SPACEPRESS

La candidatura di De Luca in Campania.-

2010 febbraio 9
di spacepress

Appello Di Pietro: “Chiedo un’assunzione di responsabilità in Campania”

Fonte:IDVstaff


Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e’ determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.

Dite che De Luca e’ sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche’ non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c’è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.

Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d’union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.

Una forza politica come l’Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un’alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.

Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell’alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell’alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.

Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l’unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un’alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall’altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.

Ho chiamato De Luca, l’ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell’Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

Primo: se lo condannano deve dimettersi.

Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l’affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.

Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l’Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l’alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c’è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l’umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall’altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l’economia e il riscatto del Paese.

Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L’alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.

DI PIETRO: Riporto una mia intervista pubblicata oggi su “il Fatto Quotidiano”.

Intervista a ‘Il Fatto’

Il Fatto: Domenica “Il Fatto” titolava con ironia sulla decisione presa al congresso dipietrista: “La svolta di Salerno”. In prima pagina un editoriale di Marco Travaglio (critico) sulla scelta di appoggiare Vincenzo De Luca a Salerno. Eppure il padre della Svolta, Tonino Di Pietro, non si scompone: “L’alternativa era consegnare la Campania al clan dei Casalesi. Quindi non sono per nulla pentito, anzi. Sono soddisfatto”. Onorevole Di Pietro, da uno a dieci quanto l’ha fatta arrabbiare il fondo di Travaglio?

Antonio Di Pietro: Zero.

Il Fatto: Zero?

Antonio Di Pietro: Anzi, sono stato contento. Non solo non mi è dispiaciuto, ma si sta aprendo, dentro e fuori dall’Italia dei valori un dibattito interessante e utile.

Il Fatto: Cosa può produrre?

Antonio Di Pietro: Prima di tutto più informazioni. E poi un percorso di crescita. Un pacchetto di garanzie per gli elettori di tutta la coalizione.

Il Fatto: In che senso?

Antonio Di Pietro: De Luca è il candidato del Pd, quello che hanno scelto loro. Potevamo combattere la sua candidatura condannandolo alla sconfitta certa. Non solo lui, purtroppo, ma tutto il centrosinistra.

Il Fatto: Evitare questo è la sua priorità?

Antonio Di Pietro: Certo. Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino.

Il Fatto: E invece?

Antonio Di Pietro: Invece possiamo ingabbiare De Luca con una serie di condizioni. Ed è quello che stiamo provando a fare.

Il Fatto: Ma lei ha letto i documenti dei suoi processi, prima di invitarlo al congresso?

Antonio Di Pietro: E certo che l’ho fatto.

Il Fatto: Che idea ne ha tratto?

Antonio Di Pietro: Ho letto il rinvio a giudizio e le carte processuali nella loro sostanza.

Il Fatto: Se l’accusa non è fondata vuol dire che i magistrati hanno sbagliato?

Antonio Di Pietro: No, I magistrati hanno fatto bene ad aprire l’inchiesta. Il magistrato agisce perchè ha l’obbligo dell’azione penale. Ma De Luca ha altrettanto diritto a far valere le sue ragioni nel processo e deve dimostrare la sua estraneità nel processo.

Il Fatto: Travaglio ha dei dubbi sul primo punto del vostro accordo.

Antonio Di Pietro: L’impegno a dimettersi se condannato?

Il Fatto: La condanna definitiva potrebbe arrivare fra un decennio.

Antonio Di Pietro: Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo.

Il Fatto: E dal punto di vista politico?

Antonio Di Pietro: Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei di dimettersi subito dopo una eventuale condanna.

Il Fatto: Glielo chiedo in modo esplicito. L’Idv se De Luca non lo facesse toglierebbe la fiducia alla giunta?

Antonio Di Pietro: E ci mancherebbe altro! E’ venuto fino al nostro congresso a darci garanzie!

Il Fatto: Lei tre giorni fa definiva De Luca un rospo da baciare per non far vincere il coccodrillo…

Antonio Di Pietro: Non mi sono rimangiato nulla, è quello che pensavo.

Il Fatto: Oggi De Luca è diventato principessa?

Antonio Di Pietro: Per nulla. In questo momento storico ho chiesto al congresso di fare uno sforzo di realismo politico.

Il Fatto: Quanto ha contato il discorso di De Luca?

Antonio Di Pietro: E’ venuto a giurare di fronte a 5mila persone. Ha promesso di usare la ramazza contro il clientelismo: noi staremo lì sa controllare che questo avvenga.

Il Fatto: Ci sono molti che promettono.

Antonio Di Pietro: Intanto lui ha spiegato che non farà come Berlusconi. Che accetterà il verdetto. Chi vota noi sa che siamo lì per fare in modo che accada.

Il Fatto: E’ un compromesso?

Antonio Di Pietro: Sì, ma non cedo di un millimetro sui nostri principi. Non è la situazione ideale. Era o mangi la minestra o salti dalla finestra.

Il Fatto: E lei cosa ha fatto?

Antonio Di Pietro: Non mi sono buttato di sotto. Faccio in modo che la ministra sia condita di garanzie, e se possibile meno indigesta.

Il Fatto: In altri tempi avrebbe buttato la ministra dalla finestra?

Antonio Di Pietro: In altri tempi sul fornello del centrodestra non c’erano persone accusate di avere rapporti con i poteri criminali. Per me era facile salvarmi l’anima. Magari prendevo pure più voti! Ma abbiamo il dovere di sapere quale è il contesto.

Il Fatto: Il congresso ha votato per acclamazione, senza scrutinio.

Antonio Di Pietro: Ma avevano tutti alzato le mani! E’ stata una scelta partecipata e libera. Ci fossero stati dubbi avrei contato uno ad uno io stesso.

Il Fatto: Barbato, il suo oppositore ha ritirato la candidatura. Gliel’ha chiesto lei?

Antonio Di Pietro: Ma proprio per niente! Anzi. Non aveva rispettato tutte le regole statutarie, ma non ho fatto il pignolo.

Il Fatto: Lei ha fatto il direttore d’orchestra sulle mozioni.

Antonio Di Pietro: Oh caspita. Ce n’erano seicento, anche dieci sullo stesso punto! Molte sono state accorpate per semplicità. Accade in tutti i congressi.

Il Fatto: Quella contro il familismo è stata un po’ annacquata.

Antonio Di Pietro: Io ho proposto di rivederla. In quel modo era incostituzionale. Nessuno può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che lo fa.

Il Fatto: E’ contento di come è stata approvata?

Antonio Di Pietro: Sì. Perché nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole deve trovarsi i voti.

Il Fatto: Arriviamo all’alleanza con il Pd. Solo due settimane fa lei aveva rotto i rapporti. Ha ceduto, lei o Bersani?

Antonio Di Pietro: Il Pd era come una bella donna che deve scegliere un partner, ma si tiene due amanti.

Il Fatto: L’altro era Casini?

Antonio Di Pietro: Sì, l’inciucismo possiblista dell’Udc.

Il Fatto: E adesso ha scelto voi?

Antonio Di Pietro: Bersani ha detto chiaramente che l’asse portante è quello tra il Pd e noi. E che il Pd si oppone a tutti i tentativi di inciucio. E’ una bella conquista ottenuta grazie alla nostra iniziativa e alla nostra forza.

Il Fatto: Ha voluto l’accordo su De Luca per rompere l’isolamento, visti gli attacchi del Corriere?

Antonio Di Pietro: Mavà! Non ci azzecca proprio per niente!

Il Fatto: Mi convinca.

