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GLI INTOCCABILI DI G .NUZZI 25 GENNAIO 2012 Il caso Viganò

27 gennaio 2012

GLI INTOCCABILI DI G .NUZZI  25 GENNAIO 2012

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Nuzzi: punito dalla Chiesa perché svelo il malaffare di GianLuigi Nuzzi
Dopo la puntata degli Intoccabili di giovedì sera, il Vaticano minaccia vie legali contro il cronista di Libero e conduttore della trasmissione di inchiesta
Fuori e dentro la Chiesa c’è chi è contro e chi è a favore di Papa Benedetto XVI. Noi abbiamo una posizione diversa. Pensiamo che l’opera di cambiamento del pontefice sia innegabile, ma incontri resistenze e sia osteggiata proprio in Vaticano». Inizia così il copione della puntata degli «Intoccabili» di mercoledì sera su La7. Una posizione di assoluta fedeltà al principio di trovare notizie, verificarle e renderle pubbliche per una puntata con notizie senza precedenti. Per la prima volta un vescovo, per decenni al lavoro nei Sacri Palazzi, scrive al papa denunciando casi di «corruzione» Oltretevere. Ancora, sostiene di esser stato «boicottato» – parole sue – nell’opera di pulizia che aveva avviato sui conti, gli appalti e le forniture dello Stato Città del Vaticano. Nero su bianco in lettere riservate, report, documenti consegnati al pontefice e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Decine di fogli per un carteggio comprensivo di ricostruzioni certosine, giorno dopo giorno, nome dopo nome, di quanto avvenuto.

È un fatto insolito per quanto veniamo abitualmente a conoscere di quanto accade oltre il colonnato di San Pietro, soprattutto quando riguarda il denaro. È altrettanto insolito che di quanto accaduto si abbia oggi l’opportunità di conoscere tramite documenti ufficiali seppur riservati. Così, in televisione, abbiamo raccontato un’inchiesta (anticipata su queste colonne), sentendo testimoni come monsignor Corbellini o chi era preposto su tutti ai controlli come il cardinale Velasio De Paolis. Ed è un’inchiesta che lascia smarriti. Chi rivolgeva queste segnalazioni al cardinale Bertone, entrando con lui in manifesta rotta di collisione, è stato in pochi mesi mandato a Washington. Ecco perchè Reuters e Associated Press, le prime agenzie di stampa nel mondo rilanciano la vicenda con titoli netti: «Lo scandalo della corruzione scuote il Vaticano, dopo la rivelazione di lettere interne» ha scritto la Reuters.  Poi l’Associated Press ha anche aggiunto: «Un funzionario avverte il Papa della corruzione».
Dopo la puntata arriva una lunga nota della Santa Sede di precisazioni e distinguo, di difesa del comitato di banchieri criticato da monsignor Carlo Maria Viganò per le scelte finanziarie operate.  E noi qui in redazione agli Intoccabili la riprendiamo subito sul nostro blog. Inviteremo padre Federico Lombardi in trasmissione se e quando vorrà tornare su questo argomento. Perché la nostra cronaca, aldilà di tentativi maldestri di strumentalizzare il nostro mestiere e di porci da taluni in forzate e irreali conflittualità, è aperta a ogni prospettiva. In studio per una lunga intervista avevamo infatti il direttore dell’Osservatore Romano, il professor Giovanni Maria Vian.«Il Vaticano ha diffuso una nota» analizza la Reuters, che critica i metodi usati nell’inchiesta giornalistica. Ma ha confermato che lettere erano autentiche esprimendo «amarezza per la pubblicazione di documenti riservati». I documenti riservati in mano a un giornalista hanno due uniche destinazioni: o i giornali, le televisioni per le quali si lavora o il cassetto da chiudere a chiave. Ma in quest’ultimo caso si farebbe un altro mestiere. Non il nostro. Di Gianluigi Nuzzi (gianluigi.nuzzi@libero-news.eu)

TRAVAGLIO A SERVIZIO PUBBLICO 26_01_2012

27 gennaio 2012

TRAVAGLIO A SERVIZIO PUBBLICO 26_01_2012

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Bravo Marco! E’ un vero schifo che Passera abbia messo in frigo la legge sul Beauty contest per 90 gg. Questo la dice lunga! Che vergogna!

Bavaglio a Internet: ci riprovano. E’ ora di smetterla!

26 gennaio 2012

Bavaglio a internet

Fonte: ilfattoquotidiano

I partiti si muovono contro l’emendamento contenuto nell’art.18 del ddl Comunitaria proposto dal deputato della Lega Nord, Giovanni Fava, che consente a qualsiasi soggetto interessato, e non solo all’autorità pubblica, di richiedere a un fornitore di servizi internet la rimozione dei contenuti pubblicati sulla Rete
E’ una levata di scudi quello contro il “Fava”, l’articolo della legge comunitaria da ieri in discussione a Montecitorio. Il provvedimento fatto approvare dal leghista Giovanni Fava sulla falsa riga del “Sopa” e del “Pipa” – le due leggi appena bloccate negli Usa da una imponente mobilitazione on line – prevede che un “contenuto illecito” che viola il diritto d’autore, possa essere eliminato dal web su richiesta dei “soggetti interessati” senza passare dalla decisione di un giudice. L’allarme è stato lanciato la scorsa settimana dal giurista Guido Scorza e, dopo l’associazione Libertiamo, numerose associazioni e forze politiche hanno annunciato battaglia in Parlamento in una conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Montecitorio.

Articolo 21, Libertiamo, Il Futurista e Agorà Digitale, hanno presentato oggi le iniziative per bloccare il provvedimento. Emendamenti abrogativi del testo ora confluito nell’art. 18 della legge comunitaria, sono stati presentati Idv, Pd, Udc, Radicali e Pdl: tutti i partiti esclusa la Lega. In Parlamento si lavora affinché tutti gli emendamenti confluiscano in un unico provvedimento abrogativo che potrebbe essere votato nelle prossime settimane.

Video di Manolo Lanaro



Dopo un iniziale stupore che ha colpito utenti e forze politiche, si delineano i retroscena del “Bavaglio al web” approvato in commissione Affari Costituzionali: appare per molti versi un’iniziativa personale del deputato leghista, un’iniziativa senza maggioranza tanto che anche il governo non ha preso posizione a riguardo e si è rimesso alla decisione dell’Aula.

Nella conferenza stampa di questa mattina tutte le forze politiche – con i relativi distinguo in base al diverso approccio in materia di difesa del copyright – si sono dette convinte che “la libertà della
Rete va tutelata” e che questioni sensibili come quelle affrontate dal “Fava” vadano approfondite e discusse pubblicamente, e non possano essere oggetti di provvedimenti estemporanei.

NOSTRO COMMENTO: E’ ora basta! Ma chi cazzo è Fava? Farvi prendere per il culo da Fava è grave. Proprio dalla Lega che continuamente ingiuria il Governo Monti che invece di denunciarla INGOIA ROSPI.

CROZZA A BALLARO’ 24_01_2012

26 gennaio 2012

CROZZA A BALLARO’ 24_01_2012

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L’oblio digitale è un diritto?

25 gennaio 2012

L’oblio digitale è un diritto? Intervista a Guido Scorza

Fonte: blogvoglioscendere

Inizia il prossimo 1 Febbraio al Parlamento europeo l’iter dei due provvedimenti che mirano a tutelare la privacy degli utenti del web, garantendone il ‘diritto all’oblio’. Le norme, volute dalla commissaria Viviane Reding, suscitano già dubbi e perplessità.
Dunque, anche giganti come Google e Facebook dovranno adeguarsi alla normativa, oppure è una battaglia già persa?

“La nuova disciplina che l’Unione Europea è intenzionata a varare, sebbene non se ne conoscano ancora i dettagli, riguarderà evidentemente tutti i fornitori piccoli e grandi di servizi on line e allo stesso modo tutti i soggetti che ospiteranno contenuti di terzi anche sui propri blog, sulle proprie piattaforme di condivisione del contenuto. Che questo possa bastare per cambiare le regole tecnologiche e culturali di stratificazione dell’informazione on line, lo scopriremo strada facendo. Ma in questa fase è almeno lecito dubitarne.”

