Le dichiarazioni di Violante….
doneNOSTRO COMMENTO: Mah! Difronte all’evidenza nessun commento!
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Un punto dell’economia: gli effetti del processo breve
Fonte:IDVstaff
Oggi farò riferimento di nuovo alla giustizia, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, e in particolare ad una recente proposta dal governo mirata all’estinzione dei procedimenti penali. La risposta che potrebbe venire in mente ad alcuni è che questo procedimento potrebbe far accelerare i tempi della giustizia.
In Italia il 40% dei processi penali, che sono arrivati ad una sentenza, sono durati più di tre anni. Ci si potrebbe domandare se questo provvedimento del governo in realtà cerca di favorire l’economia accelerando i tempi della magistratura. In realtà con questo provvedimento il governo cerca di porre rimedio alla sconfitta che ha subito il lodo Alfano, respinto dalla Corte Costituzionale.
Si tratta di un provvedimento che prevede l’estinzione dei processi penali che siano durati più di due anni. Ricordo che una volta estinto un processo non può essere ripetuto. Il fortunato imputato, con l’estinzione del processo, si troverebbe nella condizione che ha risolto i suoi problemi con la giustizia.
In Italia i tempi della giustizia sono molto lunghi, e questi tempi si traducono in costi elevati per i cittadini, per le imprese e per gli investitori internazionali. Condividiamo l’idea che sia necessario accelerare i tempi della giustizia, ma un conto è ragionare sull’idea di come accelerare e un conto è mettere in cantiere un provvedimento che ammazza i processi. E’ come dire che “bisogna fare dieta per evitare di essere obesi e per evitare l’obesità diamo del veleno a chi supera un certo peso”.
Introducendo un provvedimento di questo tipo si crea un problema legato al comportamento dei giudici. Cosa faranno i giudici? Si concentreranno soltanto su quei processi che potranno essere conclusi nell’arco di due anni o continueranno a lavorare su tutti i casi ben consapevoli che la maggior parte di essi saranno estinti nell’arco di due anni? In Italia vige il principio che di fronte ad un reato il giudice è obbligato ad aprire un azione penale, però se si introduce questo principio dell’estinzione dopo due anni si rischia di rompere l’obbligatorietà dell’azione penale. I giudici potrebbero avere, a loro discrezione, a non intraprendere determinate azioni penali piuttosto che altre. Si creerebbero, ovviamente, fenomeni di corruzione dei giudici: il criminale potrebbe decidere di corrompere il giudice cercando di far dilazionare l’azione penale perché decada.
L’altro elemento negativo fa riferimento all’azione della difesa, che avrà interesse a sollevare obiezioni per ritardare il procedimento penale fino ad arrivare alla scadenza dei due anni.
Un meccanismo di questo tipo non incide sul modo in cui è organizzata la giustizia, non prevede l’assunzione di nuovi giudici o la modifica di come sono ripartite le risorse tra i vari tribunali, ma introduce un principio generale di estinzione dei provvedimenti penali dando dei segnali preoccupanti agli investitori internazionali. L’Italia rischia di essere un Paese nel quale non è più certa l’azione giudiziaria contro i reati, e investitori internazionali potrebbero essere scoraggiati dall’investire le loro risorse in Italia ben sapendo che se si trovassero truffati o danneggiati da qualche impresa o cittadino italiano non si troverebbero nella condizione di far valere i loro diritti.
Si rischia di avere una situazione di incertezza giuridica. Pensate al caso Parmalat, che ha comportato costi molto gravi per migliaia di famiglie risparmiatrici. Se fosse stato in vigore questo provvedimento non si sarebbe arrivati ad una sentenza di condanna per i responsabili del caso Parmalat. Quanti scandali economici ci sono stati in questi anni in Italia i cui processi hanno richiesto più di due anni? Tutti questi provvedimenti sarebbero caduti semplicemente perché superano il periodo previsto dalla legge del governo.
E’ evidente che il governo propone questa iniziativa per ragioni personali del Presidente del Consiglio. Introducendo questo provvedimento ammazza processi si vuole tutelare l’impunità di Silvio Berlusconi e degli altri politici che hanno in corso procedimenti penali, e non va nella direzione, che noi auspicavamo, di accelerare i tempi della giustizia per favorire l’economia italiana.
