Cosa sono e come operano le Agenzie di rating

Per chiarire le idee al lettore abbiamo pubblicato due articoli sulle agenzie di rating che, in pratica, servono per tutelare gli interessi degli investitori. Vediamoli nella loro evoluzione.

COSA SONO LE AGENZIE DI RATING

Fonte: http://www.infomedi.it/agenzie-rating.htm

Le borse crollano ancora. E se per Carlo Clericetti non è colpa del rating, la realtà sembra essere un’altra. Esiste un oligopolio del rating? Siamo effettivamente schiavi delle agenzie oppure hanno ragione dai banchi del Pdl a sostenere che “il mercato non decide chi governa”? Che cos’è effettivamente il rating? Ovvero. Di cosa si sta parlando, in concreto, da giorni? E quali nuovi spettri si aggirano per il mondo?Partiamo da un fatto evidente: per quanto si schermiscano, le agenzie di rating hanno un potere enorme. Una loro azione può causare – insieme ad altre congiunture, ovviamente – quella crisi del debito che sta attraversando tutto il mondo. Esse possono tenere sotto scacco un’intero stato. E non uno stato piccolo, come la Grecia o il Portogallo. No. Una potenza internazionale come gli Stati Uniti d’America.
“Scopriamo”, giornalisticamente, che esistono queste agenzie di rating, e sentiamo improvvisamente parlare di Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch, di downgrading del debito, AAA, AA+ e via dicendo. Come se fossero termini che riguardano la nostra quotidianità (e soprattutto, con una confusione immane, come se gli Stati si indebitassero esattamente come fanno le persone. Non è proprio così, ma ne parleremo). Ma è bene approfondire e scoprire anche le critiche alle agenzie stesse. Critiche che sembrerebbero esserci solo quando le agenzie provocano una qualche crisi – magari agevolando una qualche speculazione – ma che afferiscono a questioni che sono più di concetto che legate strettamente all’attualità.
 Cosa sono le agenzie di rating?
Le agenzie di rating sono delle compagnie che assegnano una valutazione (il cosiddetto rating, appunto) su titoli e obbligazioni di imprese private oppure sui titoli di stato (quindi sul debito degli Stati). Storicamente, si ritene che le agenzie di rating nascano per l’esigenza di trasparenza da parte delle compagnie nel mondo della finanza, un’istanza portata avanti da svariati esperti del settore (con interessi diversi) fra cui, per esempio, John Moody (giornalista economista) o Henry Varnum Poor (imprenditore statunitense). Le agenzie di rating esprimono, in sostanza, un “voto” sulla solidità di un’azienda o di uno stato. Un voto alfabetico decrescente. Per esempio, per S&P, AAA significa “elevata capacità di ripagare il debito”. D significa “in perdita”. S&P ha appena declassato gli U.S.A. da AAA ad AA+, per capirci. Ovvero, da “elevata capacità di ripagare il debito” a “alta capacità di ripagare il debito”.

Quali sono le principali agenzie di rating?
Ci interessano, per il momento, le agenzie di rating che esprimono giudizi sugli Stati e sul loro debito pubblico. Esse sono le cosiddette Big Three: Standard&Poor’s, Moody’s (entrambe statunitensi) e Fitch (con una doppia sede a New York e a Londra). Esse, in qualche modo, rappresentano un vero e proprio oligopolio di questo tipo di mercato.
Moody è controllata principalmente da una holding (Berkshire Hathaway) e da un fondo di investimento (Davis Selected Advisers).
S&P è una divisione della The McGraw-Hill Companies, Inc.
Fitch è una compagnia minore della FIMALAC, una finanziaria francese.

Le critiche alle agenzie di rating
Non ci vuole un genio per capire che, visto che le agenzie di rating non sono composte da esseri soprannaturali, omniscenti e imparziali, ma piuttosto hanno enormi interessi sul mercato, ci sia quantomeno il dubbio che possano vivere in un perenne conflitto di interessi. Non solo: visto che le Big Three sono le uniche riconosciute negli States (Nationally Recognized Statistical Rating Organization). Il che significa che di fatto esercitano un ruolo di oligopolio.
Implicitamente, queste agenzie sono state assegnatarie, da parte degli U.S.A. e quindi dei governi di tutto il mondo, di un potere regolatorio: esse sono agenzie votate al profitto e le loro valutazioni possono anche avere secondi fini. Sia nella valutazione delle compagnie private sia in quelle degli Stati: possono, di fatto, esercitare anche un potere per dare segnali politici (S&P, per esempio, è stata abbastanza esplicita con Obama) o favorire manovre speculatorie.
Non solo. Le agenzie possono sbagliare. O possono entrare a far parte del pacchetto di acquirenti di certe obbligazioni (capita che poco prima un’azienda sia valutata con tre B e diventi una tripla-A subito dopo questa operazione).
Insomma. Le Big Three esercitano, senza ombra di dubbio, un potere parallelo a quello realmente esercitato dai politici democraticamente eletti. Piaccia o meno, e senza stare lì a tirar fuori alcun tipo di teoria complottistica – si tratta di un potere “occulto” solo perché non percepibile in maniera concreta dall’opinione pubblica -, è evidente che “i mercati” controllino in vari settori la politica, potendo esercitare, attraverso le agenzie di rating, una forma di ricatto sui governi di tutto il mondo.

