Federico Aldrovandi: sentenza

Federico Aldrovandi: licenza di uccidere

Fonte: StaffGrillo


Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono agenti di Polizia. Sono persone libere di muoversi e di fare ciò che vogliono. Non sono stati espulsi dalla Polizia. Hanno ucciso un ragazzo di nome Federico Aldrovandi a manganellate. Sono stati condannati ieri dal tribunale di Ferrara per eccesso colposo in omicidio colposo a 3 anni e 6 mesi. L’omicidio di un ragazzo, se sei in divisa, vale 3 anni e 6 mesi e non vieni neppure radiato. Equivale alla licenza di uccidere. Se quattro ragazzi avessero ucciso un poliziotto a bastonate che pena avebbero avuto? E avrebbero mantenuto il loro impiego? Chiedo a Manganelli, capo della Polizia, alla luce della sentenza di ieri, di radiare i poliziotti condannati. La loro presenza nella Polizia disonora tutti i poliziotti onesti.

Dall’aula del Tribunale di Ferrara:

Blog: “Il giudice Filippo Maria Caruso, del tribunale di Ferrara, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere i 4 poliziotti accusati di eccesso colposo nell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia.

Si tratta di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, che col beneficio dei 3 anni di indulto non trascorreranno nemmeno un minuto in carcere.

Infatti, gli agenti non sono nemmeno stati licenziati perché svolgono tuttora servizio.

La sentenza di primo grado è arrivata poco prima delle 19, dopo una giornata di arringhe da parte di accusa e difesa e decine di udienze, cominciate nell’ottobre del 2007.

Si chiude così il primo atto di una tragedia. Di quella che da normale controllo si è trasformata in una mattanza ai danni di un ragazzo appena 18enne, disarmato, incensurato e anche ammanettato.

Il pm Nicola Proto, che aveva chiesto 3 anni e 8 mesi, ha detto che Federico è stato ferocemente ucciso senza che fossero state ascoltate le sue richieste di aiuto, come hanno riferito due testimoni che si trovavano nella zona dell’ippodromo di Ferrara, teatro della vicenda. Una collutazione imprudente che è degenerata con manganellate in testa oltre che su braccia, gambe e schiena, il trascinamento sull’asfalto e lo schiacciamento del corpo da parte di uno dei militari che ha portato il giovane alla morte anche per ipossia.

Come Riccardo Rasman, anche Federico Aldrovandi è stato ammanettato e messo a pancia in giù prima di morire.

I risultati della perizia medico legale hanno evidenziato ecchimosi ed ematomi sparsi su tutto il corpo, fra cui una lesione alla testa in sede occipitale, testicoli schiacciati, una profonda ferita su una natica e graffi sul viso.

Secondo la tesi di un cardiopatologo dell’Università di Padova, il professor Thiene, il cuore di Federico avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.

Inoltre le registrazioni del colloquio telefonico della Centrale operativa nei minuti successivi al fermo di Federico lasciano pochi dubbi: “… l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… È mezzo morto”.

Insomma, secondo il pm l’omicidio è maturato in una condizione di evidente sproporzione fra qualunque entità di agitazione psicomotoria del ragazzo, solo, disarmato e ammanettato, rispetto allo stato degli agenti, che erano in quattro, tutti sobri e anche armati.

La violenza delle botte è stata tale che due manganelli si sono addirittura rotti.

La complicata ricostruzione di ciò che avvenne quella domenica mattina di settembre del 2005 dagli avvocati di parte civile, ha mirato a dimostrare le difficoltà per raggiungere il processo stesso.

Secondo i difensori (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) che hanno chiesto l’assoluzione degli agenti, hanno detto che le ferite di Federico se le era procurate da solo in uno stato di autolesionismo per effetto delle sostanze psicotrope assunte la notte prima assieme agli amici al Link di Bologna, che gli avrebbero procurato lo scompenso di ossigeno fatale.

Secondo le difese gli imputati agirono rispettando le regole previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo.

Nell’aula gremita, alla presenza dei genitori di Federico, e anche di due imputati, le arringhe si sono succedute in un clima di silenzio ma anche di tensione, sfociato ad un certo punto nel lancio in aria di decine di volantini su cui si vede il viso di Federico e una scritta.