Antonio Di Pietro: Secondo lei mi spavento per quattro balle condite con una foto in una caserma dei carabinieri e un assegno che non abbiamo nemmeno incassato? Tzeee….

Il Fatto: Era arrabbiato, però.

Antonio Di Pietro: Beh, certo….Mi sparano addosso! Che sono masochista? Però sono dei fondi di barile, ho visto ben altro, e lei lo sa.

Il Fatto: Il patto con il Pd ha delle contropartite?

Antonio Di Pietro: Ecco, proprio questo dovrebbe farle capire. Non abbiamo chiesto un poltrona, una! Non abbiamo nemmeno un candidato nostro!!!

Il Fatto: Ci sarebbe Callipo….

Antonio Di Pietro: Beh. In primo luogo non è dell’ Idv. E poi non abbiamo nessuna certezza che lo votino. Magari. Vede, si potrà dire tutto di noi, in questa storia. Ma l’unica cosa certa è che non vogliamo poltrone.

NOSTRO COMMENTO: Noi non siamo d’accordo sulla decisione di Di Pietro di appoggiare la candidatura di De Luca che e’ sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione. Può darsi che ne uscirà pulito. E’ quello che gli auguriamo perché non vogliamo il male di nessuno. Nell’attesa però non avrebbero dovuto candidarlo anche se, come afferma Di Pietro, non si poteva fare diversamente per salvare la Campania da una deriva criminale. Credo che con questa candidatura Di Pietro perderà un po’ di credibilità. Ciò gli precluderà il diritto di critica verso altri partiti che hanno candidati inquisiti.

Travaglio: la magistratura sotto ricatto

2010 febbraio 9
di spacepress

La magistratura sotto ricatto – Marco Travaglio

Fonte:StaffGrillo


Buongiorno a tutti, se leggete i giornali domani, dubito che i telegiornali ne diano gran conto, parleranno dei commenti alla notizia, ma non parleranno della notizia, avete la possibilità oggi di mettere insieme un po’ di tessere del mosaico degli ultimi giorni, del mosaico politico-mediatico degli ultimi giorni, perché magari qualcuno si domandava, ma perché certi giornali, Il Corriere della Sera, che in certe pagine, grazie a certe firme sembra la succursale di Libero o del giornale, si è dedicato con tanta passione e con tanto spazio a una foto di 16, 18 anni fa che ritrae Di Pietro a tavola con dei Carabinieri, un investigatore americano e Bruno Contrada?

La cassaforte di Ciancimino

Perché i giornali di Berlusconi hanno ritirato fuori la storia della D’Addario che sembrava morta a sepolta? Non avevano niente di meglio da fare? Siamo sicuri che Berlusconi gradisca che si riparli delle sue avventure con una prostituta?

Che fine ha fatto il processo breve? E che ne è del legittimo impedimento? E quale sarà la prossima mossa, visto che ci hanno detto che il legittimo impedimento è soltanto un ponte di un anno e mezzo in vista di qualcosa di più sostanzioso e di ancora più definitivo? Questa roba che è venuta fuori negli ultimi giorni di una legge contro i pentiti, anzi contro i pentiti e contro i testimoni cos’è? Perché l’hanno annunciato e poi l’hanno smentita? Cosa sta succedendo? Oggi arrivano e lo troverete su qualche giornale domani, a cominciare da Il Fatto naturalmente, l’ultima fase delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino al processo di Palermo, Ciancimino sta parlando al processo che riguarda la trattativa tra Stato e mafia, quello a carica del Giornale Mori e del Capitano Colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento alla mafia per non avere, secondo l’accusa arrestato Provenzano a Mezzojuso nel 1995, aspettando poi che fosse la polizia a arrestarlo nel 2006.

Infatti l’Avvocato del Generale Mori che è lo stesso che era Avvocato di Contrada etc. che è l’Avvocato Milio che è anche un ex parlamentare di area radicale, ma letto a suo tempo nel Polo della Libertà come si chiamava all’epoca, ha detto: ma cosa c’entrano queste cose di Ciancimino che parla di Berlusconi, di Dell’Utri nel nostro processo, c’entrano sì perché nel 1995 la maggioranza in Parlamento ce l’aveva il centro-destra, anche se Berlusconi aveva visto cadere il suo governo e quindi era in una posizione di attesa e sosteneva con l’astensione, almeno con l’astensione, che al Senato sapete corrisponde al voto favorevole, il governo Dini, Dini che più che altro non aveva bisogno di sostegno perché aveva anche i voti del centro-sinistra e quindi sapere quello che succedeva nel 1995 politicamente mentre i Carabinieri, secondo l’accusa si distraevano, un po’ come quando non avevano perquisito il covo di Riina e non andavano a fare il blitz neanche non casolare di Mezzojuso dove era nascosto Provenzano, può essere utile per capire il contesto politico, ma dato che la trattativa che i Carabinieri cominciano nel 1992, dopo la strade di Capaci, secondo Ciancimino è poi proseguita con l’arresto di suo padre e poi con l’arresto di Riina Provenzano ha continuato a trattare con altri soggetti che non erano più soltanto i Carabinieri, Carabinieri che peraltro secondo l’accusa, quelli del Ros, quelli di cui stiamo parlando, continuarono a garantirgli massima libertà di movimento, Provenzano andava, veniva, si spostava, andava a Palermo, a Roma e la certezza che nessuno l’avrebbe mai acchiappato, bene quella trattativa, secondo Massimo Ciancimino fu rilevata, fu ereditata da Marcello Dell’utri e poi nacque Forza Italia, non sono cose nuove per chi segue il Passaparola o per chi ha letto certi libri o chi legge certi giornali, ma oggi siamo arrivati alla punta più alta delle dichiarazioni di Ciancimino perché lui non si è limitato a parlare, ha consegnato dei documenti, compresa una cosa che neanche i magistrati sapevano che esistesse, una lettera di suo padre a Berlusconi, che parafrasava in certe parole tracopiava i concetti espressi nel famoso pizzino di cui abbiamo parlato spesso, il pizzino nel quale Provenzano o qualche suo scriba si era rivolto direttamente a Berlusconi, un pizzino senza data, non hanno data i pizzini, ma si può capire che è stato scritto tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, è il famoso pizzino nel quale Provenzano si rivolge a Berlusconi chiamandolo Onorevole, anche se probabilmente Berlusconi non era stato ancora eletto, ma stava per esserlo e in quel pizzino Provenzano gli garantiva appoggio per le imminenti elezioni del marzo 1994, le prime, quelle che Berlusconi ha vinto per la prima volta, quelle della discesa in campo, chiedendo in cambio la messa a disposizione di una delle televisioni e minacciando, in caso contrario un evento triste, infausto, luttuoso, un qualche attentato al povero PierSilvio, mi ricordate la storia di quel pizzino, quel pizzino stava nella cassaforte della casa al mare a Mondello di Massimo Ciancimino, nel 2005 i Carabinieri, sempre Carabinieri, spiace perché poi la stragrande maggioranza dei Carabinieri sono delle persone perbene, ma qui ci sono delle coincidenze veramente incredibili, evidentemente Carabinieri che si occupano di questa vicenda sono toccati dalla sfortuna, oppure cadono tutti in uno stato di Alzheimer, di torpore quando devono entrare in certe case o aprire certe porte.

