Le interviste al Dr. Bruno Tinti.-

Le interviste al Dr. Bruno Tinti (Fonte:YOUTUBE)

Mandiamo in onda 5 video relativi ad interveniste fatte al Dr Bruno Tinti – magistrato. Con l’augurio che servano a a fare riflettere.

Bruno Tinti è nato a Roma il 19 dicembre 1942. Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Torino, Coordinatore, presso la Procura di Torino, del Gruppo Diritto Penale dell’Economia e Docente di Diritto Penale Tributario presso l’Università di Novara, facoltà di Economia negli anni accademici dal 1995 al 2000;
Collaboratore del Ministero della Giustizia per lo studio e la realizzazione di software in materia di informatica giudiziaria con particolare riferimento alla gestione dei processi, alla realizzazione di processi digitali e alla gestione di adempimenti di segreteria e cancelleria;
Presidente della Commissione Interministeriale (Finanze e Giustizia) per la riforma del diritto penale tributario negli anni 1992 -1998;
Autore del volume Contravvenzioni e delitti tributari nella legge 516/82, ed UTET 1986;
Autore di numerose pubblicazioni, articoli e relazioni in convegni in materia penale tributaria e penale societario ;
Referente informatico del Ministero della Giustizia per il Distretto di Torino dal 1996;
Responsabile per la sicurezza informatica per il Distretto di Torino a far data dal 1998.

Autore dei libri: La questione morale – Toghe rotte che consiglierei di leggere.-

Bruno Tinti a RaiNews24-Parte 1°


Bruno Tinti a RaiNews24 – Parte 2°



Categorie:Giustizia

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6 replies

  1. Le denunce che Lei fa nelle sue interviste e nel suo libro “Toghe rotte” , io e la mia famiglia lo stiamo vivendo a nostre spese.
    Io e mio marito siamo stati messi agli arresti domiciliari come “pericolosi elementi”, noi che da 7 anni subiamo una truffa infinita, che dopo 7 anni abbiamo deciso di fare nomi e cognomi di chi ci sta frodando del 50% delle quote societarie di una Snc del costo di 325 milioni di lire, senza contare il risanamento e il riavvio dell’attività.
    Hanno fatto ben 2 atti accettati dalla Camera di commercio, annullati dalla Giudice del Registro per la Camera di Commercio. Come spiega Lei che senza neanche sentire le nostre ragioni questi ci mettano agli arresti domiciliari, essendo noi incensurati e che non abbiamo mai manifestato atti di violenza?
    Come possiamonoi cittadini comuni difenderci, se ci hanno privato di tutto, adesso persino della libertà di muoverci?

  2. Spero Lei possa darmi un Suo gradito consiglio, sulla vicenda da me sotto esposta.
    Cordiamente.
    A. Trupia

    7 novembre 2009
    Dott. Giuseppe Merendino
    Prefetto di Massa Carrara
    54100 Massa

    e.p.c.
    Presidente del Tribunale di Massa Carrara Dott. Carlo Vallini
    Pres. U.C.P.I. Prof. Avv. Oreste Dominioni
    Capo Dipartimento D.P.S. Ing. Aldo Mancurti

    Illustrissimo Signor Prefetto Dott. Giuseppe Merendino,

    Con grande dolore  esprimo a Lei come rappresentante dello Stato italiano e difensore dei Diritti Costituzionali a Massa, le mie più SENTITE CONDOGLIANZE.
    Per l’ennesima volta, sono stati calpestati a morte i DIRITTI FONDAMENTALI di cittadini massesi, come ho avuto modo di scriverle negli ultimi mesi.

    Tramite il Tribunale di Massa, un giudice che ha fatto solo il suo dovere è stato umiliato nella sua persona e nelle sue funzioni.
    La sottoscritta è stata insultata e imputata senza potersi difendere, in un giudizio dove non ero parte in causa, davanti a un collegio di giudici che hanno giurato di difendere i “diritti uguali per tutti”.
    Mio marito parte in causa in udienza, è stato impedito depositare, sia prove che memoria tramite il suo avvocato, per confutare le dichiarazioni inesatte, di quando la controparte asseriva.

