De Magistris aveva ragione.

E ora, per favore, chiedete scusa

http://antefatto.ilcannocchiale.it

Due anni fa il Csm puniva Luigi De Magistris, vietandogli di fare mai più il pm, e lo trasferiva da Catanzaro a Napoli, dopo che aveva denunciato un complotto politico-giudiziario per sottrargli e insabbiare le inchieste Poseidone e Why Not. Un anno fa lo stesso Csm destituiva il procuratore di Salerno Luigi Apicella e puniva i suoi sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, trasferendoli nel Lazio e vietando pure a loro di fare mai più i pm, dopo che avevano accertato il complotto ai danni di De Magistris e dunque indagato e perquisito i vertici della magistratura catanzarese che da mesi rifiutavano di trasmettere copie del fascicolo Why Not. Un ampio e trasversale fronte politico-giudiziario-affaristico-mediatico, con l’avallo del capo dello Stato, spacciò le indagini sulla fogna di Catanzaro per una “guerra fra procure” e i provvedimenti del Csm per una saggia azione pacificatrice. In realtà le indagini di De Magistris erano corrette e doverose, così come quelle dei pm salernitani, e chi ha trasferito gli uni e gli altri non ha fatto altro che coronare la congiura ordita dalla cupola calabrese. L’avevano già stabilito i provvedimenti emessi dal Riesame di Salerno (respingendo i ricorsi dei perquisiti a Catanzaro) e dal Tribunale di Perugia (che aveva archiviato le denunce dei pm catanzaresi contro Nuzzi, Verasani, Apicella e De Magistris).

Ma ora lo conferma anche l’”avviso di conclusione delle indagini” appena depositato dalla “nuova” Procura di Salerno, che Il Fatto oggi rivela: un atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio per i magistrati catanzaresi che scipparono le indagini a De Magistris e/o presero il suo posto (Lombardi con la convivente e il figliastro, Favi, Murone, Iannelli, Garbati, De Lorenzo, Curcio) e per gli indagati eccellenti che avrebbero corrotto alcuni di loro per farla franca (Saladino, Pittelli e Galati). Le accuse vanno dalla corruzione giudiziaria all’abuso, dal falso al rifiuto di atti d’ufficio al favoreggiamento. La nuova Procura di Salerno che conferma la bontà delle indagini di Nuzzi, Verasani e Apicella è quella guidata da un anno da Franco Roberti, il valoroso pm campano protagonista delle più recenti indagini su Gomorra, che ha il merito di avere decapitato il clan dei Casalesi.

Che sia diventato improvvisamente anche lui un incapace, come i colleghi puniti, esiliati e degradati sul campo? Che meriti pure lui un’intemerata dal Quirinale e un’immediata punizione dal Csm? Fino a quando le istituzioni fingeranno di non vedere quel che è accaduto e ancora accade nella fogna di Catanzaro, eliminando e imbavagliando chiunque osi metterci il naso (oltre ai pm già citati, quella cloaca ha risucchiato Clementina Forleo, Carlo Vulpio, Gioacchino Genchi e altri galantuomini). Nessuno confonde un avviso di chiusura indagini con una sentenza di condanna. Ma se, sotto la guida di Roberti, la Procura di Salerno giunge alle stesse conclusioni di quella guidata da Apicella, vuol dire che le indagini che costarono la carriera ai quattro pm erano tutt’altro che sballate.

E ora chi li ha linciati dovrebbe cospargersi il capo di cenere, ammettere la clamorosa cantonata e correggere l’errore. In due modi: ripulendo finalmente gli uffici giudiziari di Catanzaro dai magistrati inquisiti (e fra breve imputati) per corruzione giudiziaria e altri gravissimi reati, finora incredibilmente lasciati quasi tutti al loro posto; e annullando le sanzioni contro Nuzzi e Verasani (De Magistris ormai è eurodeputato e Apicella pensionato), restituendo loro l’onore, le funzioni e l’ufficio. Il 1° ottobre 2009 De Magistris si dimise dalla magistratura con una lunga lettera al presidente della Repubblica (e del Csm) Giorgio Napolitano, pubblicata integralmente dal Fatto. Conteneva una serie di drammatici interrogativi sulle sconcertanti interferenze del capo dello Stato nel caso Catanzaro-Salerno. Nessuna risposta. Alla luce delle ultime notizie in arrivo da Salerno, il capo dello Stato non ha nulla da dichiarare? Da il Fatto Quotidiano del 20 aprile