Perché vanno a perquisire all’inizio del 2005 la casa di Ciancimino Massimo al mare a Mondello, fuori Palermo, c’è una bella cassaforte nella stanza, se non erro, della badante del figlio o della figlia, la troverebbe anche un bambino, non la trovano, secondo alcuni semplicemente non la aprono, tant’è che quando un collaboratore di Ciancimino che assiste alla perquisizione, chiama Massimo Ciancimino che in quel momento era all’estero “ci sono i Carabinieri che perquisiscono” Ciancimino gli dice: se vogliono accedere alla cassaforte gli diamo le istruzioni necessarie per aprirla, neanche a dirglielo questi reagiscono, non aprite quella cassaforte, questo è il titolo del film, come non aprite quella porta o quel covo è il titolo del film della mancata perquisizione del covo di Riina e non aprite quel casolare a Mezzojuso è il titolo del film della mancata cattura di Provenzano, non aprono mai le porte, sono troppo educati, hanno paura di disturbare!

Avete presente Fantozzi quando deve bussare all’ingresso dell’ufficio del megadirettore galattico e sfiora soltanto la porta perché non osa neanche bussare… sono fatti così questi Carabinieri che si occupano delle vicende di cui stiamo parlando.

E’ sfortuna, perché poi la stragrande maggioranza dei Carabinieri si fa un mazzo tanto e hanno avuto anche dei caduti, a cominciare dal Capitano Basile o dal Generale Dalla Chiesa, ma purtroppo ne abbiamo degli altri che hanno questi vuoti, improvvisamente non sanno più chi sono, dove sono, vedono una cassaforte e la scambiano per un quadro!

Peccato perché in quella cassaforte quando fecero la perquisizione c’era probabilmente copia del Papello, come dice Ciancimino e c’era integrale la lettera di Provenzano o di un suo scriba a Berlusconi, quello che abbiamo descritto prima, quella che Massimo Ciancimino dopo averne fatto copia, come gli diceva sempre suo padre “fai fotocopia di tutto” speriamo che salti fuori questa fotocopia perché almeno quella sarà integrale, portò l’originale a suo padre e Provenzano l’aveva data a lui per fare da intermediario con suo padre e suo padre doveva darla a Dell’Utri, il quale doveva darla a Berlusconi, questo dice Massimo Ciancimino.

Vito Ciancimino e la lettera a Berlusconi

Qui non sono più le parole di Massimo Ciancimino, qui c’è la ciccia perché almeno un lembo di quella lettera è saltato fuori da uno scatolone l’estate scorsa, uno scatolone che c’era in un magazzino della Procura, dove erano accantonate tutte le carte ritenute non utili tra quelle ritrovate nella casa di Ciancimino figlio, mistero, come è possibile che una lettera indirizzata all’On. Berlusconi sia ritenuta non utile?

Visto che a Palermo c’è stata un’inchiesta per mafia e riciclaggio a carico di Berlusconi, archiviata, ma che in caso di elementi nuovi può essere riaperta, anzi deve essere riaperta immediatamente? C’è un processo Dell’Utri proprio perché è accusato di avere fatto da tramite tra Berlusconi e la mafia, ci sono stati il processo al Generale Mori e al Capitano Ultimo, De Caprio per la mancata perquisizione del covo, c’è il processo al Genere Mori e al Colonnello Obinu per la mancata cattura di Provenzano e in tutti questi 4 processi quella lettera sarebbe fondamentale, quella lettera viene abbandonata ai tempi in cui il Procuratore Capo di Palermo era Piero Grasso che poi per questi e altri meriti è stato promosso Procuratore Nazionale antimafia, l’hanno lasciata in quello scatolone e non l’hanno depositata né al processo dove era imputato Mori per la mancata cattura di Riina, né al processo Dell’Utri, né al processo d’appello, già c’è pure il processo a carico di Massimo Ciancimino, accusato di avere riciclato il tesoro sul padre e condannato in primo grado in appello per intestazione fittizia di beni, in tutti questi processi quella carta non c’è perché i magistrati che li stavano facendo quei processi non sono mai stati avvertiti che i Carabinieri avevano trovato quel pizzino e l’avevano trovato, dice Massimo Ciancimino intero, perché nella sua cassaforte era intero, non era a fette, invece è rimasta una fettina soltanto, è saltata la parte in cui dice, Massimo Ciancimino, c’era scritto che Dell’Utri avrebbe dovuto riceverlo per passarlo a Berlusconi e forse c’era scritta una qualche indicazione di data.

Quindi era intero quando c’è stata la perquisizione, cosa sia successo nel frattempo non si sa, sta di fatto che è stata trovata soltanto la fettina nello scatolone della Procura l’estate scorsa, 4 anni dopo quella perquisizione distratta!

Cosa significa questo? Che quando voi leggete e ce ne saranno per tutto il giorno, tutta la sera, sui giornali di domani i commenti che diranno: Ciancimino è pazzo, delira, si inventa etc., c’è un piccolo problema, bisogna giustificare la fettina del pizzino che non è più una chiacchiera di Ciancimino e bisogna giustificare quella lettera che Vito Ciancimino mandò a Berlusconi in cui diceva più o meno le stesse cose che Provenzano aveva detto nel pizzino, gliele ribadiva a scanso di equivoci e è quella che oggi Ciancimino ha consegnato, per fortuna integrale, adesso la Procura è nelle mani giuste, quindi non c’è più il rischio che qualcuno faccia a fette un pizzino integrato all’On. Berlusconi.

È di fronte a questi fatti che si scontra la polemica politica, perché uno può fare tutte le polemiche che vuole su Ciancimino, può dire che vuole conservare il suo tesoro, dimenticando che glielo hanno sequestrato, può dire che sta cercando di ingraziarsi la Procura di Palermo per salvarsi nel suo processo, un po’ difficile perché la Procura di Palermo l’ha fatto condannare a 6 anni e quando c’è stato l’appello di Massimo Ciancimino la Procura generale, i rappresentanti della pubblica accusa hanno chiesto la conferma dei 6 anni, dopodiché la Corte d’Appello contro la richiesta della Procura ha deciso di dare a Ciancimino le attenuanti generiche e devo dire che non c’è niente da eccepire, perché nel nostro sistema processuale le attenuanti generiche, soprattutto a un incensurato, veramente non si negano mai, non si capisce per quale motivo Berlusconi debba avere 6 o 7 volte le attenuanti generiche e Ciancimino neanche nel suo primo processo dovrebbe averle, oltretutto la Procura non c’entra niente perché le attenuanti la Procura non le ha chieste, gliele ha date motu proprio la Corte d’Appello, quindi non c’è nessuna ragione per cui Ciancimino dovrebbe dire queste cose, anzi, ci sarebbero molte ragioni per cui Ciancimino quelle cose non le dovrebbe dire, perché? Perché se uno è un uomo di mondo e Ciancimino lo è, sa benissimo che se fa quei nomi ha finito di vivere tranquillo e questo spiega le sue esitazioni, i suoi stop and go perché ha una famiglia, che naturalmente ogni volta che lui va a parlare di queste cose finisce nel mirino.

La svolta, il ricatto

La domanda che avevamo fatto all’inizio era: perché sono successe tutte queste cose, la foto di Di Pietro, il presunto complotto della D’Addario, perché siamo di fronte a una svolta cruciale, vi ricordate quello che abbiamo detto prima, c’è stata un’inchiesta archiviata a Palermo a carico di Berlusconi e di Dell’Utri per mafie e per riciclaggio, capite la paura che possono averi questi, ogni giorno viene fuori un pizzino, una lettera, una dichiarazione di Ciancimino, un’altra di Spatuzza etc.