    Il Collegio di giudici del Tribunale di Massa, preposto alla nostra udienza del 26 agosto 2009 ha “decretato” a nome di tutti gli Italiani, che:
    Il Giudice Istruttore Pulvirenti  Antonino, poiché  “non ha  emesso nessun provvedimento”  di “sospensione della delibera” anche se è stata richiesta in tempo utile,  dai due soci sospesi  ritiene, “la sospensione valida”  anche se,  non ha né giusta causa, né formalismi di legge.

    <>

     In questa DELIBERA, i due (2) soci Borghini,  vengono estromessi con le stesse motivazioni addebitategli, nella “QUERELA  per appropriazione indebita”  fatta contro di loro dai soci Liretti. Delibera/querela, presentata in seguito alla querela “per furto e ingiuria” dall’amministratore Borghini  Fernando, contro l’amministratore Liretti.
    Querela per “furto e ingiuria” archiviata dall’allora  GIP Sgambati e  PM Puzone.
    Oggi diventato   G. Relatore, insieme a Sgambati e Bartolini,  nell’attuale “giudizio” collegiale che vede  attori:  i Liretti, i Borghini,  la Camera di Commercio di Massa Carrara  e la Giudice del Registro Dott.ssa Alba Dova.
    Querela archiviata, con tanto di prove accertate anche dalle forze dell’ordine, che per questo avevano chiesto il rinvio a giudizio dell’amministratore Liretti Massimo.
    Il motivo addotto per la sua archiviazione dal GIP Meuceri : “………si ritiene esaustiva la memoria presentata dal Liretti Massimo”.

    Ben altro trattamento ha avuto la querela per “appropriazione indebita” fatta dai Liretti. Addirittura la denuncia/delibera fatta dai soci Liretti contro i soci Borghini,  ha coinvolto nelle indagini oltre le forze dell’ordine di Massa,  la Polizia criminale di Roma e l’INTERPOL, su richiesta del Pm Tamborino che ha in seguito archiviato anche altre “querele” fatte da mio marito, come del resto hanno fatto anche altri PM e GIP dello stesso Tribunale.   
    L’allora Pm Puzone  e GIP Sgambati decisero dopo che, mio marito aveva portato loro le prove, che le accuse mossegli, non solo erano false ma erano state “create ad arte” per estrometterli illecitamente dalla società, il Puzone e Sgambati chiedono ulteriori indagini  e tabulati TELECOM, sollecitandone urgentemente le risposte dell’unico “addebito” rimasto nei confronti di mio marito dai Liretti ai Borghini, 13 euro di telefonate, le quali si “supponeva” essere state  fatte a me, che in quel periodo risiedevo in Germania,  per motivi di salute presso parenti. Motivo addotto per il proseguo delle indagini dal GIP Meuceri: ”……..per il reato di appropriazione indebita la legge non prevede un “tetto”. La querela viene archiviata.

    Nella sopra citata DELIBERA fatta ad “arte” dai Liretti si legge “esclusione socio” si presume  l’esclusione di un (1)  socio. Invece  si escludono 2 soci, tra cui uno è anche socio amministratore perciò,  necessita per   legge una apposita procedura di “destituzione”  e  tutto questo, senza nemmeno convocarli e con “motivi pretestuosi

    come : 1 torta compleanno, 2 kg, di caffè, 13 € di telefonate tot. 30 €, tutti “provati” essere falsi.
    Addirittura, dopo un mese da tale delibera presentata alla CCIAA , viene fatta un’altra delibera per la “divisione delle quote dei soci esclusi”, anche questa volta senza un notaio, né i proprietari, tra i soci Liretti/Lucchesi.

