi sia la gravità della patologia
Una persona che soffre di pressione alta dovrebbe focalizzare la propria attenzione sul raggiungimento dei seguenti obiettivi: riduzione del peso corporeo, alimentazione salutare, riduzione dello stress, moderazione del consumo di alcol, abolizione di droghe e fumo,attività fisica.
Dato che lo sport, oltre a ridurre il sovrappeso e lo stress, apporta numerosi benefici all’intero sistema cardiovascolare, tra tutti questi fattori è sicuramente il più importante. L’allenamento, ossia l’utilizzo di programmi strutturati di esercizio atti ad incrementare il livello di fitness, è oggi unanimamente considerato un efficace metodo di prevenzione e trattamento.
Giro vita nei maschi minore di 102 Cm :nelle Donne Minore di 88
in generale ogni kg perso riduce di 1mmHg la pressione sia massima che minima
L’attività fisica è un fattore indipendente per la salute dell’uomo: significa che l’attività fisica, da sola, è in grado di diminuire il rischio di mortalità per qualsiasi malattia . Così, per esempio, un fumatore che pratica attività fisica ha molte meno probabilità di morire rispetto ad un fumatore che non svolge attività fisica.
Attività fisica ed ipertensione
Da diversi anni è stato dimostrato che il grado di fitness è inversamente proporzionale ai livelli di pressione arteriosa. Tradotto in altri termini significa che una persona attiva ha un minor rischio di sviluppare l’ipertensione rispetto ad una persona sedentaria.
Tale rischio aumenta già in giovane età se il bambino non viene avviato alla pratica di una regolare attività fisica e controllato nelle scelte dietetiche.
Lo sport, inteso anche come lo svolgimento di attività motorie quotidiane di media intensità (giardinaggio, passeggio, faccende domestiche ecc.), oltre ad avere un’efficacia preventiva ha anche un’importantissima funzione terapeutica.
L’utilità dell’attività fisica sulla riduzione pressoria in pazienti con ipertensione lieve/moderata è da tempo oggetto di numerosi studi. Tutte queste ricerche hanno dimostrato che un esercizio fisico regolare (bici, nuoto, jogging, marcia o le loro combinazioni) è in grado di ridurre i livelli di pressione a riposo in maniera significativa.
Riduzione media della pressione arteriosa indotta da regolare esercizio fisico in pazienti con ipertensione arteriosa lieve o moderata. (Kokkinos PF. et al. Coron Art Dis 2000)
RIDUZIONE PRESSIONE ARTERIOSA SISTOLICA 8-10 mm Hg
RIDUZIONE PRESSIONE ARTERIOSA DIASTOLICA 7-8 mmHg
I dati riportati in tabella, considerati sotto un altro punto di vista, testimoniano come l’esercizio fisico diminuisca di circa il 50% il rischio di danni cardiovascolari e cerebrali da pressione eccessiva.
La ginnastica ha anche un effetto ipotensivo a breve termine. In particolare, dopo aver eseguito un esercizio di tipo aerobico di 30-40 minuti, la pressione rimane più bassa (< 5-8 mmHg) per circa 13 ore.
perché l’attività fisica fa bene al cuore?
Gli effetti benefici dell’allenamento sono dovuti a numerosi fattori tra cui i più importanti sono:
CAPILARIZZAZIONE: aumento del numero di capillari a livello muscolare e cardiaco dove lo sviluppo del microciclo coronarico allontana il rischio di angina ed infarto
MAGGIOR APPORTO DI SANGUE ED OSSIGENO: a tutti i tessuti ed in particolare al muscolo cardiaco
RIDUZIONE DELLO STRESS: sia transitorio che a lungo termine grazie al rilascio di sostanze euforizzanti che intervengono nella regolazione dell’umore (endorfine).
RIDUZIONE DELLE RESISTENZE PERIFERICHE: sia grazie alla riduzione dell’attività di alcuni ormoni e dei loro recettori (catecolamine), sia grazie all’aumento del letto capillare
EFFETTO POSITIVO SUGLI ALTRI FATTORI DI RISCHIO: l’attività fisica svolge un effetto benefico su altre patologie che spesso si associano o causano l’ipertensione come diabete, dislipidemie ed obesità .
Esiste uno sport ideale per prevenire e curare l’ipertensione?
Non esiste in assoluto uno sport ideale per chi soffre di pressione alta. Tuttavia esistono attività fisiche più efficaci di altre ed alcune che in particolari circostanze possono addirittura essere controproducenti.
L’esercizio fisico utile per la prevenzione e la cura dell’ipertensione deve rispettare le seguenti caratteristiche:
AEROBICO o cardiovascolare: deve cioè essere un’attività fisica di durata svolta a media intensità (40-70% del VO2max). Per sapere qual è il livello di impegno fisico si può acquistare un cardiofrequenzimetro o, più semplicemente, mantenere uno sforzo che, seppur impegnativo, consenta di parlare con il compagno di allenamento.
