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Prostata:vaccino anticancro,sintomi tumore prostata,IPB

12 agosto 2011

Nuovo vaccino anticancro per la prostata: nessun effetto collaterale

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Un nuovo vaccino è in grado di curare il tumore alla prostata senza dare effetti collaterali e senza dover far ricorso a radio o chemioterapia. Ne dà notizia Nature Medicine, spiegando come i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester (Stati Uniti) e i loro collaboratori nel Regno Unito siano riusciti a eliminare il cancro attivando una risposta immunitaria specifica nei confronti delle cellule tumorali tramite una semplice vaccinazione.
Questo vaccino è costituito da particelle di virus della stomatite vescicolare (VSV), ingegnerizzate per esprimere le proteine tipiche delle cellule della prostata. Una volta che il VSV è stato introdotto nei topi tramite iniezione, “il sistema immunitario crede di essere stato attaccato dal virus, che esprime proteine associate al cancro che devono essere eliminate”, spiega Richard Vile, immunologo alla Mayo e autore principale dello studio. Il risultato è che il sistema immunitario aggredisce in modo specifico il tumore alla prostata, senza attaccare le cellule sane e senza che venga scatenata una risposta autoimmune.Secondo Vile lo stesso approccio potrebbe essere utilizzato nel trattamento del melanoma e di tumori più aggressivi, come quelli al polmone, al cervello e al pancreas. La sperimentazione clinica potrebbe iniziare entro due anni.

Il tumore alla prostata

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 viene di norma scoperto e diagnosticato in seguito ad un’analisi dei valori PSA o dopo un esame rettale (in cui il medico valuta manualmente la grandezza della ghiandola), anche in pazienti totalmente privi di sintomi evidenti; il tumore alla prostata rimane infatti molto spesso asintomatico, ma in altri casi può manifestare sintomi che sono tuttavia rilevabili in condizioni anche diverse dall’adenocarcinoma prostatico. Questi sintomi sono:

  • Necessità di urinare particolarmente frequente
  • Dolore o bruciore durante la minzione
  • Flusso dell’urina debole o con tendenza ad interrompersi
  • Sangue nelle urine
  • Necessità di urinare frequentemente anche durante la notte
  • * Difficoltà ad urinare
    * Sangue nelle urine o nella sperma (non è mai un segno precoce)
    * Minzioni frequenti, specialmente la notte
    * Dolore o rigidità nella schiena, nelle anche, nelle parte alta delle cosce o nel bacino
    * Eiaculazione dolorosa
    * Dolore o bruciori durante la minzione (disuria)
    * Flusso urinario debole o interrotto

Nessuna di queste condizioni è prerogativa unica del tumore alla prostata, gli stessi sintomi possono infatti manifestarsi negli uomini con iperplasia prostatica benigna od in caso di semplici infezioni dell’apparato urinario.

Un tumore alla prostata che si estende ad altri distretti provoca:

  • Mal di schiena, fianchi, cosce, spalle o di altra zona per diffusione di metastasi
  • Inspiegabile perdita di peso
  • Affaticamento

Analisi dei valori del PSA

Uno degli esami più semplici per evidenziare un eventuale tumore alla prostata è l’analisi dei valori del PSA, che è un esame del sangue in grado di valutare livelli di una glicoproteina prodotta dalla prostata. In presenza di tumore i valori del PSA aumentano, perché le cellule ghiandolari malate producono molto più PSA di quelle normali.

Si rilevano saltuariamente falsi negativi, ossia valori considerati nella media che tuttavia nascondono un tumore in crescita.

Il PSA, di norma più elevato in pazienti anziani per un fisiologico aumento di volume della ghiandola con l’età, funge quindi dal marker per la diagnosi dell’adenocarcinoma prostatico e generalmente il valore considerato limite è pari a 4 ng/ml. Tuttavia è spesso difficile, se non impossibile, distinguere un tumore da un caso di ipertrofia prostatica benigna, che presenta spesso valori di PSA fra 4 e 10 ng/ml.