    Il G.I. Pulvirenti in una delle prime udienze,  quando venne “ribadito” in aula,  detta delibera era “nulla” perché priva dei formalismi di legge da un secondo avvocato dei Borghini, a fronte di tale richiesta, a verificarne la “validità”  chiama una CTU e le chiede di “verificare le dichiarazioni fatte nella relazione del  Rag. Carrado Panesi”  e si affronta una “perizia aziendale”  della durata di parecchi mesi e di 12.000 euro.
    Dove, la  CTU  Montefinale dichiara nella sua relazione, che concorda con la “relazione fatta dal Rag. Panesi” e che i soci Liretti/Lucchesi hanno   usato motivi “pretestuosi”, per allontanare i soci  Borghini  con cui non andavano più d’accordo e che per il bene della “società” i soci Borghini dovevano venire liquidati per le loro quote societarie.

    <>.

    Il Collegio Giudicante composto dal: Presidente Giudice Bartolini, Giudice Ermellini (in sostituzione del G. Sgamati) e G. Relatore Puzone, ha il  26.08.2009   fatto prevalere la “non decisione” del giudice Pulvirenti, contro  “il decreto” della Giudice del Registro Alba Dova.

    Il giudice del Registro per la Camera di Commercio, è  designato dal Presidente del Tribunale a controllare che gli atti pubblicati nel  Registro delle Imprese, non solo abbiano tutti i ” formalismi di legge” richiesti, ma deve accertarsi  che siano stati rispettati  i diritti di tutti gli attori in causa. Cosa che non si può dire abbia fatto la “delibera esclusione socio” presentata a nome dei Liretti, alla CCIAA di Massa Carrara dal comm. Panesi.

    Infatti, anche il comm. Corrado Panesi,  per avvalorare  i “motivi pretestuosi”   nella  sua “Relazione sulla situazione societaria, in merito alla causa civile n. 207/03”  del 27.10.2003 dichiara:
    “…… per quanto sopra, anche il Registro delle Imprese, presso la CCIAA di massa Carrara, previo studio del caso da parte del Giudice interno, ha provveduto a cancellare dalla società i soci esclusi nel rispetto ed in osservanza alle disposizioni di legge, cosa che non avrebbe fatto se illegittima.”

    Il Collegio giudicante ha “decretato” che il Giudice Pulvirenti ha di fatto “convalidato” detta  delibera esclusione socio, “non” emettendo nessuna sospensione.

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    Cosa ancora più grave e pregna di pericolo per tutti i cittadini italiani, è l’affermazione con la quale in questo decreto si stabilisce un “precedente” :
    ”……Inoltre, il ritenere che la deliberazione di esclusione possa essere adottata solo con atto pubblico o scrittura privata autenticata, ovvero debba essere accettata dal socio escluso, ovvero che l’esclusione debba essere statuita dall’ A.G., come si desume da contenuto del provvedimento del giudice del registro, non trova fondamento nelle norme di legge………” .
    E ancora : “  ……… non è richiesto che la deliberazione debba essere assunta a seguito di convocazione di un assemblea, né che il socio escluso sia convocato, né è richiesta una particolare formalità per  la comunicazione della deliberazione di esclusione al socio escluso, che può essere fatta con qualsiasi mezzo idoneo, né  addirittura è richiesta la consultazione di tutti i soci, laddove l’esclusione sia comunque deliberata dalla maggioranza…..”

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    Inoltre, sollevano da ogni addebito la CCIAA di Massa Carrara, per aver tolto i nominativi dei Borghini senza presupposti di legge, perché il giudice Pulvirenti, non si è espresso entro il limite dei “30 giorni”  utili alla presentazione dell’atto, anche se la richiesta di sospensiva della delibera era stata presentata in tempo anche alla CCIAA di Massa Carrara .

    <>.   

    Se questo è vero,  ed infatti  “è successo ai soci Borghini”. Un socio di capitali e amministratore di una società Snc, può  oggi in Italia, essere privato per legge dei suoi beni e delle sua qualifica di amministratore,  senza che questi possa opporre nulla in difesa dei suoi diritti semplicemente, “omettendo” di  accogliere  la sua richiesta di “sospensione della delibera di esclusione socio ” >>.

    <>.

