Laser verde per la prostata
SANITA’: “LASER VERDE” UTILIZZATO PER PRIMA VOLTA IN SARDEGNA
Fonte:http://www.agi.it
AGI) – Cagliari, 22 giu. – Domani verra’ utilizzato per la prima volta in Sardegna, nella struttura complessa di Urologia e trapianto renale dell’Azienda Ospedaliera Brotzu, il “Green Llight Hps Laser” per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna. Si tratta – spiega una nota – di un intervento innovativo, che permette un moderno approccio terapeutico. La frequenza delle patologie prostatiche benigne e maligne e l’impatto sociale nella popolazione maschile sopra i 50 anni hanno indotto gli amministratori dell’azienda Brotzu a finanziare e consentire agli urologi l’utilizzazione dei piu’ moderni e sofisticati presidi terapeutici per la prevenzione e il trattamento del carcinoma prostatico e dell’ipertrofia benigna della prostata. Il laser Green Llight HPS e’ in grado di vaporizzare completamente il tessuto prostatico e ristabilire l’equilibrio iniziale, precedente l’insorgenza delle malattie. La vaporizzazione con laser verde presenta anche un effetto emostatico importante, con minimo sanguinamento durante la procedura. La ridotta profondita’ di coagulazione indotta dal laser verde, e’ responsabile della ridotta incidenza di sintomi irritativi, nell’immediato periodo postoperatorio, per il ridotto volume di tessuto necrotico che e’ lasciato all’interno della loggia prostatica. L’importante sintomatologia irritativa post- trattamento e’ stata una delle ragioni del fallimento di alcuni tipi di laser. (AGI) Red
Malattie della prostata: una pianta come aiuto per l’uomo
Pubblicato da Daniele88 in Terapie Alternative, Tumori.
Mercoledì, 16 Giugno 2010.
Purtroppo in questi ultimi anni tra le malattie che preoccupa l’uomo, il cancro alla prostata è tra i primissimi posti in classifica.
Secondo dati riportati sul Journal of the American Association la Serenoa repens, potrebbe essere la svolta per cercare di ostacolare l’ipertrofia prostatica benigna e chissà, magari anche il carcinoma prostatico. Ma che cosa è la Serenoa repens?E’ una palma nana presente in particolar modo nel sud-est degli Stati Uniti, sopratutto in prossimità delle coste e lungo il litorale. Sin dai tempi dei nativi americani aveva degli effetti benefici verso tutte quelle patologie che riguardavano il sistema urinario, e l’apparato genitale maschile
Data l’importanza di questi effetti, con gli anni, lentamente si sono studiati i principi attivi di questa pianta. Questi studi sono andati avanti anche per la necessità di trovare, al più presto possibile, una soluzione per la cosidetta “malattia del secolo”: il cancro.
In particolar modo, indirizzata verso una parte ben precisa dell’apparato genitale maschile: la prostata.
Secondo studi, iniziati negli anni ‘90, ma particolarmente frequenti negli ultimi anni, la Serenoa repens, conterebbe dei principi attivi in grado di migliorare l’effetto negativo ormonale (causa primaria dell’ipertrofia prostatica benigna e non) sulla ghiandola prostatica.
La Serenoa repens è ricchissima di acidi grassi e fitosteroli. La ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association, ha evidenziato l’efficacia nel trattamento dei sintomi della iperplasia prostatica benigna. Con l’avanzare della ricerca e degli studi si potrà risolvere uno dei più grandi problemi, da un punto di vista patologico, che preoccupano l’uomo. E poi…..
VI SEGNALO QUESTO ALTRO ARTICOLO CON INDIRIZZO DOVE PRATICANO IL “LASER VERDE”
LA TERMOABLAZIONE PROSTATICA A RADIOFREQUENZA (PROSTIVA): il trattamento in 1 giorno dell’IPB e della Prostatite Cronica Abatterica senza intervento chirurgico.