Temono ovviamente che le inchieste archiviate vengano riaperte, esattamente come temono che vengono riaperte come quelle nelle quali erano imputati a Firenze e a Caltanissetta per concorso nelle stragi, intanto mettono lì un Disegno di Legge che stabilisce che non basta la parola anche di più testimoni o collaboratori di giustizia, per formare un elemento probante, è la famosa legge Valentino rivelata la Repubblica l’altro giorno che poi è stata subito smentita dai Ministri Alfano e Maroni, ma intanto è lì e non c’è solo il governo che può approvare le leggi, anche se praticamente fa solo quello, ma il legislatore con i decreti, c’è anche il Parlamento che può andare avanti e loro possono benissimo dire “il Governo non c’entra” ma liberamente la maggioranza parlamentare la porta avanti, la tengono lì come una pistola carica, puntata, come a dire: o fate i bravi e la smettete di fare certe domande a Ciancimino e a altri e a Spatuzza e a altri, oppure noi vi vogliamo dalle mani la possibilità di utilizzare i mafiosi pentiti e i testimoni dichiaranti, qual è Massimo Ciancimino e così i processi per mafia per ve li sognate, perché tutti i processi per mafia, checché se ne dica, salvo quelli in cui hai la fortuna di riuscire a vedere o a filmare il mafioso mentre commette dei delitti, si basano sulla parola di pentiti e di eventuali testimoni votati al carachiri, come Ciancimino Massimo, al quale converrebbe tutto, tranne tirare in ballo Berlusconi e Dell’Utri, ve lo posso assicurare, gli converrebbe mangiarseli certi pizzini, invece di portarli o di commentarli in udienza.

Lo farebbero Ministro, Presidente del Senato se se li mangiasse! Pistola puntata carica o saltano certe indagini, oppure vi facciamo saltare tutte le indagini, poi c’è il processo breve, anche quello, l’hanno approvato in un ramo del Parlamento e adesso lo lasciano lì, fermo alla Camera, altra pistola puntata, perché? Perché il 25 febbraio c’è la sentenza a carico di Mills, accusato di essere stato corrotto da Berlusconi, se la Cassazione assolve Mills, il processo breve viene lasciato morire, lasciano scadere, dimenticato, per il processo Mediaset che peraltro è stato mangiato quasi tutto la prescrizione grazie alla ex *** e ai condoni fiscali di Berlusconi, basta e avanza il legittimo impedimento che porterà le cose alle calende greche e poi dopo si parlerà di che fare o una legge costituzionale che riprende il lodo Alfano e immunizzi soltanto Berlusconi e le altre 3 cariche dello Stato, oppure un’immunità parlamentare erga omnes extralarge che coinvolgerà tutti e mille i parlamentari, quindi il processo breve è lì a minacciare la cassazione, affinché si mettano una mano sulla coscienza il 25 febbraio quando dovrà giudicare Mills ed una scappatoia alla Cassazione l’hanno fornita i giudici di appello che hanno ritenuto che Mills non sia stato d’accordo con Berlusconi perché concordare le sue falle testimonianze in cambio della mazzetta di 600 mila dollari, prima di farle, ma che l’accordo sia avvenuto dopo, è un’assurdità, se devi fare una falsa testimonianza a pagamento per favorire qualcuno ti metti d’accordo con quel qualcuno prima di farla, non dopo, altrimenti dopo che l’hai fatta magari quello si dimentica di avere preso degli… quello magari dice: non c’entro niente, hai fatto tutto tu, non ti pago,

Sonia Alfano

2010 febbraio 8
di spacepress

Riceviamo e pubblichiamo

Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, Sonia Alfano: chiediamo incontro con Maroni per equiparazione

Palermo, 08 Feb. “Siamo stanchi di aspettare un’equiparazione che avrebbe dovuto essere messa in atto già molto tempo addietro” afferma Il Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano. “Ricordo al Ministro Maroni che nel novembre del 2007, incatenati ai cancelli della prefettura di Palermo, c’erano i familiari delle vittime di mafia, ad aspettare non la solidarietà istituzionale bensì delle risposte chiare e definitive sull’equiparazione tra vittime di mafia e del dovere e vittime del terrorismo. Ricordo inoltre al Ministro Maroni – prosegue Sonia Alfano – che nel 2008 il

sottosegretario Mantovano ha ricevuto una delegazione dell’Associazione dei Familiari Vittime di Mafia, e ha promesso l’istituzione di un tavolo tecnico in merito a questa scandalosa disparità. Da quel giorno non abbiamo più avuto notizie di alcun genere e non siamo mai stati invitati ad alcun tavolo tecnico. Adesso non è più tempo di aspettare, e chiediamo al Ministro Maroni di riceverci al più presto, altrimenti saremo costretti a tornare alle nostre consuete proteste, che – conclude il Presidente dell’Associazione – in un paese civile non avrebbero motivo di esistere, perchè i familiari delle vittime di mafia sarebbero destinatari di grande rispetto, certo non di questa indifferenza o supponenza”.

http://www.familiarivittimedimafia.com/

‘Ndrangheta:sfruttamento dell’immigrazione, 67 arresti.-

2010 febbraio 5
di spacepress

Clandestini, affare di ‘Ndrangheta: 67 arresti

di Aaron Pettinari – 4 febbraio 2010


Fonte:Antimafia2000.it

Reggio Calabria. Partire dall’India e dal Pakistan inseguendo un sogno. Coltivare dentro se la speranza di un futuro alimentata dalla falsa promessa di soldi e lavoro. Un sogno realizzabile grazie ad un regolare permesso di soggiorno ottenuto solo dopo il versamento di una cifra variabile con tanto di tariffario: un visto per sei mesi costava 15 mila euro, per 11 mesi da 18 a 25 mila. Una grande truffa sviluppata ai danni della gente disperata (dalle conversazioni è emerso anche che gli immigrati si indebitavano in maniera notevole o vendevano i propri beni a fronte delle ingenti richieste di denaro) e controllata da un’organizzazione composta da indiani e pachistani in stretta collaborazione con le famiglie ‘ndranghetiste. 
E’ un quadro agghiacciante quello che emerge dall’ inchiesta “Leone” condotta dalla Dda di Reggio Calabria e che ha permesso al gip, Gianluca Sarandrea, di emettere 67 ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Arresti eseguiti anche a Milano, Brescia, Crema, Piacenza, Macerata, Siena, Potenza e Avellino.
 Negli ultimi anni sarebbe stata la mafia calabrese ad assumere il controllo di questo settore, riuscendo a produrre una nuova economia sul territorio, capace di fruttare oltre sei milioni di euro. Il sistema di pagamento messo a punto dall’organizzazione era piuttosto sofisticato, chiamato dagli inquirenti “Metodo hawala”, basato su circuiti bancari clandestini presenti in Africa, America latina e paesi arabi. Banche parallele dove il danaro circolava senza lasciare tracce e senza incorrere nei controlli dell’antiriciclaggio. 
Il traffico di clandestini è così spiegato. I migranti indiani e pachistani erano costretti a versare denaro nelle mani dei caporali, spesso loro stessi concittadini, in cambio di falsi documenti che attestavano finti contratti d’assunzione in modo tale da garantire la permanenza sul territorio italiano. 
Base logistica dell’organizzazione criminale era l’Alto Jonio reggino, feudo del clan Iamonte. Una famiglia storicamente legata al boss catanese Nitto Santapaola con il quale in passato ha gestito il traffico di armi e di eroina proveniente da Libano, Cipro e Tunisia. Poco più giù, nella Locride, la gestione di indiani e pachistani era affidata ad alcuni esponenti della famiglia Cordì, il clan coinvolto nell’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Dalle indagini condotte dalla polizia emerge che a curare i rapporti tra i clan era Singh Sher, un «capo» indiano di etnia Virk che nei Paesi asiatici controlla molte città. E’ lui la figura centrale attorno alla quale ruota l’intera indagine della polizia di stato. Un sistema in cui mangiavano tutti: imprenditori, mafiosi, impiegati infedeli dell’ispettorato del lavoro, sindacalisti ed extracomunitari che gestivano i contatti con i connazionali. Fondamentali per l’inchiesta, oltre alle intercettazioni, anche le rivelazioni del testimone di giustizia, e imprenditore agricolo, Saverio Foti. E’ stato lui a spiegare al pm Antonio De Bernardo come gli Iamonte speculavano sulla disperazione delle centinaia di indiani e pakistani. 
«Ricordo che a partire dal 2003 Antonino Iamonte pretendeva da me alcune centinaia di migliaia di euro – ha raccontato agli inquirenti – Dapprima chiese che io gli cedessi l’abitazione dove attualmente abitano i miei genitori, ma visto che non fu possibile mi disse che gli avrei comunque potuto dare alcuni immobili di mia proprietà insistenti nella frazione Pentadattilo. Non concretizzandosi tale situazione mi indirizzò quindi nel discorso relativo all’immigrazione. Affinché io reperissi il denaro necessario a far fronte alle sue richieste, mi disse che rivolgendomi a dei soggetti di nazionalità indiana potevo favorire dietro compenso economico l’ingresso di loro connazionali… Mi spiegò che alcuni cittadini extracomunitari di nazionalità indiana offrivano agli imprenditori cospicue somme di denaro a condizione che questi ultimi si mostrassero disponibili ad assumere presso le rispettive aziende contingenti di lavoratori stranieri»