Tipici esempi di lavoro cardiovascolare sono la marcia, il jogging, la corsa, il nuoto di resistenza ed il ciclismo.
FREQUENZA DI ALLENAMENTO: per essere veramente efficace l’esercizio fisico va ripetuto per almeno tre volte alla settimana. Il massimo effetto benefico lo si ottiene con 5 sedute settimanali, anche se le differenze, in termine di calo pressorio, non sono significative. In questo caso migliorano invece i benefici sulla riduzione del peso corporeo e sull’efficacia del sistema cardiovascolare.
DURATA: per essere efficace l’attività deve protrarsi per almeno 20-30 minuti, possibilmente senza interruzioni. Anche in questo caso i risultati migliori si ottengono con un impegno superiore (40-50 minuti). Al di sotto dei venti minuti gli effetti positivi calano considerevolmente.
Età e ipertensione
L’ETÀ ADULTA
Nell’età adulta la pressione dovrebbe rimanere uguale al valore registrato alla maggiore età.
Tuttavia, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, l’incidenza dell’ipertensione aumenta già in età preadolescenziale (5-10%) e cresce fino ai 35 40 anni (20-30%) per raggiungere il 50 percento nelle donne dopo i 45 anni.
Va quindi fatta una prima importante distinzione tra ipertensione maschile e femminile. Gli uomini infatti, come abbiamo visto, rischiano di più tra i 35 ed i 40 anni mentre le donne in età fertile, grazie all’azione protettiva esercitata dagli estrogeni, hanno un basso rischio di sviluppare la patologia ipertensiva.
I ruoli si invertono dopo la menopausa, quando nell’organismo femminile viene a meno l’azione benefica di questi ormoni e il rischio raggiunge valori simili, se non addirittura superiori a quelli maschili. Le patologie cardiovascolari interessano infatti quasi la metà delle donne in periodo postmenopausale e rappresentano la più frequente causa di malattia e di morte in questa fascia d’età. In questi casi il rischio è tanto maggiore quanto più la menopausa insorge precocemente.
Nella persona anziana l’ipertensione è legata soprattutto ad un aumento della pressione massima o sistolica mentre nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 50-55 anni la malattia è generalmente dovuta ad un aumento sia della massima che della minima.
LA TERZA ETÀ
Dopo i 60 anni si riscontrano valori di pressione leggermente più alti, soprattutto se riferiti alla pressione massima o sistolica. Con tutta probabilità tale fenomeno è dovuto all’inevitabile aumento di rigidità dei vasi arteriosi legato ai processi di invecchiamento.
Mantenere la pressione nella norma in età adulta è uno dei modi migliori per proteggersi dall’ipertensione durante la vecchiaia.
Pressione nella norma o alta?
Spesso si tende a fare confusione su quelli che sono i valori “normali” di pressione. Le numerose organizzazioni mediche sparse in tutto il mondo tendono infatti a proporre valori di riferimento leggermente diversi tra loro. Tali dati vengono poi adattati, con il passare degli anni, alle nuove scoperte in campo medico-scientifico.
In ogni caso il range di valori considerati normali per la pressione arteriosa in un individuo adulto, nel complesso, varia:
dai 90 mmHg per la minima (pressione diastolica)
ai 130-140 mmHg per la massima (pressione sistolica)
solo nell’anziano sono considerati accettabili valori di pressione sistolica superiori, fino ad un massimo di 160 mmHg
Di seguito riportiamo le ultime linee guida per la pressione ed il trattamento dell’ipertensione presentate nel 2003 da uno speciale Comitato del NHBPEP (National High Blood Pressure Education Program) e pubblicate sulla prestigiosa rivista “The Journal of the American Medical Association”.
La pressione sanguigna Sistolica/diastolica
PRESSIONE ARTERIOSA NORMALE <120/80 mmHg
PRE-IPERTENSIONE 120-139 / 80-89 mmHg
IPERTENSIONE DI STADIO 1 140-159 / 90-99 mmHg
IPERTENSIONE DI STADIO 2 > 160 / >100 mmHg
Accorpamento degli stadi 2 e 3 di ipertensione, perché l’approccio terapeutico è lo stesso
Rispetto alle precedenti linee guida il livello di pressione cardiaca “normale” è stato ridotto da 140/90 a 120/90. Da alcuni autorevoli studi è infatti emerso che le arterie iniziano a subire i primi lievi danni già da pressioni superiori a 115/75 mmHg. Partendo da tali valori Il rischio di mortalità da malattia cardiaca ed ictus raddoppia per ogni incremento pressorio di 20/10 mmHg.
L’introduzione del livello “pre-ipertensione” non deve però suscitare inutili allarmismi nella popolazione. I soggetti “pre-ipertesi” dovrebbero interpretare la diagnosi come una sorta di avvertimento, un segnale che li invita a regolarizzare il proprio stile di vita tenendo sotto controllo alimentazione, stress, fumo, alcol ed attività fisica. I soggetti “pre ipertesi” non sono infatti dei veri e propri malati e non necessitano di trattamento farmacologico, soprattutto se hanno superato i 50 anni.