Come commenta le anticipazioni dei regolamenti? Sembra che certe norme valgano solo per il mondo digitale…

“L’impressione in questo momento, non conoscendo le singole disposizioni della nuova disciplina europea, è che una certa tecnofobia possa avere guidato la mano del legislatore dell’Unione Europea, che sembra fare fatica a comprendere che le nuove tecnologie sono protagoniste di una rivoluzione culturale. Nel tempo, realisticamente, ci abitueremo a convivere con una memoria più lunga da parte della Rete e allora non è detto che la cosa più auspicabile sia quella di una legge che ordini, ammesso che sia possibile a Internet di dimenticare. Magari diventeremo persone migliori e la società sarà migliore anche perché tutti quanti saremo costretti, strada facendo, a fare i conti con il nostro passato. Bisogna stare secondo me molto attenti a introdurre regole diverse per il digitale rispetto al vecchio mondo degli atomi, e soprattutto a pretendere di governare rivoluzioni così importanti come quella che stiamo vivendo in questo periodo a colpi di norme che affondano le loro radici in tradizioni del passato.”

La questione della data portability sembra più materia di Antitrust. L’auspicio è che l’identità digitale delle persone diventi indipendente dalle major…

“Sono assolutamente convinto che il cuore del problema sia una ragione di carattere di mercato, di antitrust, di quello stiamo discutendo anche se la porta di ingresso è quella della nuova disciplina sulla privacy. Trovo sacrosanto che nel momento in cui si discute della proiezione dell’identità personale in digitale, io debba rimanere tanto padrone della mia identità da poterla tirare fuori da una banca on line e presentarla in una diversa banca on line. Quindi è corretto ipotizzare che qualsiasi scelta da parte dell’utente non sia irreversibile e che io possa in ogni momento cambiare il mio fornitore di servizi on line e chiedere indietro i miei dati e trasferirmi altrove. E’ una conquista dell’era moderna quando si parla di servizi finanziari e di servizi di comunicazione, di telecomunicazione: dopo la number portability, nel suo piccolo, non vedo perché non dovremmo cominciare a ragionare anche di una data portability grazie alla quale, nel tempo, la mia volontà di essere presente su una piattaforma possa essere rivista a favore di un’altra piattaforma. E’ un beneficio per il mercato e soprattutto per i cittadini digitali, che potranno sentirsi di nuovo liberi di viaggiare nello spazio telematico portando con loro per quanto possibile sotto il profilo tecnologico tutti i frammenti della loro identità.”

Quali scenari si delineano se la nuova normativa venisse approvata?

“Ci sono sicuramente enormi vantaggi legati se non altro all’uniformità di questa disciplina nei diversi paesi dell’Unione. Il contesto attuale è oggettivamente incompatibile con la natura promozionale di Internet: è impensabile che nel nostro navigare attraverso piattaforme on line si debba fare i conti con un sistema normativo così frastagliato come quello attuale in materia di privacy. Tuttavia, a mio avviso, ci sono anche dei rischi dietro l’angolo che sono legati a questa idea di onnipotenza e soprattutto di supremazia rispetto alle tecnologie e alle rivoluzioni culturali che da sempre accompagna il legislatore. Internet è un fiume in piena, che si arricchisce ogni giorno di nuovi affluenti che provengono da ogni parte del globo. Bisogna fare enorme attenzione a evitare di ergere degli argini normativi che sono destinati a crollare rovinosamente producendo effetti pericolosi per tutti, perché potremmo ritrovarci, nel vecchio continente, a essere confinati su un’isola analogica, mentre magari il mondo intorno va più veloce.
Il tema del diritto all’oblio va affrontato davvero con le pinze, non esistono posizioni precostituite e soprattutto dal mio punto di vista non si può pensare banalmente a un’equazione uno a uno, per cui se ieri ricordavamo poco, anche nel mondo di domani dovremo necessariamente ricordare poco. Attenzione a profetizzare delle amnesie di massa o collettive o delle iniezioni di amnesia per la Rete, molti dei dati che sono on line sono destinati a restare on line perché attraverso quei dati gli uomini del futuro leggeranno e apprenderanno la nostra storia che non sarà più scritta sui libri di carta.”

NOSTRO COMMENTO: Vediamo di chiarire al lettore cosa sia l’oblio digitale ed il data portability. altrimenti, leggendo il superiore articolo non capirà niente. All’ uopo soccorre Wikipedia:

Wikipedia
Il diritto all’oblio è una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità di precedenti pregiudizievoli, per tali intendendosi propriamente i precedenti giudiziari di una persona. In base a questo principio, non è legittimo diffondere dati circa condanne ricevute o comunque altri dati sensibili di analogo argomento, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca. Questa garanzia è variamente riconosciuta ed applicata a seconda degli ordinamenti. In Italia questo principio si concretizza in alcune pronunce dell’authority per la privacy.
Il progetto DataPortability si propone di trovare una soluzione al problema, sempre più sentito, del controllo e del trasferimento, tra siti diversi, dei dati personali degli utenti.
DataPortability intende raggiungere questi ed altri obiettivi senza inventare nuovi standard ma coordinando quelli esistenti.
Con l’intensificarsi dell’utilizzo di piattaforme di social web, si moltiplicano i luoghi in cui gli utenti depositano dei loro dati personali come i loro profili, le loro fotografie, i loro filmati o semplicemente l’elenco dei loro amici. Una volta inseriti questi dati, si pongono una serie di problemi relativi alla loro proprietà ed al loro sfruttamento: di chi sono questi dati, che diritti possono rivendicare le società proprietarie dei siti in cui sono inseriti, vi sono eventuali diritti da parte loro anche dopo che l’utente ha abbandonato il sito? Queste ed altre questioni hanno portato gli utenti ad interrogarsi, a cercare delle risposte, sia etiche che tecniche.
Il progetto è stato avviato nel novembre 2007 da Chris Saad e Ashley Angell di Faraday Media e già dal gennaio successivo, si susseguono le manifestazioni di interesse le adesioni da parte di aziende leader: l’8 gennaio Google, Facebook e Plaxo fanno il primo annuncio [1], seguono Drupal, Netvibes e Mystrands [2], LinkedIn, Flickr, Six Apart e Twitter [3], ed infine Digg [4] e Microsoft [5]. Inoltre, in un’intervista anche Mozilla [trovare referenza] lascia intendere di tenere d’occhio il progetto e non esclude di aderirvi.
Portabilità dell’accesso [modifica]
Perché ogniqualvolta voglio accedere ad un nuovo sito o servizio in Internet bisogna richiedere la creazione di un utente e di una password? Perché devo ogni volta verificare la disponibilità del nome utente a, se già utilizzato da un altro utente, inventarmene uno per l’occasione? Perché non utilizzare direttamente l’email, o un altro nome utente univoco e assegnato in modo definitivo a me? A questi, ed altri problemi, si rivolge lo standard OpenID, che viene utilizzato dal progetto DataPortability.
Portabilità dell’identità [modifica]
Perché ad ogni sito a cui accediamo dobbiamo reinserire tutti i dati relativi al nostro profilo come: nome, cognome, età, indirizzo, fotografia,…? DataPortability utilizza hCard per esporre tali informazioni senza doverle fornire nuovamente ad ogni nuovo accesso.
Portabilità della rete sociale [modifica]
Questo è probabilmente uno dei campi attorno al quale vi è maggiore attesa. Infatti, per ogni sito in cui creiamo un profilo, molta cura ed attenzione viene posta sull’elenco dei nostri amici e sulla rete attraverso la quale riusciamo a tenerci in contatto con loro, a comunicare con loro, a sapere dove sono e cosa fanno. Quando creiamo un nuovo profilo, sempre più spesso ci viene offerta la possibilità di importare questi elenchi da altri siti, ma questo solo fornendo le nostre credenzaili di accesso, aprendo un problema di sicurezza e di fiducia nei confronti del nuovo sito. Per ovviare a questo problema, DataProtability propone di sfruttare i microformat, XFN, FOAF e Resource Description Framework (RDF).
Portabilità dei centri di interesse [modifica]
Nell’utilizzo dei siti, spesso l’utente dichiara i propri interessi oppure questi vengono dedotti dal suo comportamento online (pagine visitate, parole chiave cliccate, acquisti fatti,…). Questi dati vengono memorizzati in file APML. DataPortability intende utilizzare tale formato per facilitare lo spostamento di tali informazioni ed ottenere servizi più mirati.
Gestione delle autorizzazioni [modifica]
Qualora dovessimo centralizzare i nostri profili, non sarebbe opportuno dare libero accesso a tutte le informazioni ivi contenute? Infatti, ad alcuni siti potremmo dare solo il nome ed il paese di provenienza, ad altri invece potremmo invece impedire solamente l’accesso alla nostra rete di amici lasciando libero accesso alle altri informazioni. Una soluzione sarebbe avere un profilo per ogni tipo di utilizzo, ma una soluzione migliore è dare dei permessi personalizzati per sito e per singola informazione. In questo modo il sito X accederà ad un set ristretto di informazioni personali ed invece il sito Y avrà accesso completo. Questo sarà realizzato tramite lo standard OAuth.
Messaggistica istantanea [modifica]
Perché non possiamo accedere a tutti i sistemi di messaggistica istantanea contemporaneamente? XMPP è uno standard aperto, supportato da IETF, attraverso il quale è possibile scambiarsi informazioni in maniera decentralizzata.