Quasi alle sette di sera, dopo cinque ore di camera di consiglio, la lettura della sentenza di condanna.

La mamma di Federico

Blog: Signora Aldrovandi, le posso chiedere che cosa prova, a caldo?

Mamma di Federico: Adesso cosa potrei dire? E’ giusto!

Blog: E’ stata fatta giustizia?

Mamma di Federico: Sì. Io non ho capito tutto. Ho sentito ‘condanna’ poi …

Blog: Tre anni e sei mesi.

Mamma di Federico: L’importante è che ci sia la condanna. Il tempo non riesco a giudicarlo. L’importante è che questo Tribunale abbia sancito la condanna. Abbiamo fatto tanto e voi sapete quanto ci è costato. La condanna è l’unica cosa giusta.

Blog: Rimane soltanto l’enigma della ferocia, della violenza usata nei confronti di suo figlio.

Mamma di Federico: E’ violenza gratuita. Pura ferocia. Non ci hanno fornito nessuna spiegazione …

Blog: Lei non si è mai data un motivo di tutto questo?

Mamma di Federico: Ci ho pensato tanto, assolutamente no, se non la pura ferocia degli imputati che adesso sono condannati colpevoli.

Il papà di Federico

Papà di Federico: Il sogno sarebbe poter far tornare Federico, vederlo rientrare magari accanto al giudice. Non si può. Però per Federico voglio giustizia – e c’è stata, in parte – rispetto e dignità. Tutte quelle persone, anche in divisa, che hanno parlato male di Federico si ricredano e chiedano scusa …

Blog: Quello che rimane è la ferocia, la violenza usata nei confronti di suo figlio. Perché?

Papà di Federico: Non lo so. Non lo so. Che fossero loro, quella mattina, in uno stato tale che non li abbia frenati. Non so. Hanno tentato di trovare qualsiasi cosa su Federico, ma … Quelle persone, quella mattina, erano a posto?

Blog: Non c’era stato nulla prima che avesse potuto far presagire qualcosa di simile?

Papà di Federico: Con Federico? Ci vivevo praticamente sedici ore al giorno con lui quindi … era controllato … quello che è successo quella mattina è qualcosa di incredibile, assurdo. Se avesse fatto qualcosa di sbagliato, avrebbe dovuto anche pagare per quello che aveva fatto. Ma non aveva fatto niente!

Blog: Condanna giusta o insufficiente?

Papà di Federico: Come si fa a dire condanna giusta? Io avrei dato l’ergastolo a queste persone, per quello che ho potuto constatare durante il processo, cioè le violenze che sono state usate nei confronti di Federico. Le falsità che sono state palesate da questi nelle loro relazioni di servizio.

Un domani, se mai, racconterò certe cose. Però, va bene così. Adesso mi auguro che queste persone vengano licenziate. Perché non è giusto che noi per 47 mesi abbiamo pagato lo stipendio a quattro persone, e non solo a loro, perché c’è anche l’inchiesta bis che sta andando avanti, su presunte ommissioni e presunti depistaggi che saranno al vaglio della magistratura, sulla quale ripongo la massima fiducia. So che faranno il loro lavoro con la massima coscienza, come hanno fatto finora.

Quindi chiedo il licenziamento di queste persone per il male fatto non solo a Federico, ma anche alle stesse istituzioni e a persone che vestono la divisa in maniera onesta, come me, e non è giusto che ci rimettano loro.

L’avvocato Fabio Anselmo

Blog: Avvocato Anselmo, rispetto alla vicenda Rasman

Avvocato: Beh, non amo fare paragoni, anche perché non spetta a me farli. Io credo che questi siano casi terribili che meritano una riflessione di carattere generale. Certamente questa è una sentenza che toglie qualsiasi tipo di possibilità e di dubbio sulla responsabilità degli imputati e sulla gravità di quanto da loro commesso. È una sentenza, questa, terribile. Perché, cosa significa? Significa che noi come generazione abbiamo creato un mondo terribile per i nostri figli, per i ragazzi di diciotto anni. Abbiamo creato un mondo spietato e questa sentenza lo certifica. E quindi la responsabilità, come generazione, dal punto di vista politico, genitoriale, scolastico eccetera, ce la dobbiamo prendere tutti. Perché noi abbiamo creato questo mondo nell’ambito del quale Federico Aldrovandi è morto. In quelle condizioni e in questo modo. E questo è una responsabilità di tutti e non solo dei quattro poliziotti. “