Le linee guida hanno dunque un significato generale. Se in linea di massima tutti i valori di pressione che arrivano fino a 140/90 mmHg sono considerati “accettabili” per ogni singolo individuo va stabilito un valore pressorio appropriato che dipende da più variabili.
Esistono infatti numerosi fattori come l’età, il peso corporeo, il fumo, il sesso, l’età fertile, il consumo di alcol e la consociazione con altre malattie che influenzano pesantemente tali valori.
I valori massimi tollerabili scendono da 140/90 a 130/80 per tuti i pazienti:
diabetici
che hanno avuto un ictus
che soffrono di insufficienza renale
che soffrono di altri problemi cardiovascolari (angina, infarto, ipercolesterolemia ecc.)
Il diabete associato all’ipertensione moltiplica il rischio di prognosi avversa. A tal proposito alcuni studi condotti a livello europeo hanno stabilito che è più importante tenere sotto controllo la pressione che non la glicemia. Nel paradosso corre quindi meno rischi un paziente diabetico che cura molto bene l’ipertensione e un po’ meno la glicemia, rispetto ad un altro che cura meno bene l’ipertensione e meglio il diabete.
L’ipertensione, le cause ed i sintomi
Nella maggior parte dei casi (90%) non è facile stabilire con certezza le reali cause all’origine della patologia ipertensiva. Per questo motivo si parla di un insieme di fattori predisponenti, che nel loro insieme, favoriscono la comparsa della malattia.
Sulle cause dell’ipertensione arteriosa essenziale si possono dunque fare soltanto delle ipotesi.
Certamente hanno importanza fattori come:
aumentato tono del sistema nervoso simpatico
diminuita capacità del rene ad eliminare sodio
fattori genetici
alimentari
condizioni di stress sociale
sedentarietà
invecchiamento
L’ipertensione secondaria, ovvero quella forma di ipertensione che insorge come conseguenza di altre malattie, ha invece delle cause di origine ben defintie. Questa patologia che rappresenta soltanto il 5-10% di tutti i casi di ipertensione può essere causata da:
Nefropatia parenchimale bilaterale (glomerulonefrite o pielonefrite cronica, malattia policistica del rene ecc.)
Malattia reno-vascolare (occlusione di un’arteria renale)
Coartazione dell’aorta
ENDOCRINA
Feocromocitoma
Sindrome di Cushing
Iperaldosteronismo primario
Ipertiroidismo
IATROGENA
Amine simpaticomimetiche (usate per terapia raffreddore)
Cortisone
Ciclosporina
FANS
I soggetti a rischio
FATTORI GENETICI
L’ereditarietà o famigliarità della patologia influisce per circa il 30% sulla possibilità d’insorgenza dell’ipertensione. Per questo motivo un soggetto che ha dei famigliari ipertesi, avrà un maggior rischio (ma non la certezza assoluta) di sviluppare la malattia. In questi casi è molto importante seguire scrupolosamente le regole di prevenzione primaria, per allontanare il più possibile l’eventuale comparsa della patologia.
La razza nera va incontro all’ipertensione più frequentemente di quella caucasica, probabilmente a causa di un particolare gene che codifica per un enzima chiamato ACE. E’ altresì interessante norare come i neri americani presentino un’incidenza di ipertensione superiore ai neri d’Africa probabilmente a causa dello stile di vita predisponente (fumo, obesità , sedentarietà, alcol ecc.).
BAMBINI
I bambini soprappeso rispetto ai normopeso hanno un’elevata probabilità di diventare ipertesi ed obesi in età postadolescenziale. Per questo motivo la prevenzione deve cominciare già in giovane età, avviando il ragazzino alla pratica sportiva e controllandone le abitudini alimentari. Nei bambini nell’80-90% dei casi l’ipertensione è secondaria cioè legata a fattori ormonali, renali o ad anomalie cardiache.
ANZIANI
Il binomio tra terza età ed ipertensione, anche se molto diffuso nella popolazione, non è più considerato come un evento inevitabile ed innocuo. Se un lieve aumento di pressione massima, compreso tra i 10 ed i 20 mmHg, è tutto sommato tollerato, altrettanto non si può dire per valori pressori superiori.
UOMINI E DONNE ADULTI
Nella persona anziana l’ipertensione è legata soprattutto ad un aumento della pressione massima o sistolica, mentre nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 50-55 anni si registra solitamente un aumento sia della massima che della minima.
L’uomo ha un rischio elevato di sviluppare la malattia intorno ai 30-40 anni. Nelle donne tale rischio, inferiore fino alla menopausa, arriva dopo i 45-50 anni fino al 50% per poi aumentare ulteriormente dopo i 65 anni.
