Italia: giudizio finale

ARMAGEDDON ITALIA

di Loretta Napoleoni – 2 Novembre 2011

Un eventuale default dell’Italia potrebbe avvenire entro la primavera prossima, ma tutto dipende dalla Grecia. L’unica alternativa è un governo tecnico che vada contro la politica di austerità dettata da Bruxelles, affrontando il tabù dell’uscita dall’euro

Andamento altalenante oggi sui mercati finanziari. Dopo la giornata di passione vissuta ieri dalle Borse (con Milano maglia nera e il picco raggiunto dallo spread Btp-Bund) legata all’annuncio del referendum in Grecia, stamane i mercati avevano subito un rimbalzo, per poi virare in negativo. Male anche le borse asiatiche. Intanto, il Governo si riunisce per discutere misure urgenti necessarie a contrastare l’ondata speculativa che ha investito l’Italia.

Quando andrà in default l’Italia?

“È difficilissimo stabilire la data esatta, tutto dipende dalla Grecia perché ci troviamo di fronte a un effetto contagio. Il default della Grecia, infatti, trascinerebbe sicuramente anche l’Italia nella stessa situazione perché i mercati non hanno più fiducia non nella Grecia in sé, ma nell’Europa unita quale organizzazione che può salvare questi Paesi.
In più noi abbiamo un debito troppo grande, parliamo di 1900 miliardi di Euro, quindi neanche il fondo di stabilità potrebbe salvarci. Io credo che la situazione si definirà sicuramente entro la primavera prossima, il che vuol dire che anche un eventuale default dell’Italia avverrà entro quel periodo. Questo perché la Grecia, nell’ipotesi in cui riesca a superare la nuova crisi conseguente al referendum, in primavera avrà bisogno di altri soldi, quindi tornerà nuovamente sul mercato e chiederà chiaramente all’Europa unita delle risorse economiche che a quel punto sarà difficile che le vengano accordate.”

Si parla di governo tecnico. Sarebbe la soluzione?

“Purtroppo non credo che il cambio di governo sia la soluzione giusta per poter rimediare a quello che sta succedendo adesso, quello che ci vuole è una nuova politica.
Naturalmente l’Italia si trova in una situazione migliore della Grecia, in primis ha le maggiori riserve auree d’Europa, le quarte al mondo, quindi potrebbe usare queste, in più potrebbe fare una patrimoniale secca e quindi ridurre il debito pubblico al 100% o al di sotto del 100%. Questo però lo può fare qualsiasi governo, si tratta di una decisione politica, non di una decisione tecnica.”

Quando parli di patrimoniale cosa intendi?

“Si impone una tassa patrimoniale una tantum di una certa quantità, potrebbe essere per esempio il 5% sul patrimonio, chiaramente non andrebbe prevista per chi ha la prima casa, ma dalla seconda casa in poi, a quel punto la patrimoniale riuscirebbe, insieme alla vendita di una parte delle riserve auree, sicuramente a abbassare il debito entro i limiti che verrebbero accettati dal mercato. Tuttavia, se a queste misure si accompagna una politica di austerità, questo non è sufficiente: è qui il problema, ci vorrebbe un governo tecnico che andasse completamente controcorrente a quello che ci viene chiesto da Bruxelles, altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza. Se noi continuiamo con questa politica di austerità, che tra l’altro è stata introdotta adesso in Italia a differenza degli altri paesi, noi ci ritroveremo esattamente dove si trova la Grecia con una contrazione del Pil. Noi invece dobbiamo fare quello che ci è stato chiesto dagli americani già da alcuni mesi e che la Germania si rifiuta di fare che è il “quantitative easing”, per cui bisogna stampare la carta moneta, ma noi non lo possiamo fare perché non abbiamo la sovranità monetaria, l’abbiamo data a Bruxelles. Il Giappone è il secondo debito pubblico al mondo dopo lo Zimbabwe ma è un paese che non viene attaccato dai mercati finanziari, perché ha la sovranità nazionale, il che vuole dire che il Giappone può stampare la propria moneta, noi non lo possiamo fare né lo può fare la Grecia, è questo il problema dell’Italia!
Anche un governo tecnico dovrebbe affrontare questo problema e questo in Italia è un tabù perché l’uscita dall’euro non è neanche una possibilità da dibattere, tant’è vero che la Grecia in un certo senso sta forzando la mano, perché la decisione di fare un referendum è finalizzata a forzare la mano al G20 dopodomani sulla discussione di una possibile uscita dall’Euro.”

Che succederebbe se la Grecia uscisse dall’euro?

“Se la Grecia riuscisse a uscire in un modo ordinato e con il placet del resto dell’Europa, allora questo sicuramente sarebbe positivo per i mercati. Se invece la Grecia, perché questo succederà, dovesse uscire in modo disordinato, ritrovandosi- come ha già paventato Papandreou- senza i soldi, letteralmente senza la carta moneta per poter pagare stipendi e pensioni, sarebbe un disastro, l’Armageddon finanziario. Sarebbe peggio sicuramente del crollo della Lehman Brothers e anche del crollo di Wall Street del ’29.”



Categorie:Economia, Politica

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