    L’atto notarile, sopra citato è stato stipulato dopo il decreto del giudice del registro che imponeva alla CCIAA di Massa Carrara di ripristinare i nominativi dei soci Borghini, così come erano prima della delibera esclusione socio fatta dai Liretti e presentata dal comm. Panesi.  Alla sola presenza dei soli soci Liretti/Lucchesi,  il notaio Luigi Cattaneo lo stesso che aveva stipulato il primo “atto societario” tra i Liretti/Borghini, ripartisce il 50%  del capitale societario di proprietà dei Borghini, cambiando lo statuto in 8 parti.

    Dopo questo atto mio marito diffida e messa in mora, tramite ufficiale giudiziario il notaio Cattaneo, e questi  risponde in data  22 aprile 2009 :  
    “….. Le segnalo l’evidenza del contenuto delle premesse del suddetto atto nelle quali si precisa la determinazione della esclusione Sua e del socio Borghini Maurizio ai sensi delle disposizioni di legge e la proposta opposizione presso il Tribunale di Massa, “senza” la richiesta di sospensiva.

    <>.

    Mentre il conservatore  Beverini, alla “diffida ad adempiere e messa in mora”  ad accettare l’atto notarile presentato dal notaio Cattaneo, con cui i Liretti/Lucchesi, si riappropriavano,  del suo capitale societario risponde:
    “ ……. come premessa giuridica di carattere generale, si evidenzia come in regime normativo di merito in tema di pubblicità legale delle imprese impone al Registro delle imprese di procedere all’iscrizione di atti giuridicamente rilevanti in presenza unicamente dei requisiti formali di esistenza dell’atto senza possibilità di accertare il merito dello stesso”.
    “….. come le condizioni  previste dall’art. 11 comma 6 del DPR 581/95 per l’iscrizione dell’atto.”

    < >

    Riprendendo il discorso sull’urgenza  per l’opposizione e sospensiva della delibera esclusione socio per il grave e irreparabile danno che questo “ha arrecato a tutta la famiglia Borghini”,  riporto  qui sotto quanto scritto dal G.I. Pulvirenti.

    I  soci Borghini, presentavano tramite il loro avvocato Dell’Amico, nel 21.06.07 nella causa civile di cui sopra, n. 207/03 R.g.  G. I. Pulvirenti  la richiesta, di poter fare ricorso “all’ art. ex 700 c.p.c.”   :
    “…….. esaminati gli atti :       ritenuto che il ricorso ex art. 700  è inammissibile in quanto trattasi di misura cautelare residuale……”

    Nella stessa udienza, si accettava e  fissava, una “apposita udienza” dove il G.I. Pulvirenti, richiede  la presenza del Pubblico Ministero,  poiché  Borghini Fernando aveva presentato 2  “querele di falso”  sulla delibera esclusione socio dei Liretti, per il 4 ott. 2007.
    Il Borghini Fernando fa rilevare che il 4 ottobre è la festa del santo patrono di Massa
    S. Francesco, il G.I. risponde  che l’udienza si sarebbe svolta ugualmente.

    <>

    Mentre nella precedente udienza   del 4 ottobre 2007, accoglieva le 2 denunce di falso a firma di Borghini Fernando, nella successiva udienza fatta del  6 nov. 2007,  scioglieva la riserva formulata dalla controparte sulle querele di falso cambiando totalmente parere:       
      “….Non autorizza la presentazione delle querele di falso dell’attore Borghini Ferdinando di cui trattasi perché inammissibili e irrilevanti;
    Ammette le prove orali così come in atti dedotte e capitolate fissando per la loro assunzione l’udienza del 24 gennaio 2008 ore 9.”

    <>.

    Sempre il 24 gennaio 2008, il G.I. Pulvirenti, stabiliva sciogliendo la riserva presentata dalla controparte, sulle due querele di falso relative alla “delibera esclusione socio” presentate dal Borghini F.  :
    “…….. Ne consegue che lo stesso Borghini Fernando producendo in giudizio la suddetta delibera 20.12.02 né ha riconosciuto la veridicità per quanto concerne il verbale come documento, ma ha contestato la fondatezza della delibera di esclusione socio chiedendo declaratoria di inefficacia.”

    <>

    Chiedo all’Illustrissima S.V.  se fosse nella situazione del cittadino sopra citato e dovesse subire una tale “violenza” nei suoi riguardi e in quelli della sua famiglia, senza nessuna “rete” sociale in sua difesa, come si comporterebbe?