DIETA E SOVRAPPESO
La dieta ideale rivolta alla prevenzione e/o alla cura dell’ipertensione ha come obiettivi principali il calo ponderale e la restrizione di sodio ed alcol. Nello stadio iniziale della malattia, denominato pre-ipertensione, molto spesso la semplice correzione delle abitudini dietetiche è sufficiente a diminuire i valori pressori. D’altra parte è stato dimostrato che, in generale, ogni kg perso riduce di 1mmHg la pressione sia massima che minima. Per questo motivo si consiglia di seguire una dieta ricca di fibre e povera di grassi, abbinandola se possibile ad un po’ di attività fisica.
SEDENTARIETÀ:
La ridotta attività fisica tra questi è probabilmente il più importante fattore di rischio. Si veda a tal proposito l’articolo: ipertensione e sport
FUMO ED ABUSO DI ALCOL
Il fumo di sigaretta è un potente vasocostrittore, riduce l’ossigenazione dei tessuti e facilita la formazione di placche aterosclerotiche. L’alcol, a piccole dosi ha invece un effetto benefico grazie alle sue proprietà vasodilatatrici. Inutile ricordare gli effetti negativi di questa sostanza quando viene assunta a dosi elevate, per approfondire: alcol e sport, binomio perdente.
STRESS
in molti casi lo stress psichico influisce a tal punto sulla comparsa dell’ipertensione da essere considerato il principale fattore causale. Tra le condizioni più a rischio vi sono: collera trattenuta, arrabbiature, intense emozioni, responsabilità lavorative o eccessivo impegno nello studio e/o nel lavoro.
Perché la pressione alta è pericolosa?
Normalmente agli esordi l’ipertensione è del tutto asintomatica, non provoca cioè nessun disturbo al paziente che ne soffre. Per questa ragione, spesso ci si accorge occasionalmente di essere ipertesi, magari durante una visita medica di routine quando il problema esiste ormai da diversi mesi. Non a caso l’ipertensione, proprio perché si può averla per anni senza accorgersene, viene descritta come un “assassino silenzioso”.
Fortunatamente le conseguenze dell’ipertensione non sono immediate ma insorgono dopo qualche anno dalla sua comparsa e sono, ovviamente, correlate all’entità dell’eccesso pressorio. Si stima che i danni sul sistema cardiocircolatorio si possano manifestare all’incirca dopo dieci anni, mentre quelli relativi al danno cerebrale, una complicanza molto più pericolosa, insorgono generalmente dopo 20 anni dall’inizio della patologia.
Solo in alcune situazioni, la pressione alta, dà segni di sé. E’ il caso ad esempio della cosiddetta crisi ipertensiva, un innalzamento brusco ed eccessivo della pressione arteriosa i cui sintomi sono :
mal di testa improvviso (pulsante e interessante il capo globalmente),
sensazione di testa pesante,
ronzii alle orecchie,
vertigini
sudorazione fredda
Nel caso l’ipertensione venga ignorata ai suoi esordi, un peggioramento della malattia potrebbe insospettire il paziente e condurlo ad effettuare spontaneamente una visita medica di controllo. Tra i sintomi più gravi ed eclatanti della malattia ricordiamo:
Cefalea nucale, spesso al risveglio
Astenia, cardiopalmo, angina pectoris e dispnea
Vertigini
Manifestazioni visive: fosfeni scintillanti; amaurosi puntiforme
Acufeni
Impotenza
I danni indotti dal perdurare dell’ipertensione causano conseguenze piuttosto gravi per l’organismo come:
danni a cuore reni e cervello
A livello del CUORE un’elevata pressione arteriosa può provocare un ispessimento delle pareti cardiache sino a giungere ad una condizione di scompenso o ischemia cardiaca. Tale condizione si manifesta inizialmente con spossatezza e mancanza di respiro durante la notte oppure durante sforzi fisici. L’evoluzione del problema può facilitare il passaggio da angina ad infarto.
Non solo il cuore ma anche L’INTERO APPARATO CARDIOVASCOLARE può subire seri danni. In particolare i vasi a causa dell’elevata pressione sulle pareti interne, subiscono delle microlesioni sulle quali si depositano facilmente grassi (placche arteriosclerotiche). Di conseguenza il calibro vasale si riduce, lo strato muscolare si ispessisce, l’elasticità diminuisce ed aumenta la fragilità. Tale debolezza, associata all’elevata pressione del sangue, favorisce la rottura dei vasi che, a seconda delle strutture irrorate, possono provocare danni molto seri.
L’ipertensione e le malattie renali sono strettamente correlate. Le funzioni del RENE vengono infatti seriamente compromesse dall’ipertensione che causa l’accumulo o la perdita con le urine di particolari sostanze (i segni possono essere gonfiori mattutini agli occhi e alle gambe).
Nei casi più gravi l’ipertensione può condurre all’insufficienza renale (occlusione di un vaso del rene).