Vi riportiamo da Wikipedia l’iter dei fatti, altrimenti, chi legge per la prima volta capisce poco.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Aldrovandi

Il caso Aldrovandi è la vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno alla morte in circostanze da chiarire dello studente ferrarese Federico Aldrovandi.

2005, dopo una chiamata al 113 di una signora spaventata segnalava la presenza di un ragazzo «che sbatteva dappertutto» [1], presso l’ippodromo di Ferrara, una pattuglia della polizia interveniva a fermare il giovane Aldrovandi.

Secondo il rapporto della Questura, all’arrivo della volante “Alfa 3”, vi fu una colluttazione tra il ragazzo ed i quattro agenti (tre uomini ed una donna), che dovettero procedere alla sua immobilizzazione. Dopo l’arrivo di una ulteriore volante, l’Alfa 2, alle 6.04 la prima pattuglia richiedeva alla propria centrale operativa l’invio di un’ambulanza del 118, per un sopraggiunto malore. Secondo i tabulati dell’intervento, alle 6.10 arrivò la chiamata da parte del 113 a Ferrara Soccorso, che inviò sul posto un’autoambulanza ed un automedica, giunte sul posto rispettivamente alle 6.15 ed alle 6.18.

All’arrivo sul posto il personale del 118 trovava il paziente “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena (…) era incosciente e non rispondeva”. L’intervento si concluse, dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte del giovane, per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”[2].

I dubbi della famiglia [modifica]

La famiglia venne avvertita solamente alle 11 del mattino, quasi cinque ore dopo la constatazione del decesso. I genitori, di fronte alle numerose lesioni ed ecchimosi presenti sul corpo del ragazzo, ritennero poco credibile la morte per un malore.

Il 2 gennaio 2006 la madre di Federico aprì un blog su internet, chiedendo che venisse fatta luce su alcuni contorni oscuri di tutta la vicenda. Questo causò un’accelerazione delle indagini, peraltro già in corso.

Il 20 febbraio 2006 vennero depositati i risultati della perizia medico legale disposta dal Pubblico Ministero, secondo la quale “la causa e le modalità della morte di A. risiedono in una insufficienza miocardica contrattile acuta (…) conseguente all’assunzione di eroina, ketamina ed alcool”[3].

Secondo i periti della famiglia, secondo un’indagine medico–legale depositata il 28 febbraio, dall’esame autoptico la causa ultima di morte sarebbe stata “un’anossia posturale”, dovuta al caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante l’immobilizzazione. Per quanto riguarda l’assunzione di droghe, la quantità di sostanze tossiche assunte dal giovane era la medesima rilevata dai periti della Procura, ma assolutamente non sufficiente a causare l’arresto respiratorio: in particolare l’alcool (0,4 g/L) era inferiore ai limiti fissati dal Codice della Strada per guidare, la ketamina era 175 volte inferiore alla dose letale, e l’eroina assunta non poteva essere significativa, stante lo stato di agitazione imputato ad Aldrovandi[4]. Inoltre sia la perizia che i risultati delle indagini avrebbero evidenziato un contesto di gravi violenze subite dal giovane durante tutto l’intervento della pattuglia.

Nel frattempo la notorietà della storia aumentava sempre di più, grazie alla mobilitazione di associazioni, comitati, scuole, del Consiglio comunale di Ferrara, arrivando fino alla partecipazione a trasmissioni televisive nazionali[5].