Allo stesso tempo si rileva che il 25-30% dei pazienti presenta valori di PSA nella norma, ossia nell’intervallo compreso fra 2.5 e 4.0 ng/ml. Quindi si considera che

  • Valori di PSA inferiori a 4 presentano un rischio di tumore pari al 5%
  • Valori di PSA compresi tra 4 e 9.9 sono associati ad un rischio pari al 25%
  • Valori di PSA superiori a 10 si rivelano tumori nel 55% dei casi

Con l’obiettivo di migliore l’accuratezza del test sono stati individuati ulteriori parametri che contribuiscono alla valutazione diagnostica; il PSAD (density), rapporto tra PSA e peso della prostata, è sospetto quando superiore a 0.15 ng/ml/gr

Si studia poi la velocità di aumento dei valori di PSA (PSA velocity), che aumenta fino a superare il valore soglia pari a 0.75 ng/ml/anno.

Si valuta infine il PSA free, che di norma indica patologia tumorale per valori inferiori al 10% ed una patologia benigna per valori superiori al 20%.

In ogni caso nessuno di questi valori risulta determinante nella diagnosi.

L’esame per il PSA non richiede di presentarsi a digiuno, mentre è necessario non avere rapporti sessuali nelle 24 ore che precedono l’esame. Se il paziente sta assumento finasteride (Proscar, Prostide, Finastid) il valore misurato dev’essere moltiplicato per 2 e poi valutato come visto in precedenza.

L’iperplasia prostatica benigna (IPB)

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Tra le patologie che riguardano la prostata, la più diffusa è sicuramente l’ipertrofia prostatica (o, più correttamente, iperplasia prostatica benigna) detta anche adenoma della prostata, cioè un aumento di volume della ghiandola.

L’ingrossamento avviene soprattutto dopo i 50-60 anni (oltre questa età, infatti, si calcola che il disturbo colpisca il 70% circa degli uomini, mentre dopo gli 80 anni l’incidenza sale persino all’80%). Con l’avanzare degli anni, infatti, la parte centrale della prostata tende a ingrossarsi fino a superare anche di 3-5 volte le misure normali (25 mm di spessore, 20 g di peso, 4 cm di larghezza e 3 cm di lunghezza; i valori, però, possono variare in base all’età e al singolo soggetto).

Le cause non sono ancora ben chiare; vista la correlazione con l’avanzare dell’età, però, è certa l’influenza delle variazioni nell’assetto ormonale maschile. Più precisamente, con l’età aumenta nel sangue il tasso di estrogeni ed essendo la parte muscolare della prostata dotata di un gran numero di recettori per questi ormoni, aumenta anche il rischio di ipertrofia. A differenza del carcinoma prostatico (che origina, in genere, a carico della porzione periferica della ghiandola), l’ipertrofia si sviluppa a carico della prostata centrale: la zona che “circonda” l’uretra (l’ uretra è quell’ organo deputato al deflusso dell’urina verso l’esterno – inizia con l’orifizio uretrale interno alla vescica e termina all’apice del pene in corrispondenza del meato uretrale esterno). La crescita della ghiandola prostatica tende a restringere sempre di più l’uretra che l’attraversa. Questo fa sì che il primo sintomo avvertito da chi soffre di questa patologia sia, quasi sempre, la difficoltà ad urinare. Con l’andare del tempo la vescica è costretta a lavorare di più per espellere l’urina e, se non si interviene, si indebolisce, perde efficienza e si sfianca (fino alla formazione di diverticoli, vere e proprie “ernie vescicali”). La difficoltà nell’espellere urina, inoltre, può far si che le sostanze disciolte nelle urine “ristagnino” in vescica, dando luogo ad infezioni e calcoli vescicali.

Il principale sintomo dell’ipertrofia prostatica è la diminuzione del calibro e del getto urinario, spesso associato anche a difficoltà nell’iniziare la minzione. Altri sintomi potrebbero essere il bisogno di urinare più spesso del normale (pollachiuria), la necessità di urinare di notte (nicturia), il bisogno urgente di urinare, a volte con perdita involontaria di qualche goccia di urina (urgenza menzionale), la minzione “intermittente” (a più tempi), la sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica, la difficoltà ad iniziare la minzione (nonostante la presenza di un forte stimolo), il gocciolamento post-minzionale (dopo aver urinato, il paziente nota la fuoriuscita di alcune gocce di urina). Nei casi più gravi può insorgere anche la completa incapacità ad urinare (ritenzione urinaria acuta), tanto da rendere necessario il riscorso al catetere per vuotare la vescica.

2 commenti Lascia un →
  1. GymnEffon permalink
    16 febbraio 2012 4:04 am

    È divertente parere

  2. GymnEffon permalink
    16 febbraio 2012 3:02 pm

    A mio parere questo è già discusso

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