GUARDA PURE:

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NOSTRO COMMENTO: Va bene così!

Tutto Sonia.

2010 febbraio 5
di spacepress

Riceviamo e pubblichiamo:

Gianluigi Paragone attacca l’IdV, Sonia Alfano (IdV): Segue esempio dei suoi padroni

Palermo, 5 Feb. “Il Sig. Paragone seguendo l’esempio dei suoi padroni sovverte la realtà, e, attraverso il canale youtube della RAI, compie un atto ignobile. Non mi aspettavo certo qualcosa di meglio da uno come lui” afferma l’On. Sonia Alfano riguardo alle accuse che il conduttore de “L’Ultima Parola” ha rivolto a Luigi de Magistris e all’intero partito dell’Italia dei Valori. “Dubito che questo atteggiamento vile possa servire a far aumentare l’audience di un programma televisivo che è già fallito sul nascere, quindi Paragone farebbe meglio a evitare ulteriori cattive figure” prosegue la Alfano. “Ha già dimenticato – conclude – che ero stata contattata dalla sua redazione per partecipare alla prima puntata della trasmissione e che l’invito è stato disdetto a meno di 24 ore dalla registrazione? Allora forse non sono gli indipendenti di IdV ad avere paura di lui, ma l’esatto contrario”.

Ufficio Stampa On. Sonia Alfano

Anniversario Salvatore Vaccaro Notte, Alfano (IdV), Vaccaro Notte emblema di coraggio

Palermo, 5 Feb. “Salvatore Vaccaro Notte rappresenta la forza dei siciliani onesti e non si deve dimenticare il suo sacrificio” afferma il deputato europeo dell’IdV e Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano in una nota. “Salvatore Vaccaro Notte, nonostante l’omicidio del fratello Vincenzo, avvenuto pochi mesi prima – continua Sonia Alfano – non ha ceduto alle pressioni mafiose e ha continuato a tenere la schiena dritta, difendendo la propria dignità e quella del fratello, portando avanti da solo le indagini sull’assassinio. Oggi – prosegue la Alfano – ricorre il decimo anniversario dalla sua morte e io voglio esprimere tutta la mia vicinanza ad una famiglia che ha pagato fin troppo per la propria onestà e rettitudine, e che si trova ancora sotto protezione per l’apporto dato dal fratello Angelo alle forze dell’ordine nelle indagini che hanno portato all’arresto di numerosi latitanti e portato alla luce traffici di armi e droga e collusioni tra mafia e politica nell’agrigentino”.

Ufficio Stampa On. Sonia Alfano

Calabria: Incendiata auto a Monteleone, Alfano (IdV) esprime solidarietà

Palermo, 5 Feb. “Esprimo tutta la mia vicinanza e solidarietà al giornalista Antonino Monteleone per il vile atto intimidatorio subito questa notte, nella speranza che la magistratura possa fare luce nel più breve tempo possibile”. E’ quanto afferma il deputato europeo di IdV e Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia in una nota. “Conosco Antonino da diversi anni e abbiamo condiviso numerose battaglie. So quanto si è speso per una regione difficile come la Calabria e per questo – prosegue – lo esorto a non demordere e continuare a dimostrare il suo valore, il suo coraggio e il suo alto senso civico”. “Questo è il prezzo che si paga quando si lotta isolati. Il momento è molto delicato – conclude – e ognuno dovrà fare la propria parte se si vuole sconfiggere il cancro mafioso. Noi ci siamo”.

Regionali, Alfano (IdV), Callipo non demorderà

Palermo, 4 Feb. “Voglio esprimere la massima solidarietà a Pippo Callipo per le minacce subite in un momento così delicato, augurandomi che la magistratura possa fare chiarezza al più presto” dichiara il deputato europeo dell’IdV Sonia Alfano. “La sua candidatura da molto fastidio e lo dimostrano sia la lettera minatoria ricevuta che l’attacco hacker alla sua pagina web” prosegue Sonia Alfano. “Non riusciranno a fermare il lavoro intrapreso, perchè Callipo è una persona seria e non si lascerà intimidire. Spero che possa avere tutto il sostegno possibile dai calabresi, perchè possa dimostrare che cambiare non è un’utopia. Continueremo a lottare per lo sviluppo di un Sud caduto nel baratro da ormai troppo tempo a causa delle commistioni tra la politica e la criminalità organizzata – conclude – se ne facciano una ragione”.

Nucleare: obsoleto

2010 febbraio 5
di spacepress

Nucleare: abbiamo tutto da perdere

Fonte:IdvStaff


Il governo si accinge ad impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei territori regionali. In termini di diritto la legge potra’ anche permettere tale operazione, ma in termini di fatto e’ una dichiarazione di guerra che porterà l’Italia sull’orlo di una guerra civile mettendo lo Stato contro i cittadini.

Le parole di Vendola quando ha affermato che il governo si dovrà munire dei migliori carri armati per disporre della Puglia e dei pugliesi a suo piacimento ieri appaiono come una provocazione.

Domani, con l’arroganza istigatrice di Scajola, potrebbero diventare realtà. Gli italiani sono scesi in piazza e si sono recati alle urne, nel 1987, ed hanno messo alla porta il nucleare con un referendum. Se Silvio Berlusconi, per interessi ed accordi interpersonali, ha deciso di riportarci indietro di vent’anni reintroducendo una tecnologia superata, nociva e fallimentare, deve farlo con le stesse modalità, piazza per piazza, regione per regione e non con i suoi sondaggi taroccati. Siamo stufi di dover far ricorso a mozioni, referendum, petizioni, per riaffermare ciò che è già stato deciso con il loro stesso utilizzo.

Se un governo può buttare nel secchio un referendum, c’è un’unica interpretazione: chi governa rappresenta un’organizzazione illegittima che minaccia la democrazia. E non si rispolveri il consenso elettorale che non è stato acquisito parlando del nucleare e di molte altre porcate realizzate dopo l’insediamento al potere. Sappiamo che dovremo ancora una volta essere noi cittadini a ricorrere al referendum per il No al nucleare.