La legge che minaccia il Web

25 gennaio 2012

Sopa italiano, la legge che minaccia il Web

Fonte:ilfattoquotidiano

Irresponsabile, anacronistico, anti-europeo e liberticida: sono questi gli aggettivi che – assieme  a molti altri – possono essere utilizzati per definire l’emendamento alla legge comunitaria 2011, con il quale l’on. Fava (Lega Nord) minaccia di attuare, nel nostro Paese, l’infausto progetto – nome in codice Sopa – che il Congresso degli Stati Uniti d’America è stato costretto ad abbandonare dopo lo sciopero della Rete dichiarato, nei giorni scorsi, dai giganti del Web.

L’emendamento, approvato giovedì scorso dalla Commissione per le politiche comunitarie, stabilisce – tra l’altro – che chiunque possa chiedere a un fornitore di servizi di hosting di rimuovere qualsivoglia contenuto pubblicato online da un utente sulla base del semplice sospetto – non accertato da alcuna Autorità giudiziaria né amministrativa – che violi i propri diritti d’autore e che, qualora il provider non ottemperi alla richiesta, possa essere ritenuto responsabile.

Un’inaccettabile forma di privatizzazione della giustizia: la permanenza o meno di un contenuto nello spazio pubblico telematico non dipenderà più dalla decisione di un Giudice ma da una semplice segnalazione – autonoma ed arbitraria – di un singolo.

E’, probabilmente, la più concreta e attuale minaccia per la libertà di espressione sul web registrata negli ultimi anni nel nostro Paese.

Un’iniziativa legislativa evidentemente commissionata al deputato leghista – e a un manipolo di suoi colleghi – dall’industria audiovisiva, unica beneficiaria delle misure draconiane che si vorrebbero introdurre nell’Ordinamento.

Una storia tutta italiana, quella che rischia di aprire le porte del nostro Ordinamento all’emendamento Fava. Una storia di ipocrisia politica, totale assenza di rispetto delle regole dell’Unione Europea e, soprattutto, disinteresse assoluto per il futuro del Paese. Ecco alcune delle spiegazioni di un giudizio tanto severo.

Innanzitutto la circostanza che si stia provando ad approvare delle regole in palese contrasto con la disciplina europea proprio nell’ambito della legge che quella disciplina dovrebbe attuare e recepire, la “legge comunitaria”.

Ma non basta.

Le disposizioni dell’on. Fava – che forse le ritiene un’astuzia politica – sono, infatti, parte del disegno di legge da lui già presentato e di quelli gemelli di alcuni suoi colleghi, che il nostro Governo ha trasmesso lo scorso 18 novembre – così come prescritto dalla disciplina Ue – a Bruxelles, chiedendo alla Commissione di conoscere il suo parere circa la loro compatibilità con l’Ordinamento Europeo.

Il termine entro il quale la Commissione dovrà pronunciarsi scadrà solo il prossimo 20 febbraio, con la conseguenza che, in sostanza, stiamo cercando di approvare delle disposizioni probabilmente in contrasto con la disciplina Ue, prima che la Commissione Europea rilevi tale contrasto e ce lo segnali.

Roba da furbetti del quartiere.

Buon senso, rispetto delle regole e prassi istituzionale vorrebbero, ovviamente, che si aspettasse la risposta della Commissione Europea prima di procedere.

E non è ancora finita.

Il ministro per le politiche europee Enzo Moavero Milanesi, infatti, nel prendere la parola in Commissione, giovedì scorso ha dato parere favorevole al testo del disegno di legge, limitandosi a rilevare che l’emendamento Fava, affrontando “un tema – quello del commercio elettronico – di particolare delicatezza, che incontra sensibilità diverse…, avrebbe meritato di essere affrontato in uno specifico provvedimento”.

Nessun veto, tuttavia, né una parola sulla circostanza che le disposizioni in questione siano oggetto di una richiesta inoltrata dallo stesso Governo italiano a Bruxelles.

Cos’altro aggiungere?

La sensazione è quella che – Governo dei professori o governo del Cavaliere – il Paese rimanga saldamente in mano ad un manipolo di dilettanti allo sbaraglio, prezzolati dai soliti noti delle solite lobby e, soprattutto, totalmente ignoranti e disinteressati a proposito di Internet, futuro e innovazione.

NOSTRO COMMENTO: se è vero quanto sostiene il fatto quotidiano è una vera vergogna che l’industria audiovisiva commissioni tramite deputati leghisti la definizione dell’emendamento alla legge comunitaria 2011. Il Ministro per le politiche Europee, Enzo Moavero Milanesi, ha ragione quando afferma che l’emendamento Fava, avrebbe meritato di essere affrontato in uno specifico provvedimento”, anche alla luce del fatto che la Lega non risparmia, quando se ne presenta l’occasione,  epiteti coloriti nei  riguardi del Premier Monti.

Fisco, in Italia ci sono 7.500 evasori

24 gennaio 2012

RAPPORTO 2011 sull’attività delle Fiamme Gialle Fisco, in Italia ci sono 7.500 evasori totali Ammontano ad oltre 50 miliardi i redditi non dichiarati. Complessivamente la Finanza ha denunciato 12 mila persone (23 gennaio 2012)

Fonte: Corriere.it

MILANO – Sono oltre 7.500 gli evasori totali, cioè completamente sconosciuti al fisco, scoperti dalla Guardia di Finanza nel corso del 2011. Si tratta di imprese e lavoratori autonomi che avevano occultato allo Stato redditi per oltre 21 miliardi di euro. Inoltre ci sono cinquanta miliardi di redditi non dichiarati al fisco e 8 miliardi di iva evasa. Sono i risultati ufficiali dell’attività di contrasto all’evasione fiscale che la Guardia di Finanza ha condotto nel 2011. Complessivamente le Fiamme Gialle hanno denunciato 12mila persone nel corso delle indagini su frodi e reati fiscali.
EVASIONE INTERNAZIONALE – Oltre 902 milioni di euro sono stati sequestrati immediatamente ai responsabili dei reati fiscali; sul fronte dell’evasione fiscale internazionale, i redditi non dichiarati scoperti dalle Fiamme Gialle ammontano a circa 11 miliardi di euro. A finire sotto la lente della Guardia di Finanza principalmente i trasferimenti di comodo delle residenze di persone e societá nei paradisi fiscali e lo spostamento all’estero di capitali per non pagare le tasse in Italia. Rilevante è stata l’attivitá di contrasto alle cosiddette ‘Frodi Carosellò che ha portato alla scoperta di quasi 2 miliardi di Iva evasa.
ADESIONI SPONTANEE – Sempre più elevato lo standard di qualitá dei controlli: i verbali della Guardia di Finanza, nel 96 % dei casi, sono stati integralmente recepiti dall’Agenzia delle Entrate per il successivo accertamento. In aumento anche i casi di coloro che aderiscono spontaneamente ai rilievi mossi dai verificatori del Corpo, consentendo l’immediata riscossione degli importi relativi al 10% dei verbali. Sono stati 12mila i soggetti denunciati, principalmente per aver utilizzato o emesso fatture false (1.981 violazioni), per non aver versato l’Iva (402 casi), per aver omesso la dichiarazione dei redditi (2.000 violazioni) o aver distrutto od occultato la contabilità (oltre 2.000 casi). Ai responsabili di reati fiscali sono stati sequestrati immediatamente oltre 902 milioni di euro.

NOSTRO COMMENTO: viene il voltastomaco!

Banche private, soldi pubblici

23 gennaio 2012

Banche private, soldi pubblici

Fonte : BeppeGrillo

La BCE ha accordato a fine dicembre un prestito di 498 miliardi di euro alle banche europee. Tasso 1%, durata tre anni. I soldi provengono dagli Stati della UE, quindi nostri, e dovrebbero servire a rilanciare l’economia con aiuti alle imprese. Più probabilmente serviranno a non far fallire le banche e gli stessi Stati europei. Le banche compreranno titoli pubblici con rendimenti fino al 7%. Guadagno garantito, senza rischio, tra il 5 e il 6%. E’ un giro di BOT. Le banche che hanno usato di più il fondo sono italiane (*). Potevamo dubitarne? La prima è Unicredit con 12,5 miliardi di euro, segue IntesaSanPaolo con 12 miliardi e Monte Paschi Siena con 10 miliardi. Le finanziamo noi. Siete contenti?
(*) fonte: Morgan Stanley

NOSTRO COMMENTO:Le Banche si ingrassano e Noi la prendiamo in quel posto. Di bene in meglio Italia.