Dr. Giancarlo Comeri
Multimedica – Castellanza (VA)
Oggi le terapie per ridurre i disturbi secondari all’ingrossamento della prostata (Iperplasia Prostatica Benigna o IPB) sono numerose e vanno dalla terapia farmacologica alla terapia chirurgica ( a cielo aperto, TURP, Lasers ) che interviene quando la terapia medica non porti ad una remissione dei sintomi urinari e sessuali correlati a questa patologia che interessa almeno la metà degli uomini sopra i 50 anni di età. In Italia vengono effettuati circa 40000 interventi all’anno per questa malattia, di cui un terzo ancora con la chirurgia tradizionale in controtendenza rispetto agli altri Paesi avanzati in cui la percentuale degli interventi a cielo aperto non supera il 5% dei casi.
Dagli anni ’70 l’ elettroresezione transuretrale della prostata, popolarizzata come TURP dalla lingua inglese, è divenuto il GOLD STANDARD, cioè l’intervento di riferimento, delle terapie per l’IPB. Anche se indubbiamente questo intervento ha ridotto le complicanze insite nella chirurgia a cielo aperto, riducendo quanto meno le percentuali di emorragia intra- e post intervento, di incontinenza urinaria, di disfunzione erettile e di eiaculazione retrograda, non le ha però annullate. In modo particolare la TURP reca con sé un esito di eiaculazione retrograda permanente attorno all’80% dei casi, connessa alla resezione del collo vescicale che mette in ampia comunicazione la vescica con la cavità residua allo svuotamento dell’adenoma e detta loggia prostatica: il collo non può più contrarsi e chiudersi al momento dell’eiaculazione, consentendo in tal modo il reflusso in vescica del liquido seminale dall’uretra ove si raccoglie subito prima delle contrazioni espulsive che caratterizzano il fenomeno eiaculatorio.
Anche l’evoluzione ulteriore della TURP consistente nella Vaporizzazione Fotoselettiva della Prostata (PVP) con il laser a luce verde ha ridotto del 50% questa eiaculazione retrograda rispetto alla TURP, ma nessuna garanzia di mantenere la normale eiaculazione anterograda può essere data al singolo paziente che prenda in considerazione un intervento disostruttivo anche se con laser a luce verde. Altrettanto dicasi degli altri tipi di lasers (Olmio e Tullio) attualmente in dotazione ad alcuni pochissimi Centri nel nostro Paese.
D’altra parte questa problematica, con attinenza diretta con la fertilità e che riveste quindi particolare rilevanza allorché chi si sottopone a questi interventi è ancora in attesa di diventare padre, ha risvolti di ordine psicosessuologico di grande importanza per una gran parte dei soggetti di qualunque età che devono essere operati alla prostata per disturbi correlati all’IPB. Alcuni casi di “impotenza” sessuale (disfunzione erettile) post TURP trovano infatti la loro spiegazione proprio nel non sentirsi più maschi completi dopo l’insorgenza di tale “menomazione”.
A tale esigenza di mantenere integra la funzione eiaculatoria viene una risposta rassicurante da una tecnica che, introdotta negli USA oltre 10 anni fa col nome di TUNA (Trans Urethral Needle Ablation), viene oggi riproposta in termini tecnologicamente più aggiornati da una procedura mini-invasiva denominata PROSTIVA.
Si tratta di inserire nel contesto della prostata periuretrale, sotto visione diretta, due aghi la cui lunghezza di esposizione da un manipolo apposito può essere preliminarmente determinata sulla base del volume prostatico, e il cui posizionamento, ripetuto in più punti della ghiandola, viene stabilito dall’Urologo che esegue l’intervento per via trans-uretrale. Tali aghi vengono riscaldati da un generatore di Radiofrequenza a 115 gradi per 2’e20’’ in ogni posizione scelta dall’operatore. Alla fine dell’intervento, che non dura più di 20-25 minuti,si vengono a determinare 16-20 aree di necrosi coagulativa che, dopo la trasformazione in altrettante masserelle cicatriziali, riducono il parenchima prostatico neoformato allargando nel contempo il canale uretrale. Ciò comporta miglioramento del flusso urinario e riduzione dei disturbi soggettivi legati all’ostruzione mentre NON SI HANNO MODIFICAZIONI DELL’EIACULAZIONE dal momento che il collo non viene interessato dalla procedura.
