L’influenza H1N1

I dipietristi: l’acquisto dei vaccini è stato uno spreco a livello mondiale

Il caso Novartis finisce in Parlamento

Interrogazione del Pd: bloccare la mobilità decisa per 24 lavoratori. E l’Idv: vicenda vergognosa, troppi sprechi

Fonte:corriere.it 16 gennaio 2010

ROMA – Continua a tenere banco il caso Novartis, dopo la notizia che gran parte dei vaccini ordinati dal governo (così come dalla maggior parte degli esecutivi delle altre nazioni) sono risultati inutili e che pertanto dovranno essere rinegoziati i contratti con le aziende farmaceutiche fornitrici. Nel caso dell’Italia la Novartis, appunto. I deputati senesi del Pd Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni hanno annunciato un’interrogazione ai ministri della Salute e delle Attività produttive sulla situazione dello stabilimento di Siena della multinazionale – che ha avviato la procedura di mobilità per 24 addetti commerciali – e sul contratto stipulato con il governo per la produzione del vaccino antipandemico. I deputati Pd chiedono al governo «chiarezza sul contratto con Novartis» e presenteranno un’interrogazione per «capire – si precisa in una nota – quali misure intenda prendere il governo per salvaguardare i posti di lavoro dell’azienda, che ha aperto una procedura di mobilità per ventiquattro lavoratori dell’area commerciale, e per fare piena luce sul contratto stipulato fra il governo e l’azienda farmaceutica svizzera sulla produzione del vaccino contro il virus H1N1».

«MOBILITA’ INACCETTABILE» – «Occorre – afferma Ceccuzzi – salvaguardare i livelli occupazionali dell’azienda per evitare che eventuali responsabilità vengano scaricate sui lavoratori; sospendere immediatamente la procedura di mobilità che interessa 24 dipendenti, dal momento che risulta eticamente inaccettabile tagliare posti di lavoro in presenza di una fornitura dello Stato in cui è stato del tutto azzerato il rischio di impresa». Secondo i deputati Pd, infatti, «individuare le responsabilità ad ogni livello è essenziale per tutelare consumatori e lavoratori insieme».

«PERDITE INGENTI PER LO STATO» Elio Lannutti, senatore dell’Italia dei valori, parla invece di perdite ingenti per l’erario e profitti vertiginosi per le case farmaceutiche e definisce quanto accaduto negli ultimi mesi «la vergognosa vicenda della falsa pandemia di influenza A». Sulla base di questa convinzione, l’Idv chiederà alla Commissione d’inchiesta sull’efficacia ed efficienza del sistema sanitario, presieduta dal senatore Ignazio Marino, di fare luce su quanto avvenuto da ottobre 2009 in avanti. «Uno spreco a livello mondiale – ha spiegato Lannutti – che non ha risparmiato l’Italia e che ho denunciato già con un’interrogazione nel novembre scorso». Il senatore chiama sul banco degli imputati anche l’Organizzazione mondiale della Sanità, colpevole a suo giudizio di aver mostrato «sensibilità agli interessi delle cause farmaceutiche che hanno lucrato da una paura mediatica oltre 22 miliardi di dollari per vaccini che non sono serviti a nulla. A livello continentale il Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine per verificare se ci sono state pressioni delle industrie farmaceutiche sull’Oms. Anche la Corte dei Conti sta indagando sulle condizioni troppo favorevoli concesse dallo stato italiano alla casa farmaceutica Novartis nel contratto di acquisto dei vaccini, ma la sola indagine amministrativa non basta».

L’osservatorio di Parigi: l’epidemia è finita Influenza A: stop a 24 milioni di dosi del vaccino

Contagi in calo in tutta Europa. Fazio annulla l’acquisto. Germania e Francia rivedono i contratti

Di Adriana Bazzi 15 gennaio 2010

MILANO — La Francia ha ufficialmente decretato la fine dell’epidemia di influenza A, almeno nelle aree metropolitane: da due settimane, i centri- sentinella segnalano meno casi di quelli necessari per parlare di epidemia, nonostante il virus continui a circolare. Anche nel resto dell’Europa, secondo l’Oms, le infezioni sono calate e in Italia la curva dei contagi, dopo il picco di metà novembre, è scesa progressivamente, salvo arrestarsi proprio nell’ultima settimana. Così buona parte dei vaccini, acquistati dalle autorità sanitarie dei vari Paesi europei, potrebbe rimanere nei magazzini. Non solo l’epidemia non è stata così grave come previsto, ma la gente non si è fidata del vaccino e, per di più, una sola dose (invece di due) si è rivelata sufficiente per l’immunizzazione.