Guerra dei bottoni

23 gennaio 2012

Guerra dei bottoni

Fonte:BeppeGrillo

Il valore di un titolo pubblico per i creditori è considerato intangibile. Se lo Stato che ha contratto il debito non paga, allora va all’inferno, finisce in default. Il valore di un BOT, in principio, non è però diverso da quello di qualsiasi azione di un’azienda quotata in Borsa. Chi acquista un titolo di Fiat o di ENI sa che può guadagnare o perdere.

Non chiede l’intervento del FMI o della BCE. Fa parte del gioco. L’economia di uno Stato si fonda su molte variabili, un PIL che può crescere o diminuire, un disavanzo, o un avanzo, di bilancio, e fattori imponderabili, come disastri naturali o guerre, che lo possono mettere in ginocchio. Chi compra un’azione si assume un rischio, lo stesso dovrebbe valere per chi acquista un BOT. Se Formigoni, per fare un esempio, ha acquistato milioni di euro di titoli greci che oggi valgono il 60% in meno, la responsabilità è sua, non dei greci (ma perchè la Regione Lombardia investe in titoli? La Corte dei Conti sa rispondere?).
Chi compra il debito pubblico si assume il rischio della sua svalutazione. Con questa regola il rischio ricadrebbe in prevalenza sugli acquirenti, in particolare sulle banche che hanno in pancia centinaia di miliardi di euro di debito, a cui cinicamente si potrebbe dire “Nessuno vi ha costretto” o, metaforicamente, “Sono c…i vostri”. Questo approccio ridurrebbe l’uso del debito per tenere in piedi le economie malate degli Stati. Le aste pubbliche andrebbero semideserte. E sarebbe un bene per un pianeta che farnetica di una “crescita” senza limiti sostenuta da un debito senza fine. Nel 2012 sono in scadenza nel mondo almeno 11.000 miliardi di titoli pubblici. Chi li comprerà?
Una moglie, stanca di vedere il marito rigirarsi nel letto per un debito con il vicino, apre la finestra e grida “Giovanni, i soldi mio marito non li ha e non li avrà mai!”. E quindi al coniuge “Ecco, ora il problema lo ha lui”. Nel romanzo francese la “Guerra dei bottoni”, due bande di ragazzi si rubano i bottoni come trofeo di guerra. Chi possiede più bottoni è il vincitore. La battaglia finale è vinta dai ragazzi che decidono di combattere nudi. Un debito si può cancellare o ristrutturare, la responsabilità è anche del compratore. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure, Ci vediamo in Parlamento se non fanno una legge elettorale per impedirlo.

I Forconi risalgono l’Italia di Pino Aprile

23 gennaio 2012

I Forconi risalgono l’Italia di  Pino Aprile

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SANTORO – SERVIZIO PUBBLICO DEL 19-01-2012 – (Completo)

22 gennaio 2012

SANTORO – SERVIZIO PUBBLICO DEL  19-01-2012 – (Completo)

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Liberalizzazioni, c’è il blocco del beauty contest

22 gennaio 2012

Liberalizzazioni, c’è il blocco del beauty contest

Fonte:IDV

E’ ancora presto per dare un giudizio sulle misure varate dal governo in un Consiglio dei ministri durato più di otto ore. Al momento però è apprezzabile il blocco (seppur non ancora definitivo) del cosiddetto beauty contest (l’assegnazione di alcune frequenze televisive), come espressamente richiesto dalI’IdV.
Nelle sue prime dichiarazioni Antonio Di Pietro fa sapere che “l’Italia dei Valori esaminerà con attenzione il merito dei singoli provvedimenti appena perverranno i relativi testi, ma una cosa è certa: bene ha fatto il ministro Passera a bloccare il beauty contest, che era solo un regalo corruttivo alla Rai e a Mediaset”.  Per il leader IdV, sarebbe stato meglio se Passera lo avesse bloccato definitivamente “perché – avverte -, in tre mesi, tutto può succedere. Il Governo potrebbe cadere, Passera potrebbe essere messo fuori gioco e le lobby e i poteri forti potrebbero far tornare il Governo tecnico sui propri passi. Ci aspettiamo che il ministro Passera, al più presto, intervenga con un provvedimento risolutivo che metta la parola fine alla sconcia auto-assegnazione gratuita delle frequenze che Berlusconi si era fatto. Riteniamo che quelle stesse frequenze possano essere messe in gara, non tanto per assegnarle a questa o quella televisione, visto che ormai il mercato è saturo, ma per attribuirle alle future generazioni delle 5G”.
Sulle altre misure approntate dal governo il giudizio è rimandato: “Le decisioni definitive – dichiara Di Pietro – dobbiamo leggerle perché una cosa è vendere un prodotto, un altra è assaggiarlo”. In ogni caso, “come Idv avremmo voluto un po’ più di coraggio”.
Di Pietro precisa: “Noi pensiamo che più c’è libera concorrenza, più c’è la possibilità di avere il miglior prodotto al minor prezzo. Sulle ferrovie c’è stato un rinvio, mi è sembrato un vorrei ma non posso”, aggiunge.
Il presidente dell’Italia dei Valori è perplesso anche per alcune, importanti questioni sulle quali il governo ha scelto di non decidere: “Delle banche non se ne è parlato un granché – ha sottolineato -. Adesso vogliamo vedere. Il problema è che le cose più incisive sono state rinviate. Le omissioni hanno riguardato ferrovie, energia e settore bancario assicurativo, ma bisogna leggere il testo”, ha concluso.

NOSTRO COMMENTO: Certo! Sarebbe stato meglio che Passera avesse bloccato definitivamente il “beauty contest” perchè la storia ci dice  che non bisogna mai dare tempo a Berlusconi. Non s’illuda Di Pietro!  C’è qualcosa che sfugge,  altrimenti, lo avrebbe bloccato definitivamente. Mi auguro di sbagliarmi ! Per quanto riguarda le “liberalizzazioni” perchè mai non hanno liberalizzato le ferrovie, l’energia ed il  settore bancario assicurativo? Glielo chieda a Monti, Di Pietro? Non si faccia prendere per il culo.

VIDEOCAMERA JVC PX10EU

21 gennaio 2012

VIDEOCAMERA  JVC PX10EU

FONTE: FOTODIGIT

Descrizione del prodotto     GC-PX10EU – Videocamera Full HD con sensore CMOS 1/2,3”, obiettivo HD Konica Minolta, schermo LCD Touch Panel da 3,0″, HDD da 32 GB, slot per schede SD/SDHC/SDXC, zoom ottico 10x, Hdmi. Cattura il momento esatto grazie a questa videocamera Full HD con memoria interna Flash da 32 GB e slot per schede SDXC. Il nuovo motore grafico FALCONBRID con elaborazione ad alta velocità fornisce video progressivi Full HD a 36 Mbps (definizione 1920×1080) che consente l’estrazione di fotografie ad alta qualità, scatto continuo di fotografie a 50 fps con fino a 130 scatti e registrazioni ad alta velocità a 250 fps per due ore ininterrotte. Una presa salda e sicura è garantita da un design ideale per l’acquisizione sia di fotografie sia di video. Prezzo 779 €         

Dimensioni    131x67x122mm
Peso    520g
Monitor LCD    LCD Touch Panel inclinabile da 3,0 pollici
Touch Screen    Si
Tipo CCD    CMOS 1/2,3”
Pixel CCD    12,75 Megapixel (retroilluminato)
Supporto di memorizzazione per le foto    SD/SDHC/SDXC
Capacità Hard Disk    32GB
Risoluzione Foto    [4:3] 4000×3000 / 2976×2232 / 1600×1200 / 640×480 [16:9] 4000×2248 / 2976×1672 / 1920×1080 [Fotografie in modalità Video (16:9)] 3840×2160
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Uscita HDMI    HDMI (mini)
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Altre interfacce    Usb 2.0 ad alta velocità
Altre caratteristiche    Sensore Super LoLux e retroilluminato

TRAVAGLIO A SERVIZIO PUBBLICO 19_01_2012

21 gennaio 2012

TRAVAGLIO A SERVIZIO PUBBLICO 19_01_2012

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MONTI E IL SIGNORAGGIO BANCARIO

20 gennaio 2012

ECCO COME MONTI DISTRUGGERA’ L’ITALIA – l’Avv. Marra intervista radio lombardia

Fonte:Albamed

VIDEO SHOCK SUL SIGNORAGGIO BANCARIO… COSI RENDONO SCHIAVI I POPOLI DI TUTTO IL MONDO

Fonte:Cochise17777

Nostro link su spacepress SUL SIGNORAGGIO BANCARIO CLICCA QUI


Marra presenta – senza Scilipoti – l’esposto contro Monti\Bilderberg

Fonte:fermiamolebanche

NOSTRO COMMENTO: MAH! Potrebbe anche avere ragione l’Avv. Marra. In tal caso  L’ ITALIA  si troverebbe in un mare  di  “merda”. Vedremo come si svilupperanno le cose. Nel frattempo, Noi,  continueremo a pubblicare i video e gli articoli del collega Marra. Vi terremo informati! A Noi personalmente le Banche non son mai piaciute.