Come per il Lodo Alfano è inutile aspettare che il governo si ravveda, pertanto, l’Italia dei Valori domani inizierà la raccolta firme per il referendum contro il nucleare. I quesiti sono già stati depositati presso la Corte di Cassazione ed hanno lo scopo di chiamare i cittadini ad assumersi responsabilità importanti che peseranno sul loro futuro e su quello dei propri figli. Nel XXI secolo il futuro è nelle energie rinnovabili, certamente non nell’uranio che esaurirà nel giro qualche decennio, provocando danni irreversibili per la salute e l’ambiente.

Faccio solo un’inquietante riflessione: se il Parlamento è bypassato dai decreti, se la macchina della Giustizia è ridotta all’impotenza, se si parla di stravolgere la Costituzione, se le regioni sono piegate al volere di un gruppo ristretto di persone, se le televisioni trasmettono a reti unificate, se la legge non è più uguale per tutti, se si calpestano i referendum da un governo all’altro, perché continuiamo a raccontarci che l’Italia è una Repubblica parlamentare in cui vige la democrazia? Siamo ipocriti o incoscienti nel negare la realtà?

Guarda anche

Nucleare: in nome del Dio denaro (On. D. Scilipoti)


NOSTRO COMMENTO: Fate girare questi video.

Luigi de Magistris: truffe alla Comunità Europea.-

2010 febbraio 5
di spacepress

Luigi de Magistris: la fine delle truffe alla comunità europea


Fonte:StaffGrillo


Luigi de Magistris ha dovuto lasciare la magistratura per le indagini che stava conducendo sugli intrecci tra criminalità e politica. E’ stato eletto in Europa con il più alto numero di preferenze da chi, grazie alla Rete, conosceva la sua storia. Ora è Presidente della Commissione di controllo del Bilancio dell’Unione Europea. Una carica molto importante dalla quale può mettere fine allo spreco degli investimenti europei in Italia. Forse, per il Sistema, per l’Antistato, era meglio lasciare che concludesse le sue inchieste. Chi segue il blog ha contribuito in modo determinante alla sua elezione e ha diritto a un’informazione sulle sue attività. Luigi de Magistris è un nostro dipendente all’estero in missione speciale. I suoi risultati saranno riportati con cadenza regolare sul blog. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Intervista a Luigi de Magistris:

Blog: Luigi de Magistris, da Presidente della Commissione di controllo del Bilancio dell’Unione Europea, quale è il contributo per una corretta destinazione delle risorse dei contribuenti europei?

Luigi de Magistris: tante cose: stiamo lavorando affinché i finanziamenti pubblici non finiscano più nelle tasche dei predatori delle risorse pubbliche, ossia di coloro che hanno preso i soldi, li hanno dati ai politici corrotti, a imprenditori che se li sono messi in tasca e dei professionisti loro amici, che hanno portato i soldi all’estero con le fiduciarie e che poi sono tornati anche nelle tasche dei partiti. Stiamo lavorando soprattutto per rafforzare il contrasto alle frodi attraverso un migliore funzionamento dell’Olaf, l’ufficio antifrode, abbiamo contatti diretti con la Commissione Europea affinché accresca la sua capacità di controllo preventivo e successivo, i segnali sono molto forti: faremo quattro missioni molto importanti in Grecia, Ungheria, Croazia e Italia dove andremo in Lombardia per verificare l’Expo, in Abruzzo per i fondi del terremoto e in Campania e in Calabria, due tra le regioni dove ci sono state le principali forme di massacro delle risorse pubbliche e delle risorse comunitarie. L’Italia è ancora maglia nera da questo punto di vista, però stiamo portando avanti discorsi importanti che renderanno più efficace il contrasto, anche attraverso l’entrata in vigore, speriamo nel più breve tempo possibile, della Procura Europea, cioè del Pubblico Ministero europeo, sul quale sto lavorando anch’io, farò un grosso evento a maggio probabilmente a Roma, perché il Pubblico Ministero europeo si dovrà occupare, tra l’altro, di riciclaggio del denaro sporco, di lotta al terrorismo, di lotta alle mafie, di lotta alle corruzioni, di lotte alle truffe all’Unione Europea.

Blog: Una delle parole che lei ha usato spesso nel denunciare il malaffare che ha scoperto in Calabria era il drenaggio delle risorse comunitarie, che avveniva con strumenti apparentemente legali, quali la costituzione di società e i progetti con la connivenza degli amministratori regionali: è una dinamica che si è riscontrata anche in altri contesti dell’Unione Europea, o tutta italiana?

Luigi de Magistris: E’ un sistema criminale in cui l’Italia eccelle, c’è un laboratorio criminale, o politico /criminale, politico /economico /criminale, come lo vogliamo chiamare, che opera non solo non nel Sud Italia, ma anche al Centro Nord. Questo si riscontra anche in altri Paesi: si stanno accertando fatti molto seri nei Paesi dell’ex blocco sovietico, mi riferisco in particolare alla Bulgaria, ma non solo, altri casi gravi sono stati riscontrati in Spagna, nella stessa Inghilterra, si fanno verifiche molto significative nello stesso Belgio, nelle istituzioni europee. Per esempio, la Corte dei Conti ci segnala violazioni gravi in materia di appalti, anche con riferimento agli edifici pubblici europei. Il problema della corruzione non è solamente italiano, ma è una emergenza europea e su questo sto cercando di dare – i primi segnali sono molto buoni – indicazioni e direttive molto precise alla Commissione che presiedo, in virtù della mia pregressa esperienza di magistrato, in cui mi occupavo di queste cose.

Blog: Significa che, se c’è bisogno di un Procuratore europeo, si ammette la scarsa indipendenza di chi lavora sul campo, o le difficoltà e le pressioni che riceve dal potere politico?

Luigi de Magistris: No, il discorso è che ormai il crimine organizzato, le corruzioni, queste metodologie criminali superano i confini nazionali e non è più sufficiente l’intervento delle sole magistrature nazionali, anche perché accade che alcuni Paesi, come l’Italia, rendono sempre più difficili gli accertamenti di cooperazione con gli altri Paesi: basta vedere la vergogna dello Scudo Fiscale, che introduce il riciclaggio di Stato facendo rientrare denari illeciti dall’estero nel nostro Paese, il Pubblico Ministero Europeo consente di investigare su alcuni crimini a livello europeo. Certo, è importantissimo – e su questo stiamo lavorando, proprio per questo c’è un impegno legislativo, culturale e politico affinché – che il Pubblico Ministero Europeo sia indipendente, cioè che il Pubblico Ministero Europeo non dipenda dai governi, non dipenda dalla Commissione e non dipenda dal Parlamento, ma sia un Pubblico Ministero autonomo e indipendente che dia garanzie assolute nel controllo della legalità a 360°.

Blog: Prima di diventare parlamentare europeo lei andò in visita proprio al Parlamento europeo e denunciò la situazione calabrese, ci fu uno sbigottimento quasi totale di molti suoi colleghi stranieri. Oggi c’è più consapevolezza del dramma italiano?