Ci auguriamo che il Parlamento non approvi questo provvedimento, o che la Corte Costituzionale lo possa censurare. L’Italia dei Valori farà di tutto per impedire che questo provvedimento crei danni permanenti all’economia italiana.
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Le dichiarazioni di Violante….
Fonte:wpapillo
NOSTRO COMMENTO: Mah! Difronte all’evidenza nessun commento!
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ALCUNE PRIMIZIE DI BEPPE GRILLO
BEPPE GRILLO
15.02.08 La Casta dei giornali/ Gli stipendi dei direttori
13.02.08 La Casta dei giornali/ La politica delle lobby
09.02.08 La Casta dei giornali/ Polito e il porno
05.02.08 La Casta dei giornali/ Il Foglio
01.02.08 La Casta dei giornali/ Un miliardo di euro all’anno
28.01.08 La Casta dei giornali/ Feltri è una ONLUS
23.01.08 La Casta dei giornali/ I politici-editori
20.01.08 La Casta dei giornali/ Il Corriere della Sera
18.01.08 La Casta dei giornali/ Carlo De Benedetti
17.01.08 La Casta dei giornali/ Il Sole 24 Ore
16.01.08 La Casta dei giornali/ Estero
15.01.08 La Casta dei giornali/ La Chiesa
14.01.08 La Casta dei giornali/ Cooperative travestite
13.01.08 La Casta dei giornali/ Le sedicenti cooperative
12.01.08 La Casta dei giornali/ Politici e affini
11.01.08 La Casta dei giornali/ Missione macero
10.01.08 La Casta dei giornali/ Soldi pubblici, informazione privata
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UNA CARRELLATA DI MARCO NON GUASTA MAI!
MARCO TRAVAGLIO (Da Blog di Beppe Grillo)
19.10.09 Il randello catodico-mafioso Guarda il video – Leggi il testo
12.10.09 Il Lodo dei quadrumani Guarda il video – Leggi il testo
05.10.09 O Lodo, o carcere Guarda il video – Leggi il testo
28.09.09 Lo scudo delinquenziale Guarda il video – Leggi il testo
21.09.09 Il delirio della legge Guarda il video – Leggi il testo
14.09.09 La mafia fa le pentole, ma non i coperchi Guarda il video – Leggi il testo
31.08.09 L’informazione delle denunce anonime Guarda il video – Leggi il testo
24.08.09 Verita’ di Stato e verita’ di mafia Guarda il video – Leggi il testo
17.08.09 Unipol, D’Alema e l’Opa sul PD Guarda il video – Leggi il testo
10.08.09 I paradisi fiscali di Mediaset Guarda il video – Leggi il testo
03.08.09 De Gennaro e la macelleria messicana Guarda il video – Leggi il testo
27.07.09 La fine della Mondadori Guarda il video – Leggi il testo
20.07.09 L’autodistruzione del PD Guarda il video – Leggi il testo
13.07.09 Ricettatori di Stato Guarda il video – Leggi il testo
06.07.09 Lettera d’amore Guarda il video – Leggi il testo
29.06.09 Oblio di Stato Guarda il video – Leggi il testo
22.06.09 Puttanopoli Guarda il video – Leggi il testo
15.06.09 Massima insicurezza Guarda il video – Leggi il testo
08.06.09 Cornuti, perdenti e contenti Guarda il video – Leggi il testo
01.06.09 Paese ad mafiam Guarda il video – Leggi il testo
25.05.09 L’insostenibile impunità di Berlusconi Guarda il video – Leggi il testo
18.05.09 Chi è Stato? Nessuno. Guarda il video – Leggi il testo
11.05.09 Zoo Italia Guarda il video – Leggi il testo
04.05.09 Politica under 18 Guarda il video – Leggi il testo
27.04.09 Politici ravvicinati di un certo tipo Guarda il video – Leggi il testo
20.04.09 RAI: la voce del padrone Guarda il video – Leggi il testo
13.04.09 Gli sciacalli dell’informazione Guarda il video – Leggi il testo
06.04.09 Abruzzo: mancato allarme e tragedia Guarda il video – Leggi il testo
30.03.09 I nuovi padri della patria Guarda il video – Leggi il testo
23.03.09 Colpevoli per non aver commesso il fatto Guarda il video – Leggi il testo
16.03.09 Strane cose a Palermo Guarda il video – Leggi il testo
09.03.09 Colpirne uno per educarne cento Guarda il video – Leggi il testo
02.03.09 La macchina del complotto perpetuo Guarda il video – Leggi il testo
23.02.09 I girorondini Guarda il video – Leggi il testo
16.02.09 La legge della Cosca Guarda il video – Leggi il testo
09.02.09 La terza repubblica di Berlusconi Guarda il video – Leggi il testo
02.02.09 Intercettazioni impossibili e crimine libero Guarda il video – Leggi il testo