Cos’è Moody’s? Chi la controlla?
Pubblicato: mercoledì 05 ottobre 2011 da Alberto Puliafito

Moody’s, come abbiamo scritto nottetempo, ha declassato l’Italia, così come Standard & Poor’s. E’ utile avere un quadro generale per capire chi controlli effettivamente le agenzie di rating. Tanto per cominciare, bisogna precisare che la Moody’s Investor Service INC (ovvero la società che si occupa effettivamente del rating di debiti sovrani e aziendali) è parte della Moody’s Corporation (la società “madre”, che possiede anche la Moody’s Agency). Quel che ci interessa è, appunto, la Moody’s Investor Service Inc., l’agenzia di rating.
E’ stata fondata nel 1900, con il nome di John Moody & Compani e ha prodotto, per prima cosa, un Manuale (Moody’s Manual of Industrial and MIscellaneous Securities). Fallì nel 1907, con la grande crisi finanziaria, poi fu rifondata nel 1909, sempre da John Moody. Nel 1924 analizzava già quasi il 100% delle obbligazioni del mercato statunitense. Dagli anni ‘70 ha iniziato con la pratica di valutare anche i debiti sovrani, così come Standard&Poor’s.
Nel consiglio d’amministrazione di Moody’s siedono personaggi che hanno ruoli chiave in varie “companies” americane: sul sito ufficiale sono resi noti tutti i nomi e gli altri incarichi che ricoprono. Eccoli: Basil L. Anderson (direttore di Becton, Dickinson and Company, Hasbro, Inc. e Staples, Inc.); Jorge A. Bermudez (direttore dell’Electric Reliability Council of Texas, Inc.), Darrell Duffie(della Stanford University), Robert R. Glauber (direttore di Freddie Mac, XL Capital LTD), Ewald Kist (direttore di DSM N.V., Royal Philips Electronics), Henry A. McKinnell, Jr. (direttore di Angiotech Pharmaceuticals, Inc.), John K. Wulff (direttore di Celanese Corporation, Chemtura Corporation, Sunoco, Inc.).
Se consideriamo i “privati” o le compagnie, quella che possiede la quota più ampia di Moody’s è la Berkshire Hathaway Inc. (12,42%), il cui Presidente è Warren Buffett (nel 2008, indicato da Forbes come la persona più ricca del mondo. Ora è solamente al terzo posto) e al cui consiglio d’amministrazione siedono amministratori con incarichi in molte altre compagnie americane: c’è anche Bill Gates (nell’immagine, grazie allo strumento They Rule, con un aggiornato database di tutte le “companies” americane, ecco il cda di Berkshire Hathaway Inc e le correlazioni con altre grandi compagnie).
Ma il grosso del capitale è detenuto dai cosiddetti “investor management” (come, per esempio, il Capital World Investor, che detiene il 12,05% di Moody) o, più genericamente, da fondi di investimento, come si può verificare su Bloomberg.
E’ dunque evidente che un organismo privato e prettamente finanziario, con poteri politici (se non altro in quanto le proprie decisioni influenzano parecchio il mondo politico) sia completamente nelle mani del cosiddetto mercato, con buona pace di chi sostiene che i mercati non influenzano il Governo.

Standard & Poor’s ha abbassato il rating di nove paesi europei, compreso il nostro: che cosa significa e che effetti avrà sull’economia

Fonte: il POST.IT

Anticipata da molte voci che sono proseguite per tutto il pomeriggio, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha annunciato ieri sera (dopo la chiusura delle borse europee) alcune revisioni al ribasso delle stime di rischio per i debiti sovrani europei. La più importante è la perdita della valutazione massima (AAA) da parte della Francia, mentre la valutazione dell’Italia è stata abbassata di due livelli, da A a BBB+.
1. Che cosa è successo
L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato ieri la valutazione di rischio (rating) del debito pubblico di nove paesi europei. La mossa, almeno in parte, era attesa da tempo: S&P aveva annunciato il 6 dicembre 2011 di aver messo 15 paesi della zona euro in “CreditWatch negativo”, ovvero di aver avviato una procedura di revisione della valutazione del rischio, che dura fino a un massimo di tre mesi e in oltre la metà dei casi si conclude con un abbassamento della valutazione (il cosiddetto downgrade). Altri paesi erano già sotto osservazione.
Queste sono state le modifiche di rating e gli outlook (ovvero le previsioni sulla situazione futura):

– Austria: da AAA a AA+
– Cipro: da BBB a BB+
– Francia: da AAA a AA+
– Italia: da A a BBB+
– Malta: da A a A-
– Portogallo: da BBB- a BB
– Slovacchia: da A+ a A
– Slovenia: da AA- a A+
– Spagna: da AA- a A