I disturbi a carico del CERVELLO, possono essere legati all’ipossia (riduzione dell’ossigeno che arriva alle cellule) che si correla con una lenta e graduale alterazione delle funzioni cerebrali (ridotta concentrazione, perdita di memoria fino alla demenza). Ancor più gravi sono le conseguenze di una rottura vasale (ictus).
Prima di passare alle possibili cure dell’ipertensione, concludiamo questa seconda parte con un’importante osservazione:
ogni soggetto risponde in maniera diversa all’ipertensione. Alcune persone convivono per anni con la malattia senza sviluppare danni d’organo evidenti; altri con livelli leggermente superiori alla norma non riescono a tollerare il lieve eccesso pressorio e sviluppano danni anche nel breve periodo.
Guarire dall’ipertensione
In figura è rappresentata una semplice scala che descrive l’approccio terapeutico standard da seguire in caso di ipertensione.
Nella maggior parte dei casi tale malattia insorge in una forma lieve che, se non viene curata, tende ad aggravarsi nel corso degli anni. Una diagnosi precoce è quindi estremamente importante anche perché consente di tenere sotto controllo l’ipertensione senza dover ricorrere a farmaci.
Guarire senza farmaci
Chi soffre di pre-ipertensione può riportare nella norma i propri valori pressori semplicemente introducendo piccoli cambiamenti nello stile di vita. L’approccio non farmacologico, utile in questi casi, si basa su alcuni punti chiave che andremo ad elencare nel corso di questo articolo. La motivazione dei pazienti è elemento fondamentale per il successo della strategia terapeutica adottata.
1) RIDUZIONE DEL PESO CORPOREO:
L’obiettivo è il mantenimento di un iindice di massa corporea (BMI o IMC) compreso tra 18,5 e 24,9 kg/m2. Tale valore si calcola dividendo il peso in Kg del soggetto con il quadrato dell’altezza espressa in metri.
Per ogni 10 kg persi si ha una riduzione della pressione, sia massima che minima, che varia dai 5 ai 20 mmHg. In altri termini si può considerare una riduzione di 1mmHg della pressione per ogni kg perso.
BMI = kg/m2 CONDIZIONE
< 18.5 SOTTOPESO
18.5 – 25 NORMOPESO
25 – 30 SOVRAPPESO
30 – 40 OBESITA’ DI MEDIO GRADO
> 40 OBESITA’ DI ALTO GRADO
Per tenere sotto controllo l’ipertensione è molto importante controllare non solo il peso corporeo totale, ma anche altri parametri come la distribuzione del grasso corporeo. Il BMI non tiene infatti conto della massa muscolare del soggetto e non fornisce alcun dato sulle zone in cui l’accumulo di adipe è maggiore.
Per un iperteso il grasso più pericoloso è quello che si accumula nel ventre formando il pancione tipico del sesso maschile (obesità androide o viscerale). Per ottenere una stima sulla reale distribuzione del grasso corporeo è sufficiente misurare il proprio giro vita. Se questo supera i 102 cm nei maschi e gli 88 per le femmine, si può generalmente parlare di obesità androide e di conseguenza, di elevato rischio cardiovascola
Un altro indice molto più affidabile nel valutare la distribuzione del grasso corporeo è il WHR, un dato che esprime il rapporto tra la circonferenza della vita e la circonferenza dei fianchi.
Il rapporto vita/fianchi dovrebbe essere inferiore a 0,95 per gli uomini e 0,8 nelle donne.
Riportare o mantenere il proprio peso corporeo nella norma è dunque uno dei principali segreti per proteggersi dall’ipertensione.
2) ADOZIONE DELLA DIETA DASH: questo termine, che non ha nulla a che vedere con i detersivi, è l’acronimo di Dietary Approaches to Stop Hypertension, una particolare strategia alimentare appositamente studiata per la cura dell’ipertensione. I punti cardine di questa dieta sono diversi e comprendono il consumo di pasti ricchi di frutta e verdura, poveri di grassi (soprattutto animali), alcolici, sodio e zuccheri. Un simile approccio alimentare, oltre a tenere sotto controllo la pressione, favorisce anche la riduzione del grasso in eccesso.
3) RIDUZIONE DEL SODIO NELLA DIETA: anche i più golosi che non vogliono assolutamente privarsi di certi alimenti o seguire diete particolari, possono trarre numerosi benefici semplicemente riducendo l’aggiunta di sale negli alimenti. In termini quantitativi, ridurre l’apporto di sodio nella dieta a non più di 100 mmol/die (= 6 g di cloruro di sodio) permette di ridurre la pressione di 2-8 mmHg.
Ovviamente il sale si trova anche in numerosi prodotti alimentari preconfezionati (frutta secca, insaccati, snack ecc.) per cui andrebbe limitato anche il consumo di questa categoria di alimenti.