MARCIA INDIETRO SUI CONTRATTI – E adesso i governi, che avevano fatto a gara per accaparrarsi il vaccino a suon di milioni di euro, si stanno affrettando a revocare gli ordini e a rivedere i contratti con le aziende produttrici. Come prima idea. In alternativa, stanno pensando di rivendere ad altri parte del surplus (per esempio al Messico, il Paese da cui è partita l’epidemia, che ha appena denunciato di avere ricevuto soltanto la metà delle trenta milioni di dosi richieste) oppure di donarne una parte ai Paesi poveri. La Germania guida il gruppo di chi ricontratta: su 50 milioni di dosi, ordinate alla Gsk, ne comprerà soltanto 35 milioni, il 70 per cento, con un risparmio di circa 133 milioni di euro. Anche la Gran Bretagna sta valutando la cancellazione degli ordini (60 milioni di dosi richieste alla Gsk e 30 milioni alla Baxter: a oggi, ne sono state utilizzate rispettivamente 24 e 5 milioni). Il contratto con la Baxter prevede il blocco della fornitura, quello della Gsk no ed è quindi tutto da discutere.

ITALIA DIMEZZA GLI ACQUISTI – Il Ministro della salute Ferruccio Fazio, rispondendo a un’interrogazione, ha annunciato che l’Italia ha annullato metà degli acquisti inizialmente previsti (e cioè i 24 milioni di dosi che avrebbe dovuto fornire la Sanofi), mentre ha firmato il contratto con la Novartis per 24 milioni di dosi e per un costo di circa 180 milioni di euro: di queste, soltanto dieci milioni sono state prodotte e consegnate. E quelle utilizzate? Circa 900 mila, dall’inizio della campagna, secondo gli ultimi dati. «L’Italia aveva anche previsto – precisa Fabrizio Oleari, direttore generale della Prevenzione al Ministero della salute – di fornire il 10 per cento dei suoi vaccini all’Oms. Rimangono, quindi, poco più di 21 milioni di dosi complessivamente». Secondo Fazio l’Italia è, fra i Paesi del G8, quello con le scorte vaccinali più basse, scorte che, però, è «indispensabile mantenere, perché le pandemie influenzali sono, per loro natura, imprevedibili ». La Francia, che pensava di vaccinare tutta la popolazione e ha ordinato 94 milioni di dosi a 4 diverse aziende, sta cercando di cancellarne 50 milioni (solo l’8 per cento dei francesi si è vaccinato), lo stesso stanno facendo anche Olanda, Spagna e Svizzera.

IL CASO POLONIA – Mosca bianca nel panorama europeo e mondiale è la Polonia: il governo non ha previsto alcuna campagna vaccinale semplicemente perché non riteneva sicuro il vaccino. Il primo Ministro Donald Tusk ha dichiarato: «Abbiamo preso questa decisione nell’interesse dei cittadini, perché il vaccino non è stato sufficientemente sperimentato, e dei contribuenti». Molti polacchi adesso esultano (nonostante 145 morti a oggi, paragonabili, però, a quelli di altri Paesi) non solo perché sono stati risparmiati soldi pubblici, ma anche perché considerano questa decisione un gesto di sfida nei confronti delle multinazionali del farmaco, dell’Unione Europea e dell’Oms. E in effetti il Consiglio d’Europa a Strasburgo, proprio in questi giorni, sta lanciando un’indagine per verificare se non ci siano state pressioni da parte dell’industria farmaceutica sull’Oms, che avrebbe troppo precipitosamente dichiarato lo stato di pandemia, e sui suoi consulenti, che hanno legami con le multinazionali.

NOSTRO COMMENTO: Noi evitiamo di proposito di fare commenti! Su questa vicenda lasciamo al lettore che è adulto, intelligente e, per fortuna, “non vaccinato”  la libertà di sfogarsi.



Categorie:Cronaca e Attualità, Politica

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