Riforma elettorale

20 gennaio 2012

Di Pietro, su riforme bene impegno Napolitano

Fonte:IDV

Idv non solo sono io. Il cuore di Idv sta dal Capo dello Stato. Ci sono capigruppo e portavoce: noi siamo una cosa sola. E’ come se anche io fossi la. La delegazione di Idv dal capo dello Stato rappresenta anche me: in Italia dei Valori funziona così….”. Lo dice Antonio Di Pietro ospite di Michele Mirabella su Raitre nella trasmissione ‘A prescindere’, mentre il portavoce, Leoluca Orlando e i capigruppo, Felice Belisario e Massimo Donadi sono al Quirinale, a seguito della convocazione arrivata anche a Italia dai Valori dal Presidente della Repubblica nell’ambito dell’iniziativa assunta per sollecitare la realizzazione delle riforme, a partire da quella elettorale. Napolitano ha già visto i segretari di Pdl, Pd e Terzo Polo.
Un gesto che il leader IdV apprezza: “Do atto volentieri al capo dello Stato di aver assunto con molto impegno una iniziativa in prima persona per sollecitare le forze del Parlamento a fare sul serio la riforma, subito dopo che la Corte costituzionale ha bocciato la possibilità di referendum sulla legge elettorale, con una decisione che io ho duramente contrastato”.
La posizione dell’Italia dei Valori sulla riforma elettorale “è semplice, chiara e nota da tempo”, sottolinea Di Pietro.  “C’è bisogno – spiega – di una legge elettorale che tenga fermi tre parametri: si deve realizzare un sistema bipolare tendenzialmente maggioritario, grazie al quale i cittadini devono sapere con certezza chi votano e scegliere loro chi va a rappresentarli in Parlamento, chi va a governare il Paese, quale è il programma sul quale si chiede di essere eletti e governare”.
Inoltre, ha ricordato Di Pietro, da tempo chiediamo di votare una “regoletta semplice semplice che dica che chi è imputato o condannato non può essere eletto nè sedere in Parlamento” . Una “norma di decenza e civiltà democratica che dovrebbe già da tempo essere stata approvata” ma che “difficilmente verrà mai votata da un Parlamento per metà di avvocati e per l’altra metà di imputati e condannati”, conclude.

NOSTRO COMMENTO: Condividiamo

MAL DI SCHIENA: COSA FARE?

20 gennaio 2012

MAL DI SCHIENA: ISTRUZIONI PER L’USO

Fonte:gss.it

a cura di ISICO

GUIDA DI EDUCAZIONE SANITARIA

Ovvero, tutto quello che volevate sapere per:

  • Evitare o alleviare i dolori
  • Difendere la vostra schiena tutti i giorni
  • Imparare a gestirvi nel modo migliore

 

 


 

Cosa sappiamo del mal di schiena

 

 

Fai dell’attività fisica

 

Come prevenire il mal di schiena

 

La posizione di guida

 

Curare il mal di schiena

 


 

 

Cosa sappiamo del mal di schiena

Il mal di schiena è un segnale che la colonna non è “in forma”

 

Figura 1Il mal di schiena non è quasi mai dovuto alle ossa: quasi sempre dipende da una difficoltà di funzionamento di una sua minuscola componente (muscoli, legamenti, disco). La schiena è come un orologio di alta precisione in cui anche un piccolissimo granellino di sabbia (una piccola lesione) può causare notevoli difficoltà (forte dolore). C’è però anche una grossa differenza: la schiena è enormemente più solida di un orologio. La colonna vertebrale infatti è una delle strutture più forti del nostro corpo, che deve assolvere a numerosi ed importanti compiti:

- stabilità: sostiene il tronco, gli arti superiori e il capo;
- mobilità: consente tutti gli spostamenti del tronco e della testa;
- contenimento: proteggere il midollo spinale.

Queste funzioni sono in contraddizione tra di loro (stabilità-star fermi è il contrario di mobilità-muoversi). Così questa struttura è forte ma anche estremamente complessa, con un sistema di controllo molto sofisticato. Il suo funzionamento dipende dal solo ed unico “computer di bordo”: il cervello che gestisce il corretto equilibrio delle forze che si scaricano su di essa. La perdita di quest’equilibrio implica la comparsa del dolore, che segnala che la schiena è “fuori controllo”, “fuori forma”.

 

Il mal di schiena è normale per l’uomo

Da quando abbiamo perso la posizione a quattro zampe, la parte bassa della colonna ha dovuto subire una serie di adattamenti per cui non era stata inizialmente progettata: questo probabilmente ha comportato la comparsa del mal di schiena, un dolore tipico della razza umana. Il fatto di avere poi oggi obbligato la parte bassa della schiena ad adattarsi alla posizione seduta ha ulteriormente aumentato i problemi. Per questo tutti soffrono, prima o poi, di mal di schiena: è il nostro stile di vita in quanto uomini, ma anche lo stile di vita di ciascuno di noi singolarmente ha un ruolo fondamentale.

Le cause teoriche del mal di schiena sono molto numerose. Ancor di più sono i termini medici che indicano queste cause. Ci sono vocaboli diversi che sono, spesso, definizioni differenti della stessa patologia: ecco perché andare da tanti medici significa spesso sentirsi attribuire altrettante diagnosi.

 

Il mal di schiena non è l’artrosi

L’artrosi è come i capelli grigi, solo un segno dell’età che avanza. . Molte persone con artrosi non hanno disturbi così come, a parità di artrosi, si hanno dei periodi di dolore ed altri di benessere. Questa patologia, quindi, è solo un fattore predisponente: chi ce l’ha non è destinato a soffrire per tutta la vita; deve solo fare una buona prevenzione.

 

Il mal di schiena non è la discopatia

La discopatia è uno dei primi stadi dell’artrosi: è solo un fattore predisponente al dolore.

 

Il mal di schiena non è l’ernia del disco

L’ernia del disco è importante solo se provoca la sciatica. Una volta veniva sempre operata, ma si è poi scoperto che l’intervento eliminava il dolore alla gamba ma lasciava problemi di schiena cronici: oggi si interviene solo se c’è un danno grave del nervo e negli altri casi si consiglia di fare prima un trattamento non chirurgico per un lungo periodo

 

Il mal di schiena non è una malattia grave

Le cause gravi di mal di schiena sono rarissime (meno di 1 caso su 300) e basta una visita medica per individuarle. E’ importante, quindi, non farsi prendere dal panico: tutti, prima o poi, soffrono di mal di schiena.

 

Il mal di schiena passa da solo

 

Figura 2Nove pazienti su dieci recuperano entro un mese dall’insorgenza del dolore, indipendentemente dall’avere o meno effettuato un trattamento: quindi non sempre è necessario correre dallo specialista alle prime avvisaglie del mal di schiena.

 

Il mal di schiena ritorna

 

Figura 3La guarigione dal dolore non deve, in ogni caso, ingannare: anche se legata a cause quasi sempre banali, la ricaduta è infatti spesso frequente. E’ proprio questo che rende fondamentale la prevenzione. La ricaduta in ogni caso non è segno di qualcosa di grave, ma solo del ripresentarsi di un problema cui siamo predisposti.

 

Togliere il dolore non basta

 

Figura 4Il trattamento con farmaci, terapie fisiche o manuali non sempre è risolutivo, pur essendo spesso un valido aiuto. Se anche il dolore non sparisce, non significa comunque che la situazione sia grave: non esiste infatti correlazione tra la quantità di dolore e la quantità di danno. Le terapie servono comunque solo in caso di dolore acuto, ma non hanno alcun effetto preventivo.