Il complotto per fermare De Magistris

Fonte:l’antefatto

La Procura: illecite l’avocazione di Why Not e la revoca di Poseidone

L’inchiesta è chiusa e l’ipotesi del complotto resta in piedi: l’avocazione di Why Not e la revoca di Poseidone, entrambe sottratte all’ex pm napoletano Luigi De Magistris, erano illecite. De Magistris, quindi, avrebbe dovuto continuare a indagare. Lo scrive la Procura di Salerno nell’atto che chiude l’inchiesta: dodici indagati. Più della metà sono nomi eccellenti: il senatore del Pdl Giancarlo Pittelli, ben sei magistrati di Catanzaro, l’ex sottosegretario di governo Giuseppe Galati (Udc). E a questo punto c’è da chiedersi se a Salerno siano impazziti. Oppure se – al contrario – qualcuno, a partire dai componenti del Csm, debba offrire le proprie scuse per aver punito – nell’ordine – Luigi De Magistris, l’ex capo della Procura salernitana Luigi Apicella e i due pm che avevano iniziato l’inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Oggi il capo della Procura di Salerno si chiama Franco Roberti, ha diretto per quattro anni la Dda di Napoli, sferrando attacchi durissimi al clan dei Casalesi (e non solo). I pm che hanno concluso l’inchiesta al posto di Nuzzi e Verasani si chiamano Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella.

E nell’atto che hanno firmato ipotizzano un reato gravissimo: la corruzione in atti giudiziari. Nella ricostruzione dell’accusa, a beneficiare della revoca di Poseidone – l’inchiesta condotta da De Magistris sull’utilizzo dei fondi pubblici e sull’inquinamento ambientale – furono Pittelli e Galati. Che negli atti, però, non compaiono soltanto come “beneficiari”, ma anche come “istigatori” delle “condotte illecite” dei magistrati Mariano Lombardi e Salvatore Murone, rispettivamente ex capo della procura di Catanzaro e attuale procuratore aggiunto. Fu Lombardi a revocare l’inchiesta all’ex pm, dopo che questi aveva iscritto nel registro degli indagati Pittelli, senza informare il suo capo, “legato da ventennale amicizia” con il senatore del Pdl.

E per questa secretazione – avvenuta con l’atto firmato dal pm e blindato in cassaforte – De Magistris fu anche punito dal Csm. Oggi negli atti si legge che quella scelta fu motivata soltanto da “esigenze investigative”. Al contrario, fu proprio la revoca, eseguita da Lombardi “d’intesa” con Murone, a essere giudicata illecita. La conseguenza: “L’inevitabile stagnazione delle attività istruttorie in corso” così da “favorire le persone implicate nelle indagini, in particolare Pittelli e Galati i quali, in un più ampio contesto corruttivo (…) s’erano adoperati per far ricevere sia a Lombardi, sia suo figlio Pierpaolo Greco (anch’egli indagato, ndr), denaro o altre utilità”. E la corruzione in atti giudiziari compare anche nell’avocazione dell’inchiesta Why Not.

Il 19 ottobre 2007 l’inchiesta fu sottratta a De Magistris dall’avvocato generale Dolcino Favi. All’epoca era il reggente della procura. Motivo dell’avocazione: l’ex pm aveva iscritto nel registro degli indagati l’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella (poi archiviato), mentre quest’ultimo avviava un’indagine disciplinare sullo stesso De Magistris. Si profilò così – secondo Favi – un “conflitto d’interessi” tra il pm e l’indagato. “Conflitto d’interessi” che non s’è mai verificato, visto che la procura scrive che “veniva attestata, in un atto pubblico, una situazione contraria al vero”. E anche in questo caso, successivamente all’avocazione, l’inchiesta veniva penalizzata. “Parcellizzata”, scrivono gli inquirenti, visto che Why Not fu divisa in più filoni. Per questo reato sono indagati – oltre Pittelli, Murone e Lombardi – anche Favi e Antonio Saladino, all’epoca il principale accusato, nell’inchiesta Why Not. Indagati per favoreggiamento, rifiuto e omissione in atti d’ufficio, infine, l’ex procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, il suoi sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, il pm della Dda Lorenzo Curcio. Rifiutarono di consegnare agli ex titolari dell’inchiesta – Apicella, Nuzzi e Verasani – atti che erano utili all’indagine.

Fu per questo che la Procura di Salerno, all’epoca, decise la perquisizione e il sequestro negli uffici di Catanzaro. Si parlò di “scontro tra procure” mentre, al contrario, si cercava soltanto di portare a termine un’indagine. Che è stata chiusa pochi giorni fa. Confermando l’impianto accusatorio dei pm salernitani che il Csm, dopo Luigi De Magistris, decise di punire e trasferire.

NOSTRO COMMENTO: La verità prima o poi viene sempre a galla. Chi ha scheletri nell’armadio che se ne faccia una ragione.



Categorie:De Magistris, Giustizia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: