Belnome: la ‘Ndrangheta al Nord

Riceviamo e pubblichiamo da Antimafia2000.com (17_05_2011)

Belnome: cosi’ la ‘Ndrangheta comanda al nord

Si svela in un memoriale il primo pentito dell’operazione Crimine
di AMDuemila – 15 maggio 2011

“Vorrei che questo brutto male sia sconfitto. Che una volta per tutte sia distrutto. Vorrei che stesse lontano da tutti i ragazzi a un passo dalla ’ ndrangheta” . Si apre così il memoriale che il pentito Antonino Belnome – ex boss del locale di Giussano, provincia di Monza e della Brianza – ha consegnato a Ilda Boccassini, procuratore aggiunto della Dda di Milano.

Scritto tra il 2010 e il 2011 e depositato agli atti dell’inchiesta “Infinito”.
Belnome – affiliato alla cosca Gallace di Guardavalle, ma nato e cresciuto nella cittadina lombarda – è l’uomo che a luglio del 2008 ha preso parte al commando che ha ucciso Carmelo Novella, il boss che sognava l’indipendenza della Lombardia dalla Calabria. E che nell’ottobre dello scorso anno ha deciso di passare dalla parte della Giustizia, dopo essere stato arrestato nel corso dell’operazione “Crimine”.
“Memorie di un ex padrino” è il titolo del documento, 49 pagine in tutto, in cui Belnome – che ha riempito decine di verbali, ha svelato 4 omicidi e permesso l’apertura di nuove indagini – ha raccontato la vita trascorsa tra le fila dell’organizzazione radicata al nord sin dal giorno del suo ingresso nell’”onorata società”: “Per l’occasione – scrive – era stata organizzata una mangiata con carne arrostita. Eravamo una quindicina. Ci siamo messi in cerchio a braccia conserte. Colui che parlava disse: ‘Buon vespero, siete conformi?’.” Poi “mi chiesero di rinnegare padre, sorelle e fratelli fino alla settima generazione”.
Dopo il battesimo tutto cambia. “Un nuovo picciotto – prosegue Belnome – deve curare anche l’abbigliamento. Alle riunioni bisogna presentarsi con camicie a maniche lunghe. Dopodiché si mangia”. E, appena affiliati, si “riceve in dotazione una o più armi”: “Vieni messo alla prova con azioni inizialmente di basso profilo, tipo sparare una vetrina di un bar o un negozio, incendiare un negozio o macchine”. Poi, se ci sai fare, la carriera è assicurata ed è così che il giovane, entrato nell’organizzazione, acquisisce rapidamente “una dote importantissima, quella di padrino. Un affiliato normale ci avrebbe impiegato una vita e a volte non gli sarebbe bastata. Ero diventato boss e potevo comandare cinquanta uomini. Senza il mio benestare a Giussano non si poteva muovere una foglia”. Anche a tavola, “si iniziava solo quando io davo l’invito con un buon appetito” e la sensazione di onnipotenza era inebriante: “Come essere tre metri sopra il cielo”. “Gli uomini mi ammiravano”.
In quei momenti, prosegue il pentito, “sei fiero di te e non pensi ad altro. Cominciano a piacerti i locali più belli, lo champagne, le macchine sempre più belle, super orologi, mazzette di soldi sempre in tasca, vestiti firmatissimi. Insomma curi i particolari in maniera assurda”. E la sera quando “uscivamo con i ragazzi”, “nei locali non si pagava   mai. Vedevi tutti che ti guardavano e ti salutavano con timore o solo per far pensare che ti conoscevano”.
Insomma, “una volta dentro – sottolinea amaramente il collaboratore di giustizia – ci si trasforma e così in noi subentrano metamorfosi che prima non sapevamo nemmeno esistessero. La ‘ndrangheta è come la droga per un drogato, ti entra nella pelle. Acquisisci la sua mentalità, la sua durezza, la sua cattiveria. Vorresti sempre di più. Diventi sempre più spietato. La tranquillità non ti appartiene più e dovrai sempre guardarti dal carcere o dalla morte. Questo è quello che attende un ‘ndranghetista”. E “quando si entra a far parte della struttura – avverte – difficilmente se ne viene fuori”. “Ti insegnano a odiare lo Stato e le forze dell’ordine, ti inculcano nella testa che loro sono il marcio, i disonesti e tu sei il giusto”. Ma, nonostante tutto questo, “la ‘ndrangheta futuro non ne può dare. Sei rispettato finché sei il numero uno. Ma quando non lo sei più, sei messo da parte”.
Ora la vita di Belnome è cambiata: “Mentre sto scrivendo le mie memorie sono in isolamento. Mi sento graziato dal Signore e cambiato radicalmente dentro. Provo disprezzo per il mondo a cui appartengo”. Legalità e amore “nella ’ ndrina non esistono, è un mondo dove l’omicidio è dietro l’angolo” . “Nelle regole di ‘indrangheta un uomo deve avere tre virtù”: essere “freddo come il ghiaccio, duro come l’acciaio e umile come la seta”. Ma, soprattutto, la l’associazione “può disporre della vita di tutti, lei te la può dare e lei te la può levare quando vuole”.
Ora, in “ogni momento della giornata – prosegue Belnome – penso ai miei figli e mi frantuma il cuore non poter passare il tempo con loro. Prima gli riempivo di regali, ma non era quello che desideravano. Volevano semplicemente il loro papà. Tutto questo me lo ha rubato la ‘ndrangheta. Queste mie memorie sono per quei bambini che per colpa dei padri hanno una vita infelice”.
E “spero – è la conclusione – di essere di esempio per tutti quei ragazzi che sono vicini alla ’ndrangheta così da avere la forza di volontà di tornare indietro, la forza di voltarsi prima che sia troppo tardi”.

NOSTRO COMMENTO: Se è vero. Non è mai troppo tardi!



Categorie:mafia

1 reply

  1. GRAZIE ANTO…………..

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