Soggetti da avviare a visita medica: Avv.ti Berni e De Martino

Quali sono i soggetti che devono essere avviati alla visita medica


Avvocati Giampaolo Giorgio Berni Ferretti e Paolo De Martino del Foro di Milano


Quali siano i soggetti che, sulla base della qualifica loro attribuita di “lavoratori”, devono essere avviati dal “datore di lavoro” alla visita medica?
Sul tema è intervenuta la recente sentenza della Cassazione Penale Sez. 3, 06 novembre 2020, n. 30923, chiarendo quali sono i soggetti che devono essere avviati dal “datore di lavoro” alla visita medica.
Già Giurisprudenza consolidata ed in particolare la pronuncia delle Sezioni unite sul caso Thyssen Krupp, dettava i profili di tipicità e colpevolezza al confine tra dolo e colpa, da cui emergeva che gli obblighi di
prevenzione, assicurazione e sorveglianza gravanti sul datore di lavoro possono essere delegati, con il conseguente subentro del delegato nella posizione di garanzia che fa capo al delegante, qualora sussistano i
requisiti previsti dall’art. 16 del c.d. Testo unico sulla sicurezza e segnatamente, il contenuto espresso, specifico e certo dell’atto di delega, la capacità tecnica e l’idoneità del soggetto delegato.
Ora nella recente richiamata pronuncia (sentenza Cassazione Penale, Sez. 3, 06 novembre 2020, n. 30923) il Tribunale di Treviso con sentenza del 23 settembre 2019, individuava come responsabile del reato di cui all’art. 18, comma 1, lettera g), del dlgs n. 81 del 2008 (Obblighi del datore di lavoro e del dirigente) in quanto, in qualità di datore di lavoro, il titolare di un’impresa individuale specializzata nello svolgimento di
opere edili, avrebbe omesso di inviare un dipendente, il quale svolgeva un’attività comportante
l’assunzione di rischi per la salute e la sicurezza, alla visita medica secondo le scadenza programmate; egli
era stato, pertanto, condannato alla pena di giustizia.
Veniva Impugnata la Sentenza per Cassazione 3 motivi:
con il primo ha contestato la correttezza della valutazione del materiale probatorio nonché la
valutazione operata dal Tribunale quanto alla qualifica di lavoratore da attribuire al B.F., cioè al
soggetto non avviato alle visite mediche; egli, infatti, secondo la versione confermata dai testi
escussi non era assolutamente un soggetto alle dipendenze dell’imputato ma era persona cui
l’imputato aveva semplicemente chiesto un consiglio tecnico; egli pertanto non doveva essere
sottoposto ad alcuna visita medica su indicazione dell’imputato.
Con il secondo motivo di ricorso è stata contestata la mancata concessione delle attenuanti
generiche che, viceversa, potevano essere giustificate, ad avviso del ricorrente, in ragione delle
ridottissime dimensioni della impresa gestita dall’imputato.
Infine, con il terzo motivo di ricorso è stata contestata la entità della pena inflitta in misura di euro
4.000,00 di ammenda, cioè non in prossimità della minima sanzione pecuniaria prevista per il reato
in questione.
Osserva il Collegio che la disposizione che si assume essere stata violata dal ricorrente prevede, per quanto
ora interessa, sotto la comminatoria della sanzione penale che il datore di lavoro, che esercita le attività di
cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e
competenze ad essi conferite, devono: (…) g) inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze
previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente l’osservanza degli
obblighi previsti a suo carico, posti dall’ art 41 dlgs n. 81 del 2008 in tema di riordino e coordinamento
delle normative in tema di sicurezza e tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di
lavoro-
Particolarmente la sorveglianza sanitaria comprende:
a) visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è
destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;
b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità
alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa,
viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal
medico competente in funzione della valutazione del rischio. L’organo di vigilanza, con provvedimento
motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati
dal medico competente;
c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi
professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell’attività lavorativa
svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica
d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla mansione specifica;
e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente.
La Corte a questo punto individua quali siano i soggetti che, sulla base della qualifica loro attribuita di
“lavoratori”, debbano essere avviati dal “datore di lavoro” alla visita medica.
Ovvero, seguendo il ragionamento della Corte la disposizione per cui il datore di lavoro provveda ad
“inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria”,
deve essere intesa nel senso che il predetto obbligo sia riferito solo all’ipotesi in cui il rapporto di lavoro sia
caratterizzato da una certa durata nel tempo, posto che diversamente, ove la stessa si riferisse anche a
prestazioni occasionali destinate ad esaurirsi uno actu, non avrebbe alcun senso il richiamo alle “scadenze
previste dal programma di sorveglianza sanitaria”, le quali logicamente implicano una certa ampiezza del
tempo in cui la prestazione lavorativa è svolta”.
Nel caso concreto il Tribunale ha osservato che anche la mera consulenza occasionale sarebbe da far
ritenere nella definizione di “lavoratore” stabilita al D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 2 ed a rendere, pertanto,
obbligatori nei confronti del datore di lavoro gli obblighi connessi derivanti dal citato D.Lgs. n. 81 del 2008,
art. 18 (Obblighi del datore di lavoro e del dirigente)
Ove si aderisca, come il Tribunale ha fatto, alla prospettazione secondo la quale anche l’ eventuale
occasionalità del rapporto lavorativo avrebbe imposto al datore di lavoro l’adempimento dell’obbligo di cui
al capo di imputazione, minerebbe radicalmente, sotto il profilo della logica, l’interpretazione della
normativa applicabile al caso, così viziando la motivazione della sentenza impugnata, che deve essere,
pertanto, annullata, restando assorbiti i restanti motivi di impugnazione, “con rinvio al Tribunale di Treviso
che, in diversa composizione personale, valuterà, in conformità ai principi esposti, se la valutazione della
natura del rapporto intercorso fra il datore di lavoro ed il lavoratore occasionale e quella della situazione
fattuale ad esso sottostante giustifichino o meno l’attributo della doverosità in capo all’imputato
dell’adempimento di quanto stabilito dalla disposizione che, secondo la ipotesi accusatoria, egli avrebbe
violato”.
Link:
https://spacepress.wordpress.com/2021/05/18/soggetti-da-avviare-a-visita-medica-avv-ti-berni-e-de-martino/



Categorie:Politica

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