Apertura dell’inchiesta [modifica]

Il 15 marzo 2006 arrivò la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dei quattro agenti che avevano proceduto all’arresto di Aldrovandi, per omicidio colposo. L’avviso di garanzia venne notificato loro il 6 aprile. Il 16 giugno si tenne il primo incidente probatorio, di fronte al Giudice per le indagini preliminari, fra la famiglia della vittima, i quattro imputati ed una testimone oculare dell’accaduto, che confermò le violenze e la compressione fisica esercitata su Federico. Emersero tra le altre una lunga escoriazione alla natica sinistra, segno di trascinamento sull’asfalto, ed un importante schiacciamento dei testicoli. Nel frattempo venne disposta una perizia super-partes, con un incarico affidato all’Istituto di medicina legale di Torino.

Dalle indagini nel frattempo emergevano vari elementi incoerenti, come il fatto che il PM non fosse andato a compiere un sopralluogo sulla scena del decesso; che non fosse stata sequestrata l’automobile su cui, a detta degli agenti, si sarebbe ferito Aldrovandi; che non fossero stati sequestrati i manganelli, di cui due rotti, come confermato dall’on. Carlo Giovanardi in corso di interrogazione parlamentare[6]; ed infine che il nastro contenente le comunicazioni fra il 113 e la pattuglia fosse stato messo a disposizione della Procura soltanto molto tempo dopo. Per questi motivi venne aperta una seconda inchiesta presso la Procura di Ferrara, per vari reati, tra cui falso, omissione e mancata trasmissione di atti.

L’11 novembre venne depositata la perizia eseguita a Torino, in cui veniva escluso categoricamente un nesso fra la morte e le sostanze psicotrope assunte da Aldrovandi, e secondo la quale la causa del decesso era una morte improvvisa per insufficienza funzionale cardio-respiratoria, definita dagli autori anglosassoni come “excited delirium syndrome”. Dalla discussione delle perizia, avvenuta il 14 dicembre successivo, emerse un ruolo attivo delle persone che erano con Aldrovandi.

Il processo [modifica]

Il 10 gennaio 2007 venivano formalmente rinviati a giudizio, per omicidio colposo, gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, per aver ecceduto i limiti dell’adempimento di un dovere, per aver procrastinato la violenza anche dopo aver vinto la resistenza del giovane, e per aver ritardato l’intervento dell’ambulanza. Dopo le procedure di istruzione del processo, la prima udienza venne fissata per l’ottobre 2007. All’inizio di febbraio 2008 viene mostrato un filmato di dieci minuti, girato dalla polizia scientifica sul luogo dell’evento, dopo la partenza dell’ambulanza e prima dell’arrivo del medico legale, in cui gli agenti presenti sul posto scambiano considerazioni sull’accaduto. Nel video emergerebbero preoccupanti divergenze con le foto scattate dal medico legale[7].

Il 26 giugno, per la prima volta, vengono interrogati durante il processo i quattro imputati, i quali si dichiarano stupiti della morte della vittima, che “stava benissimo” prima dell’arrivo dei sanitari, mentre la registrazione della Centrale operativa riporta chiaramente: “… l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… È mezzo morto”. Ancora, gli agenti raccontarono che i due sfollagente si sarebbero rotti per un calcio di Aldrovandi, e per una caduta accidentale di un poliziotto. Sempre secondo la deposizione, l’ambulanza fu chiamata immediatamente, mentre non fu utilizzato il defibrillatore automatico di cui era dotata la volante poiché Aldrovandi non aveva “mai dato segni di sofferenza”[8].

Ulteriori perizie [modifica]

Il 10 ottobre i periti della difesa fornirono una versione opposta alle perizie di parte civile, ribadendo la rilevanza delle sostanze assunte dal giovane, in quantità sufficienti a causarne la morte, ed escludendo che la colluttazione o il mantenimento della posizione prona abbiano “avuto effetto nel processo che ha portato alla morte del ragazzo”. Sommando gli effetti analgesici delle droghe si sarebbe compreso come il ragazzo avesse potuto ferirsi ripetutamente senza sentire dolore. L’agitazione psicomotoria “intensissima (…) ha innescato un meccanismo che ha portato a perdere il controllo del cervello e quindi a non rendersi conto del fabbisogno di ossigeno che il suo organismo richiedeva”, cosa che sarebbe dipesa “dall’assunzione delle droghe, indipendentemente dalle quantità ingerite”. Nemmeno il mettere la vittima in posizione seduta, conclusero i periti, le avrebbe salvato la vita, in assenza di una specifica terapia d’urgenza[9].