 

Gli esami possono ingannare

 

Figura 5Gli esami spesso dimostrano in realtà solo l’invecchiamento delle strutture (artrosi, discopatia) o patologie che possono non essere la causa di dolore (ernia del disco). Gli esami vanno sempre prescritti da un medico perchè implicano l’uso di radiazioni.

 

 

 

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Fai dell’attività fisica

 

Figura 16Mantenersi in forma con dell’attività fisica regolare è fondamentale per tutti. Anche se fate un’attività professionale che vi richiede molti sforzi fisici, in realtà non allenate il fisico ma lo usurate, perché le attività lavorative sono ripetitive: l’attività fisica ricreativa, più varia ed allenante, è comunque necessaria.

Essere in forma, muoversi aumentando gradualmente le proprie capacità di compiere degli sforzi, evitare nella vita quotidiana di sedersi sempre e comunque, fare qualche volta in più le scale, andare a lavorare in bicicletta o a piedi se possibile. Quando c’è il dolore: provate a camminare, nuotare o andare in bicicletta per tratti anche lunghi; quando si sta bene: qualunque tipo di attività fisica purché ci si eserciti progressivamente e costantemente.

 

I molti vantaggi dell’attività fisica

 

Figura 17Migliora le condizioni dei muscoli che governano i movimenti della colonna, rendendoli più forti, elastici e pronti a reagire. Rinforza le ossa, ci mantiene elastici, ci fa sentire bene e sani, ci rimette in forma. Stimola la produzione delle endorfine, agenti chimici corporei simili alla morfina: dei veri e propri antidolorifici estremamente efficaci. E’ uno dei modi più utili per scaricare le tensioni.

 

Come fare attività fisica

 

Figura 18L’attività fisica funziona solo se viene effettuata regolarmente, almeno due volte alla settimana e per lunghi periodi. Qualche fastidio, soprattutto iniziale, è inevitabile: passa presto ed i benefici che si ottengono li ripagano ampiamente. E’ più importante muoversi regolarmente piuttosto che scegliere l’attività ideale (che non esiste). Scegliete quindi qualcosa che vi piace e che potete fare senza troppe difficoltà per le vostre necessità familiari e professionali: è la migliore garanzia che non smetterete. Fate quindi dell’attività fisica con continuità e, se non avete dolore mentre la fate, non date retta a chi vi ha detto che l’attività che avete scelto è dannosa per la schiena.

 

Non fumare

 

Figura 19Da qualche anno i ricercatori hanno dimostrato che fumare fa male alla schiena, probabilmente in quanto riduce l’ossigenazione delle strutture più delicate della colonna. Le sigarette quindi, oltre a far male ai polmoni, al cuore, all’apparato intestinale…, aumentano anche il mal di schiena.

 

I nostri consigli

 

  • Non fidatevi solo dei farmaci: non risolvono completamente il problema.
  • Non restate a casa: in questo modo vi concentrerete ancor di più sui vostri dolori e questi aumenteranno.
  • Non smettete di fare le cose che vi piacciono, in particolare se il dolore non aumenta: questo vale anche per lo sport e le attività del tempo libero.
  • Non preoccupatevi, non state diventando invalidi: mai nessuno lo è diventato per un semplice mal di schiena e la possibilità di altri disturbi è già stata esclusa con la visita medica.
  • Non intristitevi nei giorni peggiori: il dolore normalmente ha un’intensità variabile ma, come è già stato detto, anche se momentaneamente aumenta non significa che la situazione sia peggiore.
  • Non date retta alle “storie dell’orrore” degli altri: non sono reali.
  • Mantenetevi in forma: camminare, nuotare, andare in bici vi farà sentire meglio per tutta una serie di motivi: vi renderete conto di poterlo fare senza aumentare particolarmente il dolore, vi gioverà psicologicamente, migliorerà la possibilità di riparazione dei tessuti, aumenterà la produzione di endorfine (cioè una morfina autoprodotta dal corpo per ridurre il dolore).
  • Cominciate gradualmente e fate qualcosa in più ogni giorno, in modo da vedere i miglioramenti.
  • Continuate a lavorare o riprendete appena possibile, chiedendo incarichi meno pesanti per qualche giorno: il mal di schiena richiede solo di limitarsi un po’; continuare a lavorare inoltre è una medicina infallibile per la nostra mente.
  • Siate pazienti: è normale per chi soffre di mal di schiena avere ogni tanto dei dolori o essere bloccati per un breve periodo di tempo.
  • Vivete il più normalmente possibile: questo non vuol dire fare gli eroi, con il risultato di incrementare il dolore; significa invece dosare le proprie forze, concedetevi alcuni momenti di riposo ma permettete al vostro corpo di recuperare nel modo migliore possibile: con il movimento.
  • Mantenete le attività quotidiane: evitate solo i veri sforzi.

 

Figura 20 

 

 

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Come prevenire il mal di schiena

La bilancia del mal di schiena tra sforzi e forma fisica

Prestate attenzione alla vostra vita quotidiana, imparando cosa fare e cosa non fare: è lì che si combatte il mal di schiena che deriva dalle nostre abitudini di vita.

 

La posizione seduta

 

Figura 11 

Come fare

Portate bene indietro il bacino appoggiandovi allo schienale, per scaricare su di esso parte delle forze che arrivano sulla colonna; mantenete la lordosi lombare, ossia quella curva della parte bassa della schiena che tutti abbiamo quando restiamo in piedi e che perdiamo quasi automaticamente quando ci mettiamo seduti;

Consigli

Per leggere o scrivere inclinate il busto avanti a livello delle anche, poggiando i gomiti sul piano di lavoro

 

La posizione in piedi

 

Come fare

Non rimanete fermi nella stessa posizione per lungo tempo. Se possibile, appoggiate il bacino o la schiena ad un ripiano o ad un muro.

 

Consigli

Allargate la base di appoggio distanziando i piedi. Posate un piede su un appoggio, cambiando spesso il piede di sostegno. Se dovete svolgere qualche compito particolare (per esempio stirare o disegnare), mantenete alla giusta altezza il piano di lavoro.

 

Come sollevare dei pesi

 

Figura 12 

Come fare

Piegate le gambe, portate bene indietro il bacino, mantenete la schiena diritta ed il peso il più vicino possibile lungo tutto il suo percorso; per pesi leggeri si può sollevare un arto teso indietro con un movimento a bilanciere tra la gamba ed il tronco, appoggiando un arto superiore ad un piano.

 

Consigli

Prevenite i problemi conoscendo i limiti della vostra forza. Non ruotate il tronco durante gli sforzi.

 

Dormire

 

Come fare

La posizione ideale a letto non esiste: in tutte le posizioni si può trovare quella meno dolorosa per sé intervenendo tramite uno o più cuscini posizionati sotto le gambe, sotto la pancia, sotto la schiena o sotto la testa.

 

Consigli

Usate un materasso adatto a voi, che solo voi potete trovare: sono sconsigliati solo quelli sfondati. Evitate di restare a letto troppo a lungo.

 

 

 

 

 

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La posizione di guida

 

Figura 13 

Come fare

Mantenete una distanza dai pedali che consenta di appoggiare il bacino allo schienale con anche e ginocchia leggermente flesse; il sedile deve poi essere sufficientemente eretto da consentire di tenere le braccia piegate e le mani appoggiate comodamente sulla parte superiore del volante (posizione delle “ore 10 e 10″).

 

Consigli

Sistemate accuratamente il sedile. Provate un eventuale sostegno lombare (che molte auto possiedono di serie). Evitate di guidare a lungo senza pause.

 

Come piegarsi in avanti

 

Figura 14 

Come fare

Adottate la posizione delle schermidore con un affondo, piegando in avanti (a volte può essere necessario farlo di lato) una gamba e mantenendo l’altra tesa. Usate la posizione del ponte, approfittando dell’appoggio di un arto superiore su un ripiano. Consigli Ricercare queste strategie di difesa per le vostre attività quotidiane e professionali è uno sforzo solo per il vostro cervello e per la vostra fantasia, che si traduce però in un minore sforzo per la vostra schiena !

Dimagrisci

 

Figura 194Il sovrappeso è sicuramente una concausa importante del mal di schiena ed in ogni caso costituisce un elemento aggravante i dolori.

 

Rilassati

 

Come fare

Cercate per quanto possibile di ridurre gli stress. Usate tecniche di rilassamento.