26.01.09 Io so. Marco Travaglio. Guarda il video – Leggi il testo
19.01.09 Borsellino: omicidio di Stato? Guarda il video – Leggi il testo
12.01.09 Dieci piccoli indiani Guarda il video – Leggi il testo
05.01.09 Bettino nostro che sei nei cieli Guarda il video – Leggi il testo
29.12.08 I mandarini della Casta Guarda il video – Leggi il testo
22.12.08 Associazione Nazionale Magistrati Strabici Guarda il video – Leggi il testo
15.12.08 La giustizia dei ricchi Guarda il video – Leggi il testo
08.12.08 Scontro finale fra partiti e magistratura Guarda il video – Leggi il testo
01.12.08 Mediaset Uber Alles Guarda il video – Leggi il testo
24.11.08 D’Alema, il piu’ uguale degli altri Guarda il video – Leggi il testo
17.11.08 G8: l’autoassoluzione dei politici Guarda il video – Leggi il testo
10.11.08 Mafiocrazia Guarda il video – Leggi il testo
03.11.08 La P2 e’ viva e lotta con noi Guarda il video – Leggi il testo
27.10.08 Rete4, l’immortale Guarda il video – Leggi il testo
20.10.08 Informazione nordcoreana Guarda il video – Leggi il testo
13.10.08 Carnevale in Cassazione. Falcone e Borsellino al cimitero Guarda il video – Leggi il testo
06.10.08 L’etica dei palloni gonfiati Guarda il video – Leggi il testo
29.09.08 Senza Stato, ne’ legge… Guarda il video – Leggi il testo
22.09.08 Mills giudicato, Berlusconi condannato Guarda il video – Leggi il testo
15.09.08 La politica delle puttane Guarda il video – Leggi il testo
08.09.08 Angelino Jolie Guarda il video – Leggi il testo
01.09.08 Alitalia: una commedia italiana Guarda il video – Leggi il testo
21.07.08 Lezione di legalita’ dall’Albania Guarda il video – Leggi il testo
14.07.08 I maiali sono piu’ uguali degli altri Guarda il video – Leggi il testo
07.07.08 Il pizzo di Berlusconi Guarda il video – Leggi il testo
30.06.08 Sua impunita’ Guarda il video – Leggi il testo
23.06.08 La mantide Berluscosa Guarda il video – Leggi il testo
16.06.08 Cortina di ferro per i delinquenti Guarda il video – Leggi il testo
09.06.08 Prove tecniche di fascismo Guarda il video – Leggi il testo
02.06.08 Unici colpevoli: i cittadini Guarda il video – Leggi il testo
26.05.08 Balle spaziali Guarda il video – Leggi il testo
19.05.08 Ci pisciano addosso e ci dicono che piove Guarda il video – Leggi il testo
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Giuseppe Onufrio, direttore Greenpeace, sul nucleare
Fonte:StaffGrillo
Chi vuole il nucleare appartiene a due categorie: o è male informato o ci guadagna sopra. Non esistono centrali nucleari sicure. Non esiste una sola assicurazione al mondo che abbia accettato di di assicurare una centrale nucleare. Non è stato trovato un sistema sicuro per smaltire le scorie radioattive. Il nucleare è’ antieconomico, costa molto di più la costruzione, la gestione e lo smantellamento della centrale dell’energia che produce. Il nucleare è pagato sempre dai cittadini come extra costo sulla bolletta o con le tasse. Il nucleare si fa con l’uranio, una risorsa a tempo che finirà entro 50 anni. L’uranio è presente in 4/5 Stati nel mondo, l’Italia non è uno di questi. La Francia che vuole esportare la sua industria nucleare (finanziata dallo Stato) in Italia ha fallito in Finlandia e ha incidenti continui nel suo territorio. Basta? No? Allora proseguo. L’Italia ha votato contro il nucleare, non è possibile andare contro la volontà popolare. Se si vogliono fare nuove centrali è necessario un nuovo referendum. Un non-Parlamento composto da non-parlamentari non-eletti dai cittadini ha fatto una non-legge sul nucleare. Il Governo ha consultato solo la Confidustria e l’Enel. La produzione di energie rinnovabili ha superato quella del nucleare nel mondo. Gli Stati Uniti non costruiscono più centrali nucleari e investono nel solare e nell’eolico. Se una centrale nucleare costruita in Italia, per esempio a Trino Vercellese, dovesse esplodere come a Chernobyl, e nessuno può garantire che non possa succedere, la vita scomparirebbe nel nostro Paese per decine di migliaia di anni.