Secondo una nuova perizia di parte civile del 6 novembre, venne invece riportato che nel cuore, “fra cuspide aortica non coronarica e coronarica destra, si osserva un cospicuo ematoma” di “origine traumatica”, causa evidente della insufficienza respiratoria[10]. Il 9 gennaio 2009 il perito di parte venne sentito in udienza, il quale concluse affermando la morte per causa violenta di Aldrovandi.

Sentenze [modifica]

Il 19 giugno 2009, il pubblico ministero titolare del caso ha pronunciato una requisitoria in cui ha chiesto 3 anni e 8 mesi per i poliziotti implicati[11].

Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell’omicidio colposo di Aldrovandi.[12][13].

NOSTRO COMMENTO: Alla luce dei fatti sopra riportati, a Voi per un commento.



Categorie:Giustizia

30 replies

  1. 1: vorrei chiedere al padre che è un ispettore della polizia municipale se quando muore qualcuno in un incidente stradale lo comunica per telefono alla famiglia che il parente o amico è morto.
    2: se una persona ha preso qualche sostanza ed è fuori di sè lo sappiamo benissimo che l’uso della forza è indispensabile.
    3: vorrei chiedere a quelli dei centri sociali come mai ogni volta che viene ucciso un ufficiale di polizia o un carabiniere non scendono mai in piazza a manifestare contro la criminalità.
    4: penso che bisognerebbe essere grati e riconoscenti alle forze dell’ordine che rischiano ogni giorno la vita per noi;

  2. Cara Grazia,
    Grazie per essere entrata ed aver lasciato un tuo commento. Massimo rispetto alle forze dell’ordine che giornalmente, come tu giustamente affermi, rischiano ogni giorno la vita per Noi. Purtroppo, però, anche nell’ambito di queste istituzioni – come del resto in tutti gli enti pubblici – si annidano persone non degne di portare la divisa. Ma queste sono le patologie del sistema che, purtroppo, nè io ne Tu possiamo fare molto.
    Un esempio recente lo hai a portata di mano nel caso Marrazzo. E con questo ho detto tutto! Ciao da Fernando

  3. Nessuno mette in dubbio il preziosissimo lavoro delle forze dell’ordine , persone che rischiano la propria vita per la comunità.

    Qui siamo però in presenza di 4 persone che hanno sicuramente perso il controllo della situazione e approfittato del loro potere fino ad UCCIDERE un ragazzo, che per quanto “fuori di sè” era solo e disarmato.

    Sarebbe una vergogna ed una profonda ingiustizia che queste persone potessero continuare ad esercitare la propria professione.

    Il mio pensiero và ai genitori di Federico, vi sono vicina.

  4. Ciao Marusca,

    Mi fà piacere che su questo caso si siano formate delle opinioni che, se pur discordi, sono in ogni caso apprezzabili. Certamante vi è stato un grave abuso nel gestire la situazione e, se provato, per come risulterebbe, gli agenti responsabili di un tale pestaggio dovrebbero essere mandati immediatamente a casa. Sono queste, come ho scritto nella risposta al commento di Grazia, le patologie del sistema a cui è difficile porre rimedio. In presenza, però, di prove certe ed inconfutabili andrebbe data una punizione esemplare. Ciò potrebbe servire da deterrente per evitare il ripetersi di anoaloghe situazioni. Noi non siamo per la tollerenza (sempre in presenza di prove certe!) chi sbaglia deve avere la punizione prevista dalla legge.