 

Consigli

Evitate le tensioni inutili imparando a scaricarle nel modo migliore.

 

 

 

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Come curare il mal di schiena

1. Da solo

Usate i farmaci analgesici cosiddetti da banco, che non richiedono prescrizione medica e che il farmacista può consigliare (il paracetamolo ha meno effetti collaterali ed è la prima scelta). Le risposte positive (riduzione del dolore) e negative (allergie, problemi di stomaco e altri) sono individuali e solo voi potete imparare qual è il farmaco migliore per voi. Localmente si possono applicare sia il caldo che il freddo, sempre secondo la sensibilità individuale. Ricordate che lo stress e la tensione peggiorano sempre il problema.

 

2. Dal medico di medicina generale

Una visita del vostro medico permette di individuare i segni (molto rari) che richiedono una immediata attenzione: disturbi ad urinare; disturbi ai genitali od in sede anale; formicolii, debolezza e intorpidimento di entrambe le gambe; difficoltà di equilibrio e cadute frequenti; se avvertite uno di questi sintomi non fatevi prendere dal panico ma prendete appuntamento quanto prima per un controllo.

 

3. Dallo specialista

Se c’è la sciatica, se ci sono ricadute frequenti, se il dolore non passa o, naturalmente, se lo richiede il medico di base, allora si va dallo specialista.

 

Gestire o subire

Anni di ricerche hanno dimostrato che, per tutte le patologie umane, ma per il dolore alla colonna vertebrale in particolare la sua entità dipende molto dallo stato d’animo con cui viene affrontato.

Un interessante studio ha evidenziato che è possibile suddividere grossolanamente i pazienti che soffrono di mal di schiena in due grosse categorie: quelli che GESTISCONO il dolore e quelli che lo SUBISCONO.

I pazienti che subiscono il dolore:

 

  • Sono preoccupati per il futuro perché pensano che il dolore non passerà più;
  • Cercano di riposarsi a lungo sperando che il dolore passi;
  • Si fidano solo dei farmaci;
  • Non mantengono un’attività fisica compatibile con il dolore;

I pazienti che gestiscono il dolore, invece:

 

  • Sono convinti che il dolore, anche se forte, passerà;
  • Mantengono un’attività fisica compatibile con il dolore e se possono non smettono di lavorare.
  • Non si deprimono nei giorni peggiori;

E tu a che categoria pensi di appartenere?

 

Stai gestendo il mal di schiena?

 

Figura 6BENE ! Chi riesce a gestire il dolore ha meno problemi: soffre di meno e per meno tempo e sul lungo periodo sta meglio di chi subisce il dolore.

 

Stai subendo il mal di schiena?

 

Figura 7ATTENZIONE ! Chi subisce il dolore soffre molto dolore più a lungo, rimane per più tempo a casa dal lavoro e rischia di avere più frequentemente ricadute.

 

Le dieci regole di vita con il mal di schiena

 

Figura 8 

  1. Usa il dolore: ti dice cosa non fare.
  2. Quando i dolori sono molto forti riposati un po’, ma sappi che questo può dare la sensazione di diminuire il dolore ma non permette una guarigione anticipata.
  3. Evita per quanto possibile di metterti a letto durante il giorno.
  4. Evita le posizioni ferme mantenute a lungo: il movimento aiuta.
  5. Quando stai fermo o ti riposi, adotta sempre le posizioni meno dolorose.
  6. Appena puoi, riprendi a muoverti.
  7. Spesso la posizione seduta peggiora il dolore: se è così, evitala.
  8. Se è possibile continua a lavorare.
  9. Non scoraggiarti per il dolore, anche se è forte e dura tanto: questo non significa che la colonna si sta rovinando sempre di più.
  10. Ricorda che ci possono essere delle ricadute: rimetti la schiena in forma.

 

Le sette regole per il lavoro con il mal di schiena.

 

Figura 9 

  1. Non sollevare oggetti pesanti.
  2. Mantieni vicini gli oggetti da spostare.
  3. Evita di flettere il busto in avanti o di mantenerlo in questa posizione.
  4. Evita la torsione del tronco.
  5. Cambia posizione il più spesso possibile.
  6. Evita le sedie basse.
  7. Da seduto, usa i braccioli ed un sostegno lombare.

 

Il riposo fa male alla schiena

 

Figura 10I dolori vertebrali beneficiano del movimento, che evita l’indebolimento precoce dei muscoli ed aiuta i tessuti a riparare più in fretta. Il riposo, infatti, impedisce di innescare tutti quei benefici processi che permettono al corpo di riparare bene e rapidamente. Il movimento inoltre non peggiora la situazione in corso. Restare attivi, continuare a lavorare ed a muoversi, quindi, sia pure accettando di avere alcune limitazioni nelle attività della vita quotidiana, è fondamentale, perchè permette di affrontare meglio il dolore sia psicologicamente che fisicamente.

 

L’interrogazione UE contro Mario Monti sul Bilderberg e sulla Trilaterale

19 gennaio 2012

 L’interrogazione UE contro Mario Monti sul Bilderberg e sulla Trilaterale

Fonte=ByoBlu

 Il 4 aprile 2003 l’eurodeputato Patricia McKenna deposita un’interrogazione parlamentare in cui chiede chiarimenti in merito alle partecipazioni di Mario Monti, commissario UE alla competitività, alle conferenze del gruppo Bilderberg ed alla sua qualità di membro della Commissione Trilaterale. Questo il testo depositato al parlamento UE.

« I Commissari Mario Monti, Erikki Liikanen, Pedro Solbes Mira, Gunther Verheugen, Antonio Vitorino e Frederik Bolkestein hanno, in passato, partecipato a riunioni del Gruppo Bilderberg e sono, pertanto, membri di fatto, dato che vengono mantenuti informati sulle sue attività. Romano Prodi, Presidente della Commissione, è stato membro del comitato direttivo di tale gruppo negli anni ’80, epoca in cui il Presidente della BCE, Wim Duisenberg, era tesoriere. Tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale: Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira.
 Può la Commissione indicare il nome dei Commissari che parteciperanno alle prossime riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale, precisare se essi parteciperanno a nome della Commissione o a titolo apparentemente privato e se beneficeranno di indennità giornaliere o di altri rimborsi per le spese associate a tali riunioni? Può la Commissione assicurare che tali adesioni vengano menzionate nella dichiarazione di interessi finanziari di ogni Commissario? »

 Il 15 maggio Romano Prodi, allora Presidente della Commissione stessa, risponde così.

« Numerosi membri della Commissione sono stati invitati e hanno partecipato alle riunioni del gruppo Bilderberg, alcuni durante il loro mandato alla Commissione, altri sono stati invitati e hanno partecipato prima di essere membri della Commissione e non hanno più partecipato durante il loro mandato. È necessario precisare che la qualità di membro del gruppo non è previsto dallo statuto di tale gruppo. Esiste solo la figura di “membro dello Steering Committee”.
 Nessun membro della Commissione è membro dello Steering Committee. Persone non appartenenti allo Steering Committee del gruppo Bilderberg possono essere invitate alle sue riunioni.
 La partecipazione occasionale a una riunione non giustifica una citazione sulla dichiarazione d’interessi prevista dal Codice di condotta applicabile ai Commissari. Infatti, la partecipazione occasionale a una conferenza o il fatto di ricevere informazioni sulle attività di un gruppo non implicano necessariamente l’appartenenza o la qualità di membro di un gruppo.
 Quanto alla partecipazione alla prossima riunione del gruppo Bilderberg, che avrà luogo dal 16 al 18 maggio 2003 a Versailles, è necessario precisare che tre Commissari hanno accettato l’invito che hanno ricevuto a causa delle funzioni che essi esercitano, anche se non partecipano a nome del Collegio. Si tratta di M. Monti, F. Bolkestein e P. Lamy. La loro trasferta si effettuerà sulla base delle norme generalmente applicabili in materia.
 Per quanto riguarda la Commissione Trilaterale, il suo statuto esclude la partecipazione di un membro che esercita una funzione pubblica. Nessun Commissario è quindi membro della Commissione trilaterale e nessun Commissario ha manifestato, fino ad oggi, la sua intenzione a partecipare a una delle prossime riunioni della Commissione trilaterale. »

 Prodi dice che l’unico organo ufficiale del Gruppo Bilderberg è il Comitato Direttivo (la Steering Committee), in quanto la qualifica di membro ufficiale non esiste, e specifica che non esiste alcun intreccio di ruoli tra i suoi commissari e i membri del Comitato Direttivo Bilderberg. Evidentemente deve intendersi che una commistione tra un ruolo rilevante nella funzione pubblica e un ruolo analogo in un’organizzazione privata dalle finalità estremamente riservate è altamente inopportuna. Inoltre, Prodi ci informa che nello statuto della Commissione Trilaterale vige il divieto per i membri di esercitare una funzione pubblica.