4) LIMITAZIONE DEI GRASSI SATURI nella dieta (grassi animali come burro, insaccati, carni grasse, latticini ecc.) a favore di quelli monoinsaturi e polinsaturi (olio di oliva, olio di semi, pesce ecc.). Un altro fattore di rischio importante che occorre controllare è la dislipidemia. Si tratta di un quadro molto pericoloso in cui i livelli di colesterolo totale nel sangue superano i 250 mg/dl e contemporaneamente la frazione cattiva (LDL) supera i 155 mg/dl e quella buona (HDL) rimane al di sotto dei 40 mg/dl negli uomini e a 48mg/dl nelle donne. La contemporanea presenza di ipertensione e dislipidemia è molto pericolosa per la salute del cuore e del sistema cardiocircolatorio in genere.
5) MODERARE IL CONSUMO DI ALCOLICI: l’alcol se assunto a piccole dosi, quasi fosse un rimedio omeopatico, sembra avere un effetto protettivo sull’ipertensione grazie alle sue proprietà vasodilatanti. L’importante e non eccedere con le quantità, cioè non bere più di un quarto di vino, mezzo litro di birra, o due bicchierini (per le donne o uomini molto esili tali quantità vanno dimezzate).
Il consumo di alcolici non va dunque abolito ma mantenuto i a dosi razionali.
6) ATTIVITÀ FISICA Una regolare attività fisica aerobica, come il camminare sostenuto per almeno 30 minuti al giorno tre giorni alla settimana, permette di ridurre la pressione di 4-9 mmHg. Per approfondire l’argomento vedi: ipertensione e sport
7) EVITARE FUMO E DROGHE: il fumo e le droghe in genere, contengono sostanze eccitanti che stimolano l’azione adrenergica. Non a caso, tanto per citare un esempio, le conseguenze più gravi della cocaina sono l’infarto del miocardio, l’insufficienza renale acuta e la crisi ipertensiva.
Farmaci contro l’ipertensione
Se l’approccio comportamentale risulta insufficiente nel riportare la pressione a valori normali, il passo successivo è quello di introdurre la terapia a base di medicinali. L’utilizzo di farmaci non deve tuttavia diventare una scusa per dimenticare le buone abitudini apprese. Anche quando l’ipertensione è talmente grave da richiedere sin dall’inizio il trattamento farmacologico, bisogna comunque sforzarsi di rispettare le regole di prevenzione primaria.
La cura dell’ipertensione si avvale attualmente di varie classi di farmaci, tra cui i più diffusi sono:
diuretici
simpaticolitici – inibitori adrenergici
calcio antagonisti
inibitori del sistema renina-angiotensina
vasodilatatori ad azione diretta
farmaci per l’emergenza ipertensiva
Ognuna di queste categorie si differenzia dall’altra per alcuni specifici effetti farmacologici.
Normalmente tutti i farmaci hanno un tempo di risposta terapeutica ottimale che varia dalle 2 alle 6 settimane. Pertanto, tali medicinali impiegano all’incirca 15-45 giorni per esercitare al massimo i loro effetti benefici. Inutile quindi precipitarsi dal medico dopo pochi giorni dall’inizio della terapia lamentandone la mancanza di efficacia.
Se dopo 5-6 settimane non vi è una livellazione dei valori pressori o se la diminuzione è limitata, generalmente si tende ad associare un altro farmaco. Se invece la riduzione è stata inferiore al 5-10% si può considerare l’idea di cambiare farmaco valutando, ovviamente, anche gli eventuali effetti collaterali.
Ipertensione ed attività fisica: controindicazioni?
È vero che il bodybuilding è dannoso per l’iperteso?
Per tenere sotto controllo l’ipertensione non occorre diventare degli atleti. Come abbiamo visto in precedenza sono molto utili anche alcune attività quotidiane o semplici accorgimenti come quello di parcheggiare qualche centinaia di metri più lontano.
Tuttavia i migliori benefici si ottengono grazie ad un programma appositamente studiato che tenga conto dei parametri visti nel paragrafo precedente. L’intensità dello sforzo non dovrebbe quindi superare il 70% del massimale.
Fino a qualche anno fa le attività a forte componente muscolare venivano controindicate al paziente iperteso.
Durante la contrazione muscolare, per effetto stesso dei muscoli, si verifica una parziale occlusione dei vasi sanguigni. Il conseguente aumento delle resistenze periferiche richiede un maggior lavoro di pressione da parte del cuore.
Se durante l’esecuzione si trattiene istintivamente il respiro, la pressione intratoracica aumenta ed il cuore è costretto a contrarsi contro ulteriori resistenze. Di conseguenza la pressione arteriosa sistolica (pressione massima) aumenta bruscamente fino a raggiungere valori di 300 mmHg contro i normali 120 mmHg.
Questo brusco innalzamento di pressione è potenzialmente pericoloso per cardiopatici, ipertesi e diabetici.
Gli elevati valori di pressione sistolica raggiunti durante le attività di potenza o durante gli esercizi con carichi pesanti (body building) rendono tali discipline potenzialmente dannose per il soggetto iperteso. L’eccessivo aumento pressorio potrebbe infatti aggravare il danno d’organo.