Insieme a Greenpeace sto spiegando nelle librerie e nelle scuole l’insensatezza del nucleare. Con Greenpeace ho prodotto il documentario: “Terra reloaded” con le testimonianze dei massimi esperti mondiali come Lester Brown e Jeremy Rifkin sul futuro del pianeta. Tutte le scuole che ne faranno richiesta al blog ne riceveranno una copia gratuita.
Intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia.
Giuseppe Onufrio: “In Finlandia e in Francia stanno costruendo queste nuove centrali che si chiamano Epr e sono di costruzione francese. Di queste centrali abbiamo scoperto, qualche mese fa, che il progetto non è mai stato approvato perché il sistema di emergenza non soddisfa i minimi requisiti della sicurezza nucleare, cioè quali? Il sistema d’emergenza non deve essere collocato fisicamente nello stesso posto dove c’è il sistema di normale funzionamento perché, in caso di incidente, se salta l’uno rischia di saltare anche l’altro.
La prima avvisaglia è stata una lettera nel dicembre scorso: l’autorità di sicurezza finlandese ha scritto al costruttore Areva, il costruttore francese, lamentandosi che le persone che vanno alle riunioni sono incompetenti in materia di sicurezza nucleare e dicendo loro “ vi abbiamo detto da tempo di rifare il sistema di emergenza e non l’avete fatto”.
A aprile questa lettera viene fatta trapelare e Greenpeace fa la denuncia, nell’aprile 2009: a giugno del 2009, l’Agenzia di sicurezza inglese fa un documento in cui, oltre a dire che la centrale, sia quella francese che il tipo americano Ap1000 della Westinghouse non reggerebbero a un incidente aereo, dice la stessa cosa, ossia che il sistema di emergenza non soddisfa i minimi principi di sicurezza nucleare, cioè l’indipendenza dei due sistemi.
Il 15 ottobre l’Agenzia di Sicurezza Nucleare Francese scrive al costruttore francese e gli dice la stessa cosa, il 22 ottobre tre Agenzie di Sicurezza fanno un comunicato congiunto per dire che il progetto del reattore Epr non è approvabile. Lo stanno già costruendo e i nostri politici vi infinocchiano, perché vi fanno capire che avremo una macchina che sarà il portento della sicurezza, quando nei Paesi in cui questa centrale è in costruzione, e l’Inghilterra, che è interessata anch’essa a vedere di sostituire le vecchie centrali inglesi con queste nuove, dice “ il progetto non c’è, ci vorranno almeno due o tre anni per recuperare”. Nel frattempo l’Autorità di sicurezza Finlandese ha trovato 2.100 non conformità in cantiere a Olkiluoto, dove è in costruzione uno di questi due reattori e ha scoperto, a ottobre, che le saldature del circuito di raffreddamento della centrale, che sono una struttura importantissima per la sicurezza, sono fuori norma e ha bloccato i lavori all’interno della centrale. Questo per dirvi che siamo nelle mani di persone che vi vendono delle cose che non esistono! La vera alternativa esiste, è possibile tagliare i consumi in Italia del 20% guadagnandoci, l’efficienza energetica è veramente la prima cosa che bisogna fare, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica potrebbero fare il triplo dell’energia dei quattro reattori che l’Enel vuole costruire. In questo modo arriveremmo a raggiungere gli obiettivi europei, che significherebbero anche creare molta occupazione. Voglio dire a chi ci ascolta, per chiudere, che il comparto delle fonti rinnovabili in Germania occupa più persone dell’industria automobilistica e l’industria automobilistica tedesca certamente non è più piccola di quella italiana.”