    Con questa denuncia di “allarme” alle Istituzioni preposte, ritengo di aver dato il mio contributo come cittadina,  che ha a cuore la stabilità dello Stato, e il desiderio che venga ripristinata la LEGGE UGUALE PER TUTTI.
    Ritengo inoltre aver rispettato  l’obbligo, di difendere e salvaguardare  il “contratto sociale”  da  parte di tutti i cittadini, che risiedono nel territorio italiano e “sancito” dalla nostra Costituzione.
    Rimango a disposizione  eventualmente Ella desideri, un approfondimento dei fatti fino ora sopra esposti,  con relativa documentazione ed incrementarli con ulteriore materiale a mia disposizione che potrete trovare anche sul sito:
    http://www.nandobattistini.altervista.org

    Distinti saluti

    Angela Trupia

    Pavia 7.09.200

  3. Chiedo di essere avvisata su eventuali commenti agli articoli sopra citati.

  4. Gentile lettrice Angela,
    rispondo alle sue tre email. Mi dispiace di quello che Le è successo. Si è generata, però, un po’ di confusione nell’individuazione del soggetto a cui Lei si riferisce nel suo primo intervento. Lei afferma: “Le denunce che Lei fa nelle sue interviste e nel suo libro “Toghe rotte” , io e la mia famiglia lo stiamo vivendo a nostre spese.” Guardi che io non sono il Dr. Bruno Tinti (magistrato) e non ho mai scritto il libro “Toghe rotte” . Io sono un’altra persona. Troverà informazioni su di me cliccando su questo Blog sulla voce “Chi sono”. Sto riportando semplicemente nel mio Blog (Spacepress) alcune interviste fatte dal dr Augias al dr Bruno Tinti che, peraltro, non ho mai avuto l’occasione di conoscere.
    Per quanto riguarda la sua lunga vicenda giudiziaria, Le consiglio di consultare un legale della sua città, il quale, una volta esaminato accuratamente tutto il carteggio relativo alla vicenda da Lei menzionata, potrà senz’altro consigliarLa per il meglio. Via Internet è un po’ difficile darLe dei consigli (anche per questione di privacy). La saluto cordialmente Fernando

  5. Mi scuso della confusione generata, dall’alto grado di stress che dopo 7 anni è il minimo, che può avere una persona.
    Quello che Le ho scritto è tutto vero, forse avrà avuto modo di dare un’occhiata ai documenti che sono nel sito da me segnalatoLe.
    Quello che mi preoccupa molto è lo strapotere di “certe” persone che siedono in poltrone immeritate.
    Come può ben immaginare ho cercato di fare quello che è nelle mie possibilità.
    Non sto denunciando soltanto un caso di malagiustizia, sto cercando di fare “libera informazione” visto che in Italia non c’è né.
    Se va sul “Il Tirreno” on line avrà un piccolo assaggio di quello che le ho raccontato.
    Per metterci a tacere ci mettono in galera.
    Noi siamo semplici cittadini, non abbiamo la protezione di nessuno, quello che è capitato a noi è capitato già ad altri.
    Nessuno informa in modo corretto del pericolo, generato da questo tipo di criminalità in forte espansione come potrà vedere le statistiche sulle mafie.
    Prima in classifica : è l’associazione a delinquere di stampo professionale finalizzata alla truffa.

  6. Povera Angelica, sono davvero dispiaciuto di tutto ciò che le è capitato…davvero.
    Purtroppo non saprei proprio come esserle d’aiuto…pensi che i miei genitori, che non hanno mai fatto male ad una mosca (io mi lamento perchè non hanno mai dato nemmeno un ceffone a mio fratello quando se lo meriterebbe eccome!) sono stati condannati ad 8 anni di carcere o al pagamento di € 12000 a testa per “maltrattamenti” su mia nonna.
    Il tutto senza ricevere mai una notifica, un ordine di comparizione davanti ad un giudice, senza essere ascoltati e senza la possibilità di essere difesi.
    In bocca al lupo Angelica

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