Tutti i paesi hanno ricevuto anche un outlook negativo. S&P ha deciso di mantenere invariati i rating di Finlandia, Germania, Lussemburgo, Olanda (tutti AAA), Belgio (AA), Estonia (AA-), Irlanda (BBB+),
S&P aveva già abbassato la valutazione del debito sovrano italiano da A+ ad A lo scorso 20 settembre (allora con valutazioni molto critiche sul governo Berlusconi). Moody’s aveva fatto lo stesso il 4 ottobre, portando la valutazione da A2 a Aa2. La Francia, invece, era fino a ieri uno dei diciotto paesi che avevano la valutazione di “tripla A”, il più alto, ma di una possibile revisione verso il basso della sua valutazione si parlava almeno dall’estate scorsa. Dei sei Stati europei che adottano l’euro e avevano la tripla A – oltre alla Francia, Austria, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi – la Francia ha il rapporto più alto tra deficit e PIL e tra debito e PIL.
2. Che cosa significa
Le agenzie di rating sono società private che, al termine di studi e ricerche, forniscono giudizi – rating, appunto – su titoli obbligazionari e imprese. Questi giudizi fanno riferimento all’affidabilità degli investimenti: un rating basso corrisponde a un rischio più alto e viceversa. Le loro valutazioni sono utilizzate sia dagli investitori sia dai governi e dalle istituzioni (anche se dopo le critiche degli ultimi mesi il loro ruolo è stato ridimensionato), in modi molto differenti.
Le istituzioni si basano a volte sui giudizi delle agenzie di rating per decidere, ad esempio, le garanzie che devono essere date dalle società per operare sul mercato finanziario (più alto il rischio, più alte le garanzie). Gli stati sovrani, se hanno un rating molto basso (BB o inferiore per S&P, cosiddetto non-investment grade), non possono sperare di vendere i loro titoli di stato e non tengono neppure le aste (è il caso, ad esempio, di molti paesi africani). Gli investitori, invece, si basano anche sulle agenzie di rating per decidere dove mettere i loro soldi. Prendiamo l’esempio di un fondo pensionistico canadese, che gestisce milioni di dollari di risparmi: vedendo che il rating del debito pubblico italiano è calato a BBB+, possono decidere di investire in altri titoli invece che nei BTp italiani.
3. Chi sono quelli di Standard & Poor’s
Esistono diverse agenzie di rating e la gran parte di queste si occupano di declassare o promuovere i titoli delle società quotate in borsa. Ce ne sono tre, però, che fanno la stessa cosa con i titoli di Stato. Sono le tre agenzie di rating più grosse e influenti e i loro nomi ci sono familiari: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Insieme, vengono definite le Tre Grandi, le Big Three. Standard & Poor’s è l’erede di una società fondata a metà dell’Ottocento, ha la sua sede principale a New York e impiega circa diecimila persone in diversi uffici distaccati in tutto il mondo.
Anche Moody’s è statunitense, e spesso i suoi abbassamenti di valutazione sono andati insieme a quelli di S&P. Fitch, invece, ha sede a Parigi, e ha già annunciato che per tutto il 2012 non rivedrà al ribasso la valutazione del debito francese.
4. Che cosa può succedere adesso
La decisione era attesa e viene in un momento in cui la sfiducia degli investitori verso la situazione economica europea è alta da diverse settimane. È facile che il downgrade di S&P abbia un effetto negativo sui mercati, alla riapertura delle borse di lunedì prossimo: ma l’agenzia di rating ha certificato una situazione e delle preoccupazioni (ad esempio sui conti pubblici francesi) che erano noti da tempo. Una delle critiche al meccanismo delle agenzie di rating, comunque, è che queste intervengano con ritardo in un momento di crisi “certificando” la crisi e con l’effetto di diminuire la fiducia degli investitori, aggravando la situazione difficile: una sorta di profezia auto-avverante.
Piuttosto, sarà importante vedere quale valutazione del rischio verrà assegnata ai titoli dei fondi salva-stati europei, come l’EFSF: se non avrà la “tripla A” (la procedura di revisione è in corso in queste settimane da parte delle agenzie di rating), gli interventi di salvataggio diventeranno molto più costosi e molto meno efficaci.
5. Le reazioni
Diversi esponenti dei governi europei hanno cercato di ridimensionare l’importanza dell’abbassamento della valutazione, come il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble (che ha invitato a “non sovrastimare” le decisioni delle agenzie di rating e ha ribadito la fiducia nella Francia e nell’Austria). L’opposizione francese del partito socialista francese ha attaccato duramente Sarkozy, dicendo che il declassamento è una sua sconfitta.
Ma parallelamente è ricominciata la critica alle agenzie di rating, al loro funzionamento e a possibili condizionamenti della politica internazionale o degli interessi finanziari: l’editoriale di Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, ad esempio, parla del downgrade recente come di “un giudizio con una larga componente politico-istituzionale da parte di un’agenzia di rating americana: cioè di un Paese da sempre scettico sul destino della moneta unica”.



Categorie:Economia, Politica

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