Blog: “Perché tanta insensibilità nel nostro Paese sui temi ambientali?”
Giuseppe Onufrio: “A quanto pare no: Eurisko ha pubblicato oggi una …(intervento fuori microfono) beh, il problema sono le élites di questo Paese, le élites economiche e politiche, che sono fuori dalla storia: voglio ricordare che il tema del clima globale è un tema che ormai, nei grandi Paesi europei, non divide più destra e sinistra, ma è diventato un obiettivo anche di carattere industriale. In Italia invece abbiamo un’élite che, per piccole lobbies o per piccoli interessi, vuole perseguire la strada del ritorno al nucleare, quando per quanto riguarda il nucleare negli altri Paesi il problema è che cosa fare per non chiuderlo, mentre in Italia c’è qualcuno che magari vende acciaio o cemento che è interessato a partecipare a questo business. In realtà manca una visione dell’élite del nostro Paese e purtroppo, quando l’élite di un Paese non ha una visione di sé stessa, non ha neanche una visione di un futuro possibile. Pensiamo che la battaglia sia ancora aperta, che ce la possiamo fare, ma dobbiamo ancora fare una grande battaglia e credo che a Copenaghen, se Copenaghen non fallisce, penso che avremo una possibilità per la quale anche l’Italia potrà giocare un ruolo, perché in questo Paese le intelligenze e le capacità non mancano. Quella che manca è la visione di un futuro possibile anche industriale.”
NOSTRO COMMENTO: difronte agli interessi della casta c’è molto poco da fare. Finchè questo Governo dispone di questa larga maggioranza, ogni critica ed iniziativa sono inutili. Le denuncie vanno comunque fatte perchè la gente non dimentichi. Ad maiora Italia…..
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FONTE:IDVSTAFF
Avviso ai naviganti, a quei pochi che ancora non lo sanno, che il 5 di dicembre c’è questa grande manifestazione No Cav-Day, No B-Day, No Berlusconi, chiaro? Cosa vuol dire? Vuol dire che il Popolo della Rete, il Popolo Italiano, vuole ritrovarsi per dire a gran voce a Berlusconi e al suo governo “andatevene a casa, perché state rovinando il Paese“.
Le organizzazioni internazionali, come Transparency international, ci danno agli ultimi posti in quanto credibilità internazionale e istituzionale per corruzione e malaffare, grazie al fattore “B”, che crea un sacco di danni all’economia italiana, alle imprese sane, ai lavoratori, alle persone che non arrivano a fine mese, perché tutto il Parlamento è bloccato da anni a fare leggi che servono a lui e ai suoi amici.
In Parlamento non riusciamo a fare una sola legge in materia di occupazione, di lavoro, di piccole medie imprese, di rilancio dell’economia, di infrastrutture. Dobbiamo decidere solo del lodo salva processi e dell’autorizzazione a procedere che deve essere ripristinata per i parlamentari. Non ne possiamo più.
Troviamoci, tutti assieme, il 5 dicembre a Roma per far sentire la nostra voce. Non c’è bisogno di essere di questo o di quel partito, è una manifestazione spontanea nata nella Rete. Certo, sono il Presidente dell’Italia dei Valori, ma ci vado perché innanzitutto sono Antonio Di Pietro, cittadino italiano. E cosi chiedo a voi di andare, perché non ci deve essere uomo di destra o di sinistra, ma uomo, donna e cittadino che rivendica i suoi diritti e non vuole essere più preso in giro da questi signori.
Lo so bene, c’è qualcuno che dice “non ci vado perché non l’ho organizzato io come partito”. Anche Craxi disse “me ne vado al mare”, e si è ritrovato ad Hammamet.
Credo che questo è il momento in cui almeno coloro che sono nelle istituzioni devono avere il coraggio e l’umiltà di mettersi in fila insieme al Popolo della Rete e partecipare tutti insieme affinché facciamo sapere a Berlusconi che non è il solo avversario politico Di Pietro ma il Popolo Italiano che lo vuole mandare a casa, perché sta rovinando l’economia italiana, lo stato sociale e la giustizia sociale nel nostro Paese, perché sta portando la dittatura piduista nel nostro Paese.