Luigi de Magistris: Ci andai nel novembre del 2007 con Beppe Grillo e Marco Travaglio: fu un incontro molto interessante. Adesso ho solo portato la mia esperienza, sto facendo comprendere come quei temi, di cui parlai all’epoca in un incontro che durò tre ore, con il lavoro quotidiano politico, istituzionale e formale. Sto portando elementi, documenti e il fatto che le mafie siano un’emergenza europea, mondiale, che, attraverso le frodi europee, si sia creato un sistema criminale che mette insieme politici, imprenditori, professionisti e la mafia dei colletti bianchi. In Europa c’è una grande sensibilità su questi temi, io sono convinto che dall’Europa verrà un forte segnale di cambiamento, perché ce lo chiede la popolazione, i cittadini dell’Unione Europea chiedono un sempre maggiore contrasto alle frodi e alla corruzione, perché si tratta, in fin dei conti, dei denari di tutti i contribuenti dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Cerco di comunicare anche sul blog, www.luigidemagistris.it. Credo che siano fondamentali la comunicazione e l’informazione, l’ho detto anche in campagna elettorale; dobbiamo raccontare a tutti i cittadini non solo italiani il nostro lavoro che in modo trasparente, anche per avere contributi: a me piace molto spiegare quello che sto facendo, ma anche ricevere un contributo da parte dei cittadini, perché non sono un tuttologo e avere dei suggerimenti per me è molto importante.

NOSTRO COMMENTO: Fate girare questo video.

Sonia Alfano sul legittimo impedimento

2010 febbraio 3
di spacepress

Riceviamo e pubblichiamo:

Giustizia, Alfano (IdV), Legittimo impedimento è norma da regime

“Un’altra legge porcata, assolutamente indegna di essere applicata in un Paese democratico”. Reagisce così il deputato europeo dell’IdV e Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano. “E’ impensabile che in un Paese civile il Premier possa a ogni piè sospinto far preparare leggi dai propri avvocati per
proteggersi dalla giustizia, prendendo in giro tutto il popolo ed i suoi stessi elettori. Non credo infatti – prosegue Sonia Alfano – che gli italiani possano gradire che la giustizia venga calpestata per gli interessi esclusivamente personali di un pluriindagato piduista e che il Parlamento ogni giorno debba occuparsi solo della sua incolumità giuridica, stando ai suoi ordini e lasciando un Paese allo sbando con migliaia di aziende che chiudono”. “E’ altrettanto disgustoso il precettamento degli onorevoli utili al voto e la pseudominaccia riguardo ad eventuali assenze ingiustificate”, conclude l’eurodeputato.

Ufficio Stampa On. Sonia Alfano

Un filtro a Internet: Vergogna!

2010 febbraio 3
di spacepress

Un filtro a Internet, è battaglia Così si censura la rete

Repubblica — 02 febbraio 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

ALESSIO BALBI ROMA – Le regole che il governo prevede di applicare ai video su internet sono «tanto pesanti quanti inefficaci». E’ il parere del presidente dell’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, sul cosiddetto «decreto Romani»: si tratta del provvedimento che dovrebbe recepire la direttiva europea in materia di tv ma cheè al centro di numerose critiche perché sembra equiparare siti come Youtube alle tradizionali emittenti televisive, con relativi obblighi. Secondo Calabrò, la normativa di recepimento messa a punto dal viceministro alle comunicazioni Paolo Romani «è fuori dal quadro della direttiva e questo», pronostica il presidente dell’ Agcom, «può far sorgere questioni con la Commissione europea». Sotto la lente d’ ingrandimento dell’ Authority sono finiti gli articoli che prevedono l’ equiparazione tra i siti di video ei canali tv tradizionali: così come le emittenti tv sono responsabili per i contenuti delle loro trasmissioni, così i provider internet dovrebbero effettuare un controllo preventivo su ogni filmato caricato dai propri utenti. «Un obbligo di monitoraggio di questo tipo significherebbe distruggere il sistema internet», ha dichiarato Google, proprietario di YouTube, per bocca del consigliere italiano Marco Pancini. Dello stesso avviso Calabrò, secondo il quale «un filtro generalizzato sarebbe restrittivo come in nessun paese occidentale e inefficace perché puramente burocratico». Nei giorni scorsi, la stessa Commissione europea aveva lasciato trapelare il proprio disappunto per norme che rischiano di violare le direttive continentali sul commercio elettronico: l’ Unione ha infatti stabilito che i provider non hanno alcun obbligo di monitorare o ricercare attivamente i contenuti illeciti presenti sulla sua piattaforma. Al contrario, i fornitori di servizi internet devono rimuovere i contenuti illegali una volta che questi gli vengano segnalati dagli altri utenti o dalle autorità. Ciò nonostante, i vertici di Google sono attualmente sotto processo a Milano per il video che documentava le violenze contro un ragazzo disabile pubblicato su YouTube nel 2006. Contro il decreto Romani si è attivato un fronte trasversale che ha visto uniti parlamentari dell’ opposizione, come Paolo Gentiloni, Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita, ma anche rappresentanti della maggioranza, come Luca Barbareschi. Oltre alle norme sul web, hanno suscitato perplessità il taglio al tetto degli spot sui canali a pagamento e lo stop ai film per adulti durante la fascia protetta sulle pay tv. Provvedimenti che colpiscono sopratutto Sky, ovvero il più agguerrito concorrente di Mediaset. Nei giorni scorsi, Romani ha incontrato i rappresentanti di Google e Yahoo!. In seguito a queste audizioni, il viceministro ha aperto a possibili cambiamenti: «Faremo chiarezza anche per quanto riguarda il web», ha detto. Intanto, i gruppi parlamentari del Pd, dell’ Idv e dell’ Udc hanno annunciato per domani un incontro con i rappresentanti delle categorie (lavoratori e aziende) coinvolte dal decreto. – ALESSIO BALBI

GUARDA ANCHE:

President, help Internet in Italy!

Fonte: veroweb

L’ultimo attacco alla Rete arriva dal decreto legge Romani che potrebbe diventare esecutivo il 28 gennaio. Si vuole equiparare la Rete alla televisione. Una piattaforma come Vimeo o YouTube avrebbe le stesse responsabilità sui video pubblicati di Rai o Mediaset (che però li producono) con sanzioni e possibile chiusura dell’accesso attraverso i provider. La fine dei video on line. Una porcata che neppure la Cina. La UE e persino lAutorità per le Garanzie per le Comunicazioni (AGCOM) hanno espresso forti dubbi sul decreto. Il decreto va contro “la direttiva europea sul commercio elettronico che vieta obblighi di monitoraggio preventivo da parte dei service provider, come stabilisce invece il decreto legislativo”.

NOSTRO COMMENTO: Per dirla con Fini: “Siamo alle comiche finali….” Ma come si fà ad equiparare Youtube o altri Provider o altri siti di video ai canali Tv tradizionali. La stessa Unione Europea ha infatti stabilito che i Provider non hanno alcun obbligo di monitorare…Solo i fornitori di servizi Internet devono rimuovere i contenuti illeciti o illegali una volta che questi vengono segnalati dalle Autorità. La verità è che i nostri governanti vanno cercando il cd “pelo nell’uovo” per poter tappare la bocca alla Rete. Per fortuna anche nell’ambito della stessa maggioranza ci sono voci contrarie. Speriamo che la ragione ed il buon senso abbiano il sopravvento!

Di Pietro Agente 007! Ma per favore!…..

2010 febbraio 3
di spacepress

Di Pietro, Corriere della Sera, Contrada, Cia e servizi segreti

Fonte:IdvStaff


Capperi, chi l’avrebbe mai detto! Oggi, stando a quanto dicono i giornali (non tutti, solo i soliti due compagni di merende), ho scoperto di essere stato, e forse di esserlo ancora, un importante agente dei servizi segreti italiani ed internazionali, in particolare del SISMI e della CIA.