Chi soffre di pressione alta dovrebbe quindi concentrarsi sulla pratica di esercizi ad elevata componente aerobica (marcia, ciclismo, jogging ecc.Papaia Papaya. Discipline sportive ad impegno misto, che hanno cioè sia una componente anaerobica che aerobica (sci, tennis,calcio ecc.) si collocano a metà fra i due estremi. Per questo motivo non è possibile stabilire con certezza se facciano bene o male.
Attualmente le nuove linee guida hanno tuttavia ridato importanza agli esercizi di tonificazione. Questa tipologia di allenamento si è dimostrata molto utile soprattutto se abbinata a un programma cardiovascolare.
Un esercizio di tonificazione, è una particolare forma di esercizio, svolta con l’ausilio o meno di sovraccarichi, che richiede un significativo impegno muscolare (ad esempio una serie di piegamenti sulle braccia).
Affinché questa tipologia di attività fisica sia utile e priva di rischi:
il numero di ripetizioni per esercizio dev’essere elevato ( 20-25 o più ripetizioni)
i carichi utilizzati devono essere moderati (40-60% del massimale)
va curata la corretta tecnica di respirazione, espirando durante la fase attiva del movimento ed espirando durante la fase negativa. Per approfondire leggi: pesi e respirazione.
Se l’esercizio fisico rispetta le indicazioni riportate fino a questo momento normalmente non esiste alcuna controindicazione alla sua pratica.
L’idoneità alla pratica agonistica viene normalmente attribuita se la pressione a riposo non supera i 140-90 mmHg.
Nel caso la pressione sfori per eccesso tali valori, l’atleta viene sottoposto ad ulteriori test, come il monitoraggio della pressione sotto sforzo e a riposo. Dato che molti dei farmaci utilizzati per controllare l’ipertensione rientrano nella lista delle sostanze ad azione dopante, quando il soggetto utilizza tali medicinali non viene normalmente rilasciato il certificato di idoneità.
Ulteriori consigli
Prima di iniziare a praticare uno sport, chiedi consiglio al tuo medico di fiducia, specie se utilizzi farmaci, se soffri di ipertensione severa o di altre patologie.
Impara a vivere lo sport come un piacevole momento di distacco dalle tensioni quotidiane
Poniti degli obbiettivi realistici, senza strafare. Se non sei molto allenato prova ad esempio ad aumentare gradualmente i minuti di corsa continua senza interruzione. Se sei sovrappeso prova a perdere 1 kg al mese associando allo sport un’alimentazione adeguata.
Fare gli eroi non serve ad altro che peggiorare la situazione. L’allenamento non va assolutamente vissuto come un momento di sfida e di confronto con gli altri. La gradualità dello sforzo è d’obbligo.
Ricorda che non è mai troppo tardi per iniziare. Anche se non infili una tuta da anni, puoi comunque usufruire di tutti i benefici che lo sport può regalarti.
Se non sei molto esperto scegli un personal trainer qualificato che ti segua durante gli esercizi.
Mantenetevi ben idratati: bevete sia prima che durante e dopo l’esercizio
Alzatevi lentamente dopo aver eseguito esercizi a terra in modo da evitare la cosiddetta ipotensione ortostatica, ovvero quel brusco calo di pressione responsabile di capogiri e svenimenti quando ci si alza dalla posizione sdraiata (clinostatica) o seduta.
Interrompere immediatamente l’esercizio e consultare un medico in caso di: capogiri, dolori articolari, irregolarità cardiache, pesante senso di affanno o oppressione.
Evitate di trattenere il respiro durante gli esercizi con i pesi. Anche quando svitate un tappo ostinato cercate di espirare profondamente durante lo sforzo.
Un interessante approfondimento: ipertensione, genetica e sport
Tra i numerosi ormoni prodotti dal nostro organismo ne esiste uno chiamato ANGIOTENSINA II risultante dalla conversione di un altro ormone (angiotensina I) per opera di un enzima di conversione chiamato ACE.
L’angiotensina II favorisce l’ipertensione inducendo vasocostrizione ed aumento delle resistenze circolatorie periferiche. Tale ormone esplica le sue funzioni anche grazie allo stimolo sulla sintesi di ALDOSTERONE (un altro ormone che favorisce la ritenzione idrica e salina aumentando la quantità di sangue circolante e, di conseguenza, la pressione arteriosa).
Nella popolazione esiste una grandissima variabilità nei livelli dell’enzima ACE, principalmente riconducibile a fattori genetici. In particolare esistono tre possibili genotipi:
DD: questi soggetti hanno una maggiore attività enzimatica ACE, hanno quindi una pressione cardiaca superiore alla norma
ID: si tratta di soggetti eterozigoti, che dal punto di vista genetico si collocano tra le due forme ed hanno pertanto caratteristiche intermedie
II: in questo caso l’attività dell’enzima ACE è inferiore, quindi vi è una minor sintesi di angiotensina II e, di conseguenza, la pressione arteriosa di questi soggetti è tendenzialmente inferiore.