  5. Vorrei chiedere a grazia:
    1: cinque ore per mandare un ufficiale a comunicare la notizia ai familiari e dieci minuti per andare a prelevare a casa un amico di Federico per ascoltare la sua testimonianza…è un comportamento degno?
    2: una persona sotto l’effetto di droghe va bastonato di brutto 4 contro 1 per stare tranquilli?
    3:se qualcuno dei centri sociali scendesse in piazza per la morte di un poliziotto propizierebbe anche la tua partecipazione in piazza?
    4:per dimostrare gratitudine che ne dici se applaudiamo Forte ai bravi poliziotti? così non si sentiranno le grida delle mostruosità compiute da questi quattro farabutti…

  6. io ho sempre avuto rispetto nei confronti delle forze dell’ ordine ma, quando si assiste a un processo del genere, non si può evitare di pensare che la legge è uguale per tutti, e sottolineo tutti. quindi, se sei un poliziotto degno di questo nome, hai il dovere di mantenere la calma e ragionare come ti è stato insegnato in addestramento e non a diventare un BESTIA

  7. Siamo d’accordo, Giorgio. Ciao da Fernando

  8. Da un giorno in pretura mi sono fatto l’idea che qualcosa non ha funzionato quella notte. Anche ora la causa della morte è poco chiara da quando leggo da diversi siti. Definire quindi i condannati (ripeto condannati) bestie, farabutti etc etc lascia trapelare un certo pregiudizio nei confronti di quelli che per dovere devono far rispettare la legge. Dire che “si rispetti il loro lavoro” sia una frase di circostanza. Dal processo mi sono convinto che il giovane Federico fosse infelice della propria situazione (familare? affettiva?) probabilmente a causa di qualcosa che aveva ingerito. Chi somministra tali sostanze è sicuramente un colpevole a piedi libero, quello si! Le lesioni, probabilmente tutte, erano dovute ad autolesionismo e sommando tutto, in particolare il peso del poliziotti sul tronco, hanno causato l’arresto cardiaco da scompenso respiratorio.
    Sono anche convinto che 4 lavoratori di polizia, in un turno di notte, desiderino solo finire il turno, portare a casa la pelle e non certo ammazzare un ragazzo.

  9. Ciao Roberto,
    Non è la prima volta che accadono dei pestaggi da parte delle forze dell’ordine (Vedi altri casi su questo Blog: Cucchi ecc.) Sarebbe augurabile che fosse come Tu ipotizzi ma sia la perizia che i risultati delle indagini avrebbero evidenziato un contesto di gravi violenze subite dal giovane durante tutto l’intervento della pattuglia.Non è bello da parte delle Forze dell’ordine pestare la gente. A mio avviso, una volta accertate le responsabilità, occorre infliggere delle condanne pesanti (compreso l’allontanamente dalle forze di Polizia) proprio per evitare che simili comportamenti possano ripetersi. Saluti da Fernando

  10. Salve, ho seguito da subito questa vicenda e non ho capito una cosa: ma gli agenti sono stati perlomeno sospesi durante il processo? E ora a sentenza conclusa, verranno licenziati o davvero ci si deve sostituire allo Stato e un fenitore deve magari farsi giustizia da solo??? Lo so è forte la frase ma nn posso pensare che certi vigliacchi solo perchè armati possono fare cosa vogliono, per il resto massimo rispetto per le varie forze di Poloia che rischiano la loro vita ogni giorno

  11. P.s. chiedo scusa per gli errori di ortografia ma la foga dello scrivere mi ha portato a farli : era genitori e Polizia

  12. Ciao Giovanni,
    Probabilmente nella foga di scrivere il commento non hai ascoltato il video nè letto l’articolo. Non fà niente! Ti riporto quello che dice il video e l’articolo:
    “Il giudice Filippo Maria Caruso, del Tribunale di Ferrara, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere i 4 poliziotti accusati di eccesso colposo nell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia.
    Si tratta di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, che col beneficio dei 3 anni di indulto non trascorreranno nemmeno un minuto in carcere.
    Infatti, gli agenti non sono nemmeno stati licenziati perché svolgono tuttora servizio.” Hai ragione di essere incazzato! Ciao da Fernando

  13. Grazie Fernando,
    si ero davvero incavolato quando ho scritto, ho seguito la cosa sia i filmati che su rai 3 e sono sconcertato per come si può ammazzare un giovane. Io sono padre e mi vengono i capelli diritti al solo pensare mi possa capitare una cosa cosi. Un giovane può anche sbagliare ma mica per questo , ammesso che abbia sbagliato, si uccide a botte!!!! Sono molto vicino alla sua famiglia e ai suoi amici , speriamo solo di vedere in galera questi personaggi. Grazie per l’attenzione