Non ero mica uno qualsiasi. In veste di agente Sismi, mi sarei recato, quatto-quatto, alla fine del 1994, nelle lontane isole Seychelles, in compagnia di una conturbante “bionda”, come nei migliori film di James Bond, per arrestare il noto latitante Francesco Pazienza, in combutta anch’egli con i servizi di mezzo mondo e ricercato dalla magistratura italiana proprio perché aveva creato un SuperSismi cattivo e segreto che voleva sconfiggere quello buono. Ma, dicono i nostri cronisti, grazie a Dio, quello buono – agli ordini dell’ammiraglio Martini e dell’allora Presidente del Consiglio Craxi – poteva contare su di me, super agente senza macchia e senza paura che, armato di macchina fotografica e cavalletto, ero andato a stanarlo nel suo rifugio segreto.

Non è finita, ho fatto di più: nel 1992, questa volta su ordine e disposizione della CIA, ho messo in piedi l’operazione Mani Pulite, ben più articolata e pericolosa della tua Operazione Tuono, caro collega James.

M.P. (nome in codice di Mani Pulite) consisteva nella volontà dei Presidenti degli Stati Uniti dell’epoca di volersi sbarazzare della classe politica italiana, che loro consideravano corrotta ed inaffidabile e, soprattutto, contraria agli interessi americani, dopo il rifiuto di Craxi di prestarsi all’operazione Sigonella. In pratica, i massimi strateghi USA, dopo aver a lungo riflettuto su come fare per liberarsi del CAF italiano (Craxi-Andreotti-Forlani) e dei loro portaborse e sodali a tutti i livelli, e non potendo più ricorrere alla bomba atomica, escogitarono un piano diabolico (evidentemente in accordo con una parte della intellighenzia italiana:

richiamarono un loro super-agente segreto, dislocato in Germania sotto le mentite spoglie di operaio metalmeccanico. Costui si faceva chiamare “Tonino” ed era un agente così segreto, ma così segreto, che non sapeva nemmeno parlare bene l’italiano, figurarsi l’inglese. Gli spioni d’oltreoceano e nostrani però lo indottrinarono per bene, ma così per bene che riuscì a laurearsi in pochissimo tempo (praticamente quasi un anno prima di quanto facevano i migliori studenti italiani).

Superò – sempre grazie ai servizi segreti, si intende – dapprima il concorso da segretario comunale, perché doveva capire come muoversi nei meandri della Pubblica amministrazione italiana. Poi vinse anche il concorso da Commissario di Polizia e fu immediatamente inviato, così tanto per farsi le ossa, nei reparti antiterrorismo del generale Dalla Chiesa e del questore Plantone, mica scherzi (non fa niente se le date non tornano)! Quando l’intelligence americana ritenne che oramai il nostro uomo era pronto, Tonino fu mandato a fare il concorso in magistratura, che ovviamente vinse (d’altronde non ci voleva niente per vincere un concorso presieduto dall’allora giudice Corrado Carnevale, bastava convincerlo con un piccolo piagnisteo).

Così l’operazione M.P. può finalmente partire. Dapprima viene usato come esca l’ignaro Luca Magni, (quello della mazzetta a Mario Chiesa, ricordate?). Poi, mano a mano, con precisione chirurgica e pazienza certosina, il nostro Tonino (che nel frattempo ha assunto il nome di Antonio Di Pietro e le sembianze di Sostituto Procuratore della Repubblica a Milano) risale la china fino a quando tutti gli esponenti politici italiani della famigerata Prima Repubblica non graditi agli americani (e nemmeno ai russi, che nel frattempo, a causa della caduta del muro di Berlino erano diventati amici) non vennero messi in condizione di non nuocere (perchè arrestati o rifugiati all’estero e anche, se proprio era necessario “lasciati suicidare”, tanto gli agenti segreti hanno licenza di uccidere, che diamine). Ovviamente ToninosuperBond non fece tutto da solo ma si servì anche di diversi stretti collaboratori (consenzienti o raggirati lo scopriremo alla prossima puntata), del calibro di Francesco Saverio Borrelli, Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e una miriade di selezionatissimi collaboratori ed investigatori.

Capperi!, mi sono detto! Tutto questo sono stato io e nemmeno me ne sono accorto! Quasi, quasi, non smentisco nulla e lo lascio credere:

finirei nella storia come il più grande agente segreto di tutti i tempi! Peccato che – a finire nella storia – rischia di esser la più grossa balla del secolo, inventata dai soliti noti pennivendoli berlusconiani ed oggi rilanciata perfino dagli amici di Craxi in pellegrinaggio ad Hammamet. Come si fa a spiegare a questi quattro mentecatti che la verità è molto, ma molto più semplice e banale?

Nel 1984 (e non nel 1994 come scrivono i maestri della disinformazione) mi trovavo sì alle Seychelles ma per le vacanze natalizie insieme a mia moglie (sì è vero, era ed è bionda e bella, ma era ed è pur sempre e solo mia moglie). Ci siamo fermati una sera a casa di un amico fotografo italiano e qui conoscemmo anche altre persone che segnalarono – fra una chiacchiera e l’altra – che nell’isola c’era anche un noto latitante italiano, appunto Francesco Pazienza. Io appuntai la notizia e quando tornai in Italia feci quello che avrebbe fatto e dovrebbe fare qualsiasi cittadino italiano, specie se Pubblico Ufficiale (ed io ero addirittura un magistrato): informare immediatamente le competenti Autorità.

Fu solo per questa ragione che scrissi una relazione e la inviai al Dr. Sica, che era il magistrato che stava indagando proprio su Francesco Pazienza e che ne aveva disposto la cattura e le ricerche.

Ma ve lo immaginate un agente segreto del “SISMI ufficiale” della portata sopra descritta che si mette a fare una relazione scritta con tanto di nome e cognome, alla fine di un lavoro fantasioso?

Recarsi in terra straniera per intercettare un altro agente del “SISMI deviato”, rischiando di morire ammazzato, se non fosse intervenuto lo stesso agente “deviato” a salvarlo (sì, perché anche quest’altra panzana hanno raccontato i nostri autori di fotoromanzi che si sono bevuti le fantasticherie di un imbroglione del calibro di Pazienza che, come tutti sanno, una ne faceva e 100 ne inventava!).

Quanto all’inchiesta Mani Pulite quel lavoro è ed è stato sotto gli occhi di tutti, perché tutti hanno potuto seguire in diretta l’evolversi dell’inchiesta. Le tangenti non le abbiamo inventate noi del Pool Mani Pulite, c’erano davvero. Ed io ed i miei colleghi, proprio e solo perché facevamo i magistrati, non potevamo fare altro che il nostro dovere. A meno che non si voglia far credere che anche gli oltre 2.000 miliardi di vecchie lire che sequestrammo, mi furono dati sottobanco dagli americani, perché appunto non solo scoprimmo che all’epoca di Tangentopoli giravano tante tangenti, ma ne sequestrammo anche un bel po’ e quei soldi stanno lì come pietre a dimostrare la bontà del nostro lavoro.

Morale della favola: ma perché “due giornali, due” , con tutte le tragedie che succedono nel mondo, terremoto ad Haiti compreso, bruciano le prime 3-4 pagine del quotidiano per sparare simili cavolate? Attendo risposta (dagli altri, ovviamente, non da quei due che non hanno nemmeno il senso del ridicolo)

NOSTRO COMMENTO: ma dico io ora pure il “Corriere della sera”! Vuol dire che Noi che spesso utilizzavamo questo giornale per i Nostri articoli, ci ripenseremo. Eccome se ci ripenseremo!