NOSTRO COMMENTO: gli Italiani lo hanno voluto e che se lo tengano. E’ la giusta punizione che meritano. Salvo fatti eclatanti che, allo stato non se ne ravvisano, questo Governo chiuderà la legislatura. Quali le conseguenze? Solo Dio lo può sapere. Queste manifestazioni di Di Pietro servono poco e niente. Comunque male non fanno. Informare non guasta! Albert Einstein diceva: “alla stupidità non c’è mai fine!” Con questo abbiamo detto tutto. Qualcuno che si sente intelligente dirà: perché a sinistra che c’è ? NIENTE! Allora? Allora è questa classe politica (sinistra, destra, centro) che deve andar via perché obsoleta ed incapace di portare avanti il Paese. Asservita alle lobbies finanziarie ed in parte collusa. Il resto è poesia e saliva….
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Trovato arsenale a disposizione clan Raccuglia
Palermo. Pistole, carabine ad aria compressa, cartucce, bossoli e cinque chili di polvere da sparo sono stati scoperti dai carabinieri nella periferia di Partinico, in provincia di Palermo.
L’arsenale è stato trovato nell’abitazione di Marcello Giovanni Pontears, 52 anni, che è stato arrestato per detenzione illegale di armi da fuoco e munizionamento e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nell’appartamento i militari dell’Arma hanno rinvenuto una sorta di laboratorio per la fabbricazione di armi. All’interno c’erano pistole di vario calibro di cui alcune con matricola abrasa (cal. 9×21, 7,65, 6,35) e altre su cui sono in corso accertamenti, carabine ad aria compressa con cannocchiale di precisione modificate per fare fuoco. Sono stati rinvenuti quasi 5 chili di polvere da sparo, alcune migliaia di cartucce di vario calibro oltre a un migliaio di bossoli pronti per essere ricaricati con le relative ogive, migliaia di palle in piombo per le cartucce a pallettoni cal.12, diverse scacciacani e materiale di vario genere che serviva per la ricarica e il confezionamento delle cartucce. Nel corso della perquisizione sono stati trovati anche tre sacchetti con circa mezzo chilo di marijuana, mentre nel giardino è stata scoperta una serra in lamiera dove per la coltivazione di piante di canapa indiana. Tutto il materiale è stato sequestrato e nei prossimi giorni sarà inviato agli esperti del Ris per accertare se alcune di quelle armi hanno già sparato. Gli investigatori, assieme ai magistrati della Dda di Palermo, stanno valutando la posizione dell’arrestato per chiarirne l’eventuale ruolo nella faida che negli ultimi tempi ha insanguinato le cittadine di Partinico e Borgetto con numerosi omicidi.ANSA
Arsenale trovato da carabinieri 21 novembre 2009
Palermo. Con ogni probabilita’ quello trovato dai carabinieri del gruppo di Monreale e dalla compagnia di Partinico era l’arsenale della cosca guidata dal boss Mimmo Raccuglia, arrestato domenica scorsa. Una circostanza che gli inquirenti deducono dall’enorme quantità e qualità di armi nascoste da Giovanni Potearso, piccolo pregiudicato, ritenuto l’armiere del clan. Inquietante anche l’armamentario utilizzato per modificare le armi e le pistole – molte calibro 6.35 e 9×21 usate spesso negli omicidi di mafia – trovato dai carabinieri. “E’ una scoperta allarmante – commenta il colonnello Pietro Salsano. comandante del gruppo di Monreale – per qualità e quantità di armi ritrovate. Nella zona di Partinico, nonostante le numerose operazioni polizia condotte, si continua a sparare dal 2004: è un’area molto calda e le armi trovate erano pronte all’uso. Ora è importante scoprire, per esempio, grazie alle analisi del Ris se abbiano sparato di recente”. Questo l’elenco delle armi e munizioni sequestrati dai carabinieri: pistola a tamburo marca “flobert” cal. 6 mm priva di matricola; pistola a tamburo priva di marca e matricola; pistola marca “beretta” cal. 7,65 con matricola punzonata, con 8 cartucce stesso calibro; pistola marca “astra” modello 80 con matricola punzonata; pistola modello “lady kappa” cal. 8 priva di matricola, del tipo scacciacani, illegalmente alterata; 3 pistole modello 315 auto cal. 8 prive di matricola, del tipo scacciacani; pistola marca “bruni” modello 92 cal. 8 mm. priva di matricola, del tipo scacciacani; pistola modello 85 auto cal. 8 mm. priva di matricola, del tipo scacciacani, con 8 cartucce cal. 8 a salve; carabina ad aria compressa marca “gamo” cal. 4,5 mm con puntatore ottico di precisione, illegalmente alterata; 1.023 cartucce, 1.039 bossoli di nr. 243 ogive di vario tipo; grammi 1.208, di pallini di piombo; grammi 4.185,45 di polvere da sparo; materiale di vario genere per ricarica e confezionamento cartucce. Inoltre sono stati sequestrati 187 grammi di marijuana e 2 piante di marijuana. ANSA
NOSTRO COMMENTO: Che dire! Ancora Complimenti alle Forze dell’ordine!