  14. Ok! Giovanni,
    Vedi su questo stesso Blog, proprio tra i primi articoli, il caso di Giuseppe UVA . Guardati pure gli altri con calma: Eliantonio, Cucchi ecc.. Ormai il pestaggio sembra essere diventato una regola. Saluti da Fernando

  15. da un giorno in pretura mi e’ sembrato che insomma era uno bello impasticcato, che si faceva di un po’ di tutto,, anche eroina.
    quindi posso anche pensare che quella sera si sia preso una pasticchina di troppo ed era fuori di testa.
    io penso che se la gente si facesse meno pasticche e prendesse meno droga (mangiasse piu’ tagliatelle),,, scommettete che non si troverebbero in tutti questi problemi.
    al massimo in palestra a smaltire qualche chilo.
    e comunque la cosa triste e’ che la gente si debba drogare per divertirsi!!

  16. per rispondere a giorgio
    a me e’ sembrato che il programma di sabato 14/11 un giorno in pretura fosse molto di parte.
    tranne pochissimi interventi, hanno sempre fatto vedere quello che diceva l’accusa, e sinceramente anche i testimoni (genitori compresi), ho avuto l’impressione che abbiano studiato bene quello che dovevano dire.
    in piu’ quante contraddizioni e cambi di versione!!!

  17. La pasticchina di troppo che ti fa andare fuori di testa però, non ti provoca un importante schiacciamento dei testicoli, non fa “accidentalmente” spaccare due manganelli.
    Nella puntata sul processo un imputato ha detto che la frase “l’abbiamo bastonato di brutto” l’aveva pronunciata in senso metaforico… la faccia e il corpo dl ragazzo però erano lì da guardare.
    A meno di credere che anche le foto fossero di parte.

  18. salve,allora secondo me in questi casi si rischia di perdere lucidità…ora leggendo il commento di grazia,sinceramente,son rimasta attonita.
    perchè diciamo che uno le cinque ore trascorse dalla morte del ragazzo alla chiamata ricevuta dai genitori sono tante.due uno impasticcato e in stato di agitazione deve essere calmato non massacrato,sono dei concetti ben diversi e direi in antitesi tra loro.
    tre cosa c’entrano i centri sociali.ora saranno scesi in piazza anche loro,come d’altronde sono scesa in piazza io che non faccio parte di nessun centro sociale ma pensa te tento concorsi nelle forze dell’ordine e studio giurisprudenza sognando di diventare magistrato.è una questione che dovrebbe far torcere lo stomaco a tutti coloro i quali credono nella giustizia.e se ti prendessi la briga di leggere i forum di poliziotti e carabinieri la pensano come me e la maggior parte di questo blog.inoltre ho visto ragazzi dei centri sociali scendere in piazza per le vittime di mafia,camorra che come ben sappiamo sono in buona parte appartenenti alle forze dell’ordine.
    in ultima battuta non capisco su che base dici che bisognerebbe rispettare le forze dell’ordine ponendo questo invito come se qualcuno non lo facesse….
    parlando ovviamente per me,ho il massimo rispetto nelle forze dell’ordine in genere perchè rischiano la vita tutti i santi giorni per noi con stipendi che spesso rasentano il ridicolo per i rischi che corrono.
    non ho letto tra i commenti esaltati ne in un senso ne in un altro.

  19. a Grazia, il cui commento è inqualificabile, vorrei chiedere di mettersi un attimo nei panni dei genitori di Federico. se a morire fosse stato suo figlio avrebbe detto e pensato le stesse cose?

  20. grazia, il tuo commento davvero non si puo leggere.a me spaventa, e nemmeno poco, pensare che ci sia in giro gente che davvero sostiene opinioni come le tue.
    cosa c’entrano tutte le forze?qui si parla di 4 malati mentali e anche molto vigliacchi, perchè è facile fare un 4 contro 1 quando si tratta di un ragazzino di 20 anni anche un po fuori di se.l’idea dei manganelli spaccati mi fa accapponare la pelle al sol pensiero,l’hai mai preso in mano un manganello?prova a vedere quanto pesa e ti renderai almeno conto di cosa stiamo parlando.si tratta di una ferocia inaudita, a cui io personalmente avrei altrettanto sottoposto quei 4 “agenti”.una sedia elettrica, sarebbe stata la vera soluzione.