Certamente non possiamo attenderci valori di flusso post intervento analoghi a quelli che si registrano dopo TURP o Laser – vaporizzazione ma i punteggi con cui si valutano i miglioramenti sintomatologici e la Qualità della Vita migliorano dal 60 all’80%.
Altro vantaggio importante di questo trattamento è che la ripresa post-operatoria è rapidissima e i disturbi irritativi sono molto modesti e più brevi di quelli previsti dopo ogni interventi di TURP o di Laser.
La durata del ricovero è minima e legata principalmente all’anestesia spinale che noi preferiamo rispetto all’anestesia locale che pure è possibile ma che arreca qualche “discomfort” in più al paziente.
Le indicazioni principali sono rappresentate dal desiderio di conservare l’eiaculazione dopo l’intervento per ridurre i disturbi urinari (difficoltà ad iniziare la minzione e stimolo minzionale frequente) legati alla presenza di IPB o di sospendere la terapia medica alfa-litica mal tollerata, dal momento che questa metodica porta a una denaturazione dei recettori alfa-litici per effetto del calore.
I limiti di questa metodica sono legati soprattutto al volume della prostata che non deve superare i 50-55 ml e alla morfologia della ghiandola che non deve contemplare un lobo medio voluminoso.
I risultati sono ritenuti molto soddisfacenti in un ampio studio Europeo recentissino e pertanto questa metodica mini-ivasiva trova una sua collocazione ben precisa nel panorama di opzioni che oggi sono possibili per il trattamento dei sintomi dell’Iperplasia Benigna della Prostata.
L’altra patologia in cui PROSTIVA è stata utilizzata con buoni risultati è la PROSTATITE CRONICA ABATTERICA, affezione che colpisce uomini di tutte le età, anche giovani, e che comporta disturbi sia della sfera urinaria che sessuale, accompagnati da sintomatologia dolorosa al perineo, ai testicoli, alla regione ipogastrica e lombare bassa, con notevole compromissione della qualità della vita dal momento che difficilmente si riesce ad avere un sollievo dai disturbi, talora molto penosi, con le terapie farmacologiche, fisiche e riabilitative fin qui messe in atto. La gravità della sintomatologia avvicina questa malattia, per la disabilità che produce, all’angina pectoris e alla malattia di Chron.
Poco si conosce al momento sulle cause di questa sindrome anche se le ultime ricerche tendono ad attribuire la componente dolorosa della sintomatologia ad una alterazione delle fibre nel neurone sensitivo della prostata e della vescica coesistente in genere con una componente ostruttiva a livello del collo vescicale da ipertono del sistema simpatico.
Vi sono diverse segnalazioni in letteratura sulla possibilità di indurre remissioni della sintomatologia da Prostatite Cronica Abatterica con la Termoablazione con Radiofrequenza utilizzando PROSTIVA, per la possibilità di distruggere con il calore le terminazioni nervose intraghiandolari responsabili del dolore e dell’ostruzione del collo vescicale. Anche noi abbiamo accumulato esperienze molto positive in tal senso con remissioni anche complete della sintomatologia complessa e invalidante caratteristica di questa purtroppo non rara affezione.
Riteniamo pertanto che PROSTIVA sia una possibilità terapeutica da non sottovalutare in presenza di sintomatologia persistente dopo le terapie farmacologiche che vengono oggi utilizzate, tenendo presente che non si debbono paventare effetti collaterali importanti indotti dalla termoablazione.
PROSTIVA viene utilizzata correntemente nel nostro CENTRO TERAPIE MINI-INVASIVE DELLE MALATTIE PROSTATICHE, presso Multimedica di Castellanza, con ricovero di 1 sola notte.
Per appuntamenti o informazioni di tipo amministrativo: Sig.ra Milena Farioli Tel 0331393194
NOSTRO COMMENTO: EVVIVA IL LASER VERDE! Coraggio! Tra laser verde e piante medicinali, la prostata sta per diventare una “minchiata“. Ricordatevi, però, dopo i 50 anni di fare sempre i dovuti controlli quanto meno annuali. PSA ed ecografia transrettale della prostata.