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DAL SITO ANTIMAFIA2000, SI RIPORTA:
di Pietro Orsatti – 20 novembre 2009
L’arresto del boss di Altofonte effettuato dalla Catturandi rappresenta una delle operazioni più importanti degli ultimi dieci anni. Era un capo operativo giunto ai vertici di Cosa nostra. Del boss di Altofonte, Domenico Raccuglia, arrestato domenica scorsa a Calatafimi, si è sempre parlato poco, ma quando esce fuori qualche accenno al “veterinario” (questo il suo soprannome) appare un personaggio tutt’altro che marginale. La sottovalutazione che è stata fatta dell’uomo e del criminale è anche dovuta alla grande cautela con cui il “veterinario” ha gestito tutta la sua carriera di uomo d’onore, la propria latitanza e soprattutto la sua scalata, da Altofonte a un gran pezzo della provincia palermitana dopo l’arresto dei Lo Piccolo.
Anche per questo l’operazione della Catturandi, il gruppo speciale della polizia di Stato che fin dai tempi della cattura di Brusca assume un rilievo fondamentale. Raccuglia era del tutto operativo al momento dell’arresto, non un boss che scappa ma un capo che gestisce.
«Altro che uomo in fuga – racconta il dirigente della Catturandi, il vice questore Mario Bignone che ha coordinato l’azione di domenica 15 novembre -. Domenico Raccuglia era armato, organizzato, fisicamente forte e psicologicamente tranquillissimo, con il totale controllo del proprio territorio, della propria latitanza. Al momento della cattura, senza perdere il controllo, ha tentato la fuga. Con sé aveva 138mila euro in contanti, due pistole e un mitragliatore di fabbricazione coreana». Il ritratto corrisponde.
Uomo deciso, ex soldato di Cosa nostra che ha fatto il salto e che, cresciuto sotto la guida di Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, si è incoronato boss, capo mandamento e poi ai vertici, oggi, dell’organizzazione.
Altro che “mafiosazzo di provincia”, come lo hanno descritto i pochissimi che ne hanno parlato finora. Per prendere una piccola pedina del grande gioco della mafia siciliana non si tiene un intero reparto del livello della Catturandi concentrato per diciotto mesi su questa “caccia”. Una caccia fatta da agenti che hanno speso di tasca loro, anticipando tutti i soldi delle decine e decine di trasferte e per la benzina, usando i propri mezzi e sapendo che alla fine gli verrà pagato meno del 50 per cento delle ore di straordinari accumulate per prendere l’uomo che il ministro dell’Interno Maroni ha definito «il numero due di Cosa nostra».
Lo stesso ministro che ancora non ha trovato i fondi per pagare gli straordinari dell’arresto dei Lo Piccolo.
Una domenica pomeriggio
Sono passate da poco le 17:30 di domenica 15 novembre quando riceviamo una telefonata da Calatafimi. È un funzionario di polizia che ci comunica che il reparto Catturandi della polizia di Stato di Palermo ha appena messo le mani su uno dei latitanti più pericolosi di Cosa nostra, Domenico Raccuglia. «Raccuglia catturato poco fa, siamo ancora sul posto. Calatafimi. Ci aggiorniamo più tardi». Poche parole, dopo tanti anni (15) di latitanza e decine di tentativi di cattura falliti, finalmente quello che viene definito uno dei tre papabili successori di Riina e Provenzano, è ora in mano alla giustizia. All’azione hanno partecipato circa 50 uomini fra Catturandi e squadra mobile. Raccuglia era solo, in un’abitazione di Calatafimi, un appartamento di tre piani a via Cabbasini 80. Al momento dell’arresto ha tentato la fuga, lanciando un borsone con armi e soldi e abbandonando dietro di sé decine di “pizzini” e di comunicazioni con altri mafiosi. Pochi giorni prima era stata perquisita la casa della moglie del latitante, non dalla polizia bensì dai carabinieri, ma sembrava che non vi fosse stato trovato nulla di rilevante.