  21. In qualità di tecnico del diritto ed avendo seguito l’iter del processo posso affermare che è una sentenza da appellare in quanto assurda perché costruita su presunzioni e non su proce certe come richiede la legge di uno stato di diritto.
    In qualità invece di persona comune e di padre di famiglia, ritengo mi pongo una domanda: cosa ci fa un ragazzo di 18 anni drogato in giro per una città alle 5 del mattino?quale educazione puntuale ed accurata ha ricevuto?Se fossi padre di custui mi sentirei responsabile io invece di cercare a tutti i costi un difetto del sistema.
    Cordialmente.

  22. mi trovo pienamente daccordo con Francesco

  23. cara antonella, male non fare paura non avere, vedrai che se ti comporti bene nessuno usera’ mai il manganello contro di te!!!!
    e poi bisogna sentirne due di campane,, ricordati, finora ne abbiamo scoltata una e soltanto una!!!

  24. eh Francesco, se quei gentiori fossero stati un po’ piu’ dietro a suo figlio, forse invece di farsi delle belle pasticche (come e’ risultato dal processo)!!!
    e smettiamola di incolpare sempre la societa’ !!!
    non se ne puo’ piu”
    ognuno sia responsabile della vita che sceglie di fare.

  25. caro francesco, ti posso garantire che con i genitori che ho avuto io (e ringrazio il cielo di averli avuti cosi), non avrei mai fatto quella fine,, e infatti sono qui a 50 anni e nessuno che abbia mai avuto motivo di prendermi a manganellate, anzi,, quando ho avuto bisogno sono sempre stati gentili, premurosi ed educati.

  26. Cara grazia,
    con tutto il rispetto per i tuoi 50 anni ma i tuoi ragionamenti fanno venire la pelle d’oca!!!!!!
    Le persone come te devono capire che i pregiudizi fanno solamente rivoltare la verità.
    Anche chi è difficoltà e/o che fa uso di sostanze stupefacenti ha il diritto di essere aiutato in tutti i modi possibili e non giudicato per quello che ha fatto e bastonato!!!
    I tuoi discorsi mi sembrano tanto da puritana,da donna leale della società…ma come ti permetti a dire che l’ educazione dei tuoi genitori è stata così migliore solo perché non ti è accaduto niente di simile!!!!
    La gente come te mi spaventa…
    Apri la mente cara Grazia,in questo mondo non ci sei solo tu!!!

  27. chi va per questi mari questi pesci prende.io sono nato e cresciuto a Napoli e non a Ferrara,e vi assicuro che li la violenza è all’ordine del giorno….ma guarda un po’….una vita fatta di famiglia e sport e la polizia non si è mai dovuta difendere da me…..sicuramente hanno esagerato e devono pagare ma ora non facciamone un martire,non facciamo come Carlo Giuliani che è diventato un eroe………..io non mi sono mai drogato e non ho mai scaglliato un estintore contro le forze dell’ordine e guarda un po’ sono vivo e senza problemi con la giustizia!!! Ripeto chi va per questi mari…………polizia in galera ovvio, ma Aldrovandi non deve diventare un martire era un drogato la famiglia poteva fare di piu’.

  28. Rispondo a Luca,
    Qui non si tratta di essere o meno drogati o volerne fare un martire, o se la famiglia poteva fare di più, come tu affermi, il discorso è un altro. La polizia, il cui compito è anche quello di tutelare i cittadini dalla violenza altrui, non si deve permettere di alzare le mani contro il cattadino e pestarlo. Se permettiamo questo le Istituzioni vanno a rotoli. Daremmo il via ad una sorta di anarchia istituzionale molto pericolosa che poi genera la dittatura. Il passo è breve. E’ questo il fatto triste e pericoloso che va ad ogni costo evitato e perseguito. Addirittura i sindacati della polizia, qualche giorno addietro, si son messi a manifestare pro polizia, proprio sotto il Municipio e, cioè, nel luogo di lavoro della mamma di Federico. Mi pare troppo.No?

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