 Mario Monti non era nuovo alla Commissione Europea. Era già membro dell’assemblea precedente, la Commissione Santer (dal nome del suo Presidente: Jacques Santer), la quale vanta l’invidiabile primato di essere stata la prima ed unica costretta alle dimissioni in blocco. Le accuse gravi e circostanziate, come ben delineato da un rapporto della House of Commons – il Parlamento Inglese -, erano di cattiva gestione, distrazione di fondi e atti di nepotismo. Sul banco degli imputati, tra l’altro, anche l’ufficio presieduto da Emma Bonino e Manuel Marín, l’ECHO, lo European Community Humanitarian Office, sotto accusa dall’Unità di Coordinamento per la Lotta Anti Frodi (UCLAF) per questioni che affondavano le radici negli anni ‘80, inerenti a una cattiva gestione dei fondi, spesi per l’assunzione di burocrati europei scelti in maniera conveniente anziché per gli aiuti umanitari.  In seguito a questa ed a tutte le altre accuse  i commissari dovettero dimettersi tutti, in massa, perché secondo le accuse non potevano non sapere. Dopo le dimissioni, e nonostante il loro spettro che aveva minato la credibilità della Commissione Europea come istituzione, Monti si riaccreditò alla corte della successiva Commissione Prodi, da vero burocrate UE come da più parti viene descritto.

 Se tuttavia Prodi, che nel 1999 molti media descrissero come il primo “Primo Ministro Europeo” della storia, certificò implicitamente l’inopportunità per un pubblico funzionario di ricoprire cariche significative nella Commissione Bilderberg o nella Commissione Trilaterale, puntualizzando che a nessuno dei suoi commissari poteva ascriversi questa sovrapposizione di interessi, certo non poteva sapere che un membro della sua assemblea, il professor Mario Monti, un giorno sarebbe succeduto a lui nel ruolo di Presidente del Consiglio della terza economia europea, contravvenendo a entrambe le condizioni oggetto delle sue rassicurazioni, anzi aggravandole.

 Mario Monti sarebbe divenuto di lì a poco non un semplice invitato alle conferenze del Gruppo Bilderberg, ma addirittura un membro del Comitato Direttivo (vedi Bilderberg Meeting Governance). Parimenti, sarebbe divenuto non un semplice membro della Commissione Trilaterale, ma una delle sue tre cariche più importanti, assumendo la rappresentanza della più importante area di influenza attuale, quella dove si stanno giocando i futuri interessi della governance mondiale: l’Europa (vedi Trilateral.org).

 Dopo la denuncia formale di queste inopportune commistioni, lanciata da questo blog subito dopo l’insediamento di Mario Monti a Palazzo Chigi, un’arida e concisa Ansa del 24 novembre 2011 informava circa l’abbandono del Presidente del Consiglio italiano di ogni carica nella Commissione Trilaterale e nel Gruppo Bilderberg, ma chiunque può verificare che la Commissione Trilaterale, nonostante il suo statuto vieti ai suoi membri l’esercizio concomitante della funzione pubblica, lo annovera ancora tra le sue fila, con l’incarico di perseguire con devozione assoluta (la parola inglese utilizzata è “committed”) l’obiettivo di portare a compimento il processo di unificazione europea (leggere qual è la mission ufficiale del Presidente della Regione Europea). Un obiettivo stabilito da un’organizzazione privata, convinta che l’eccessiva partecipazione democratica sia un male e che i popoli vadano tenuti all’oscuro (leggi il rapporto della Trilaterale “the crisis of democracy”), nata dalla volontà dichiarata di un banchiere, David Rockefeller, di superare i lenti e farraginosi processi di discussione parlamentare per stabilire processi decisionali che scavalchino le decisioni delle assemblee istituzionali. Del resto, basta ascoltare una qualsiasi conferenza stampa di Mario Monti, come quella recente tenuta insieme ad Angela Merkel, per sentire come il processo di unificazione europea sia al centro di ogni sua proposta politica:

« …l’Europa resta la più bella costruzione, credo, che l’umanità abbia messo in opera […] che deve soprattutto fondarsi su misure strutturali nei singoli paesi e anche su adeguate politiche europee. E’ un tema che sale, come è giusto che salga nell’agenda europea. »

 E sentite, per esempio, cosa dice anche Mario Draghi durante l’audizione al Parlamento Europeo del 16 gennaio (guarda il video integrale):

« Se i paesi sono disposti a cedere parte della sovranità nazionale verso un’unione fiscale, allora questo è un inizio della fiducia, e se vi è la fiducia poi gli altri passi seguiranno, da parte degli stessi paesi. »

 Per quanto riguarda il Gruppo Bilderberg, anche qui non vi sono evidenze che abbia abbandonato realmente i suoi incarichi all’interno della Steering Committee, in quanto figura ancora nell’elenco dei membri elencati nello scarno sito ufficiale. L’ufficialità di tale elenco si può dedurre dalla stessa ammissione di Monti, il quale afferma di volersi dimettere da ogni incarico. Infatti, se i soli incarichi che si possono assumere nel Gruppo Bilderberg, come certifica Romano Prodi che ne è stato membro, sono quelli nel Comitato Direttivo, ne consegue che Monti, annunciando le sue presunte ma non documentate dimissioni, implicitamente conferma di appartenere alla Steering Committee, certificando dunque l’autenticità dell’elenco.

 E’ necessario che il Presidente del Consiglio chiarisca definitivamente se ha abbandonato gli incarichi in tutte le organizzazioni private che si propongono di perseguire interessi istituzionalmente illegittimi, perché non frutto di dibattito pubblico, pubblicando documenti che attestino una volta per tutte la formulazione delle sue dimissioni e la loro conseguente accettazione da parte degli organi direttivi della Trilaterale e del Bilderberg. E’ anche un preciso dovere, da parte della società civile, pretendere tutti gli atti e i documenti idonei ad attestare la sua estraneità ad ogni mandato che non sia esclusivamente quello popolare.

 In assenza di tale operazione di trasparenza, e in assenza di una sua forte rivendicazione da parte dei cittadini italiani, è bene convincersi che l’uso del termine democrazia per descrivere la nostra forma di governo è improprio e, quantomeno per ragioni di onestà intellettuale, dovremmo rivedere le nostre convinzioni al riguardo e quello che insegniamo ai nostri figli. Sinarchia, oppure oligarchia, sono termini che potrebbero rappresentare meglio la nuova realtà in cui viviamo.

NOSTRO COMMENTO: Mah! Se è vero quanto afferma ByoBlu, alias Claudio Messora, che riporta documenti a firma di Prodi e interrogazioni di Patricia McKenna , il fatto è abbastanza grave e va chiarito sotto ogni aspetto. Vedremo….

MAURIZIO CROZZA A BALLARO’ 17_01_2012

19 gennaio 2012

MAURIZIO CROZZA A  BALLARO’ 17_01_2012

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Maltrattamenti agli anziani nella Casa di riposo Borea di S.Remo.

19 gennaio 2012

Maltrattamenti agli anziani nella Casa di riposo Borea di S.Remo. (18_ 01_2012)

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Quattro operatori socio-sanitari e due infermieri,  che, per  fortuna, sono andati a finire in carcere hanno perpetrato una serie  di “incredibili ed inauditi maltrattamenti” ai 42 ospiti anziani, tenuti  in “condizioni igieniche indecenti” nella casa di riposo Borea di Sanremo. La Responsabile della Struttura, Rosalba Nasi, è agli arresti domiciliari. E’ accusata di non aver denunciato la grave situazione pur essendo a conoscenza dei fatti. Le indagini si sono svolte  su intercettazioni ambientali e filmati. Esistono quindi delle prove concrete ed inconfutabili sui maltrattamenti ai danni dei poveri anziani sempre più abbandonati a se stessi. Questi tristi ed  inumani episodi di violenza non meritano nessuna pietà  da parte dei giudici che devono applicare il massimo rigore nell’irrogare la pena. Trattasi  di  gente vigliacca ed irrecuperabile che sfoga la propria rabbia repressa  su gente non in grado di difendersi. A parte le pene della giustizia sarebbe quanto mai opportuna  una sonora passata di legnate da parte dei familiari degli anziani.

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