Riassumendo:
GENOTIPO DD = pressione superiore rispetto alla norma
GENOTIPO ID = pressione nella norma
GENOTIPO II = pressione inferiore alla norma
I tre genotipi hanno frequenze diverse in gruppi etnici diversi:
DD ID II
AFRO-AMERICANI 29% 60% 11%
INDIANI 19% 50% 31%
BIANCHI 29% 40% 31%
Diversi autori hanno descritto una frequenza superiore di controlli del genotipo DD in soggetti affetti da cardiomiopatia ipertrofica, stenosi arterio-coronariche, infarto del miocardio, ipertensione, ipertrofia ventricolare sinistra.
Altri studi non rilevano un significativo aumento di frequenza del genotipo DD nelle categorie suddette
E’ stata suggerita una associazione fra genotipo DD e longevità, sulla base di una maggior frequenza di tale genotipo in soggetti sedentari.
I tre genotipi hanno frequenze diverse negli atleti agonisti di livello internazionale:
GENOTIPO DD: caratteristico negli atleti di potenza o di “sprint” (maggiore potenza, maggiore attività del metabolismo anaerobico)
GENOTIPO ID e II: caratteristici degli atleti di “endurance”; (maggiore utilizzo di acidi grassi e minore risposta vasocostrittiva all’esercizio muscolare)
NOSTRO COMMENTO: Certamente la familiarità (ereditarietà) gioca un ruolo molto importante nell’instaurarsi della ipertensione. Ma non è la sola! Quando non si riesce a stabilire la causa i medici parlano di “ipertensione essenziale” . Quando si instaura l’ipertensione occorre consultare il proprio medico di base, il quale non mancherà di prescrivere la terapia più idonea. In linea generale, se l’ipertensione non è molto alta, e non ci sono malattie specifiche che possono averla generata, prima di usare i farmaci anti ipertensivi è opportuno tentare di ridurla senza l’uso dei farmaci cambiando opportunamente “stile di vita” come sopra suggerito, e cioè: Eliminare subito il sovrappeso (ovviamente se si è in sovrappeso!) con opportuna dieta (consigliata dal medico); ridurre il sale nei cibi ed evitare i cibi salati (salame,formaggi ecc..); camminare a “passo sostenuto” almeno tre volte la settimana (circa 40 minuti!); neanche a dirlo, evitare il fumo, alcool e droghe varie; mangiare di meno evitando i cibi salati. Praticando questi accorgimenti la pressione dovrebbe ridursi a livelli accettabili. Se così non fosse, occorrerà fare esami più approfonditi ed, eventualmente, sempre dietro consiglio medico, fare uso dei farmaci specifici anti ipertensivi.













io ho 53 anni e a riposo ho la pressione 120 /70 ma sotto sforzo salendo velocemente due rampe di scale 33 gradini e poi scendendo e risalendo due volte la pressione mi arriva a 160/ 115 e dopo 5 minuti mi ritorna a 135/90 e dopo un quato d’ora e’ a 120/80 e’ normale?pur avendo di solito il colesterolo a 220 -230,non fumo e sono astemio
Rispondo ad Antonio,
Caro Antonio, ripeto a Te quello che ho detto ad altri lettori di questo Blog. Io non sono un medico. Sono un Avvocato. Nel gestire questo Blog tratto di argomenti vari, medicina compresa, ma, raccomando sempre ai lettori prima di intraprendere iniziative personali acquisite dagli articoli di questo Blog di consultare il proprio medico di famiglia. 120/70 è una pressione ideale. Molto buona! E’ chiaro che salendo e scendendo i gradini (come qualsiasi altro movimento) la pressione sale per poi ridiscendere quando ti fermi. Credo che Tu non debba fare niente. Per Tua tranquillità, in ogni caso, esponi quanto detto al Tuo medico di famiglia. Ti saluto cordialmente Fernando
L’articolo riguardante la pressione arteriosa è troppo “corposo” e la descrizione delle cause e dei rimedi per limitarla è rivolta a chi ha la pazienza di leggerla e avere la facoltà di tenere a mente tutti i suggerimenti.
Io sono un uomo di 84 anni di corporatura magra e del peso (nudo) di 62,100 Kg, A gennaio ne pesavo oltre 66, ma per cause varie (un nuovo Pc che mi ha tolto il sonno per un mese intero), il mio peso è diminuito sensibilmente.
A me serviva semplicemente una tabella di riferimento: età, peso e non altro. Invece ho trovato troppi articoli e rimedi alla pressione arteriosa. Saluti, Mario
Rispondo a Mario,
Riguarda l’articolo. Ho sottolineato in rosso quello che ti interessa. Saluti Fernando
A me serviva leggere semplicemente una tabella età/valori di pressione massima e minima
Rispondo a Mario,
Riguarda l’articolo. Ho sottolineato in rosso quello che ti interessa. Saluti Fernando