Su questo dettaglio nasce il sospetto che, come è successo in precedenza, vi fossero contemporaneamente Catturandi e carabinieri sulle tracce di un latitante e, se le indagini non fossero state coordinate, la perquisizione avrebbe potuto far muovere dal suo covo Raccuglia.
Ma non è l’orario della cattura che lascia perplessi (di solito si agisce all’alba o poco prima, di modo da cogliere nel sonno l’obiettivo). Neppure che sia la Catturandi palermitana ad agire in provincia di Trapani. È quello che succede in paese subito dopo l’arresto a lasciare stupiti. Centinaia di ragazzi si sono radunati, urlando insulti contro il mafioso e applaudendo alle forze dell’ordine. Un segnale dei tempi che cambiano, del consenso e della paura che scemano. Anche quando si tratta di un uomo che fa spavento come Mimmo Raccuglia.
Raccuglia fa paura ai boss
Facciamo qualche esempio di quanto sia stato di peso il ruolo di Raccuglia in questi anni. Leggendo alcune delle intercettazioni si capisce che chi parla lo teme. Raccuglia ha un modo tutto suo per comunicare: le armi. Parole poche, se non nessuna. È invisibile non solo alle forze dell’ordine ma anche agli altri mafiosi, e negli anni della latitanza ha consolidato il suo potere nel territorio di Altofonte, San Giuseppe Jato, Partinico, Borgetto e comuni limitrofi. Lo scontro con i Lo Piccolo lo ha visto vincente. Quando è partito il tentativo di conquista del ricco business di appalti e delle relazioni nel partinicese da parte di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Raccuglia li ha bloccati, in armi, con attentati, alcuni omicidi mirati, un po’ di lupara bianca. E contemporaneamente ha fronteggiato, e probabilmente immobilizzato nella sua avanzata, Messina Denaro che tentava anche lui di dilagare verso Palermo da Alcamo e Castellammare del Golfo: comuni sotto suo stretto controllo.
Approfittando del vuoto creatosi con l’arresto dei Vitale, i potenti “Fardazza” controllavano da decenni la strategica fascia di cerniera fra Palermo e Trapani del mandamento di Partinico. Il salto nella carriera lo fa collaborando con Brusca. Processato per cinque omicidi, Raccuglia ha già tre condanne definitive all’ergastolo.
Sposato, due figli, uno dei quali nato durante la latitanza, è stato uno dei carcerieri di Giuseppe Di Matteo, sequestrato e poi strangolato e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca perché figlio del primo pentito sulla strage di Capaci. Raccuglia teneva i contatti con la famiglia del bambino alla quale portava i messaggi del piccolo durante il rapimento.
In una delle intercettazioni ambientali – quelle che hanno condotto alla serie di arresti dell’operazione “Perseo” di quasi un anno fa – fra due esponenti di Cosa nostra, Paolo Bellino e Domenico Caruso, al centro del tentativo di ricostruzione della Commissione provinciale di Cosa nostra, la figura del boss di Altofonte sembra essere determinante per ogni possibile accordo. I due boss intercettati elogiano il latitante Raccuglia («E al Parco… minchia persona d’oro!») la cui identificazione secondo la Procura generale è certa, in quanto l’originario toponimo di Altofonte, paese di origine di Raccuglia, è Parco e gli abitanti sono comunemente definiti come parchitani. Bellino dichiara di avere incontrato recentemente il latitante, il quale gli avrebbe dichiarato il suo disappunto perché Badagliaccia (altro mafioso) non ha ancora riconosciuto la sua autorità dopo la conquista dei mandamenti di Partinico e Borgetto. Nella parte conclusiva del dialogo, Caruso fa riferimento a un progetto di riorganizzazione, da parte del latitante Messina Denaro e di alcune famiglie mafiose di Palermo in contrapposizione al gruppo dei Lo Piccolo, sostenendo che anche il sodalizio mafioso di Borgetto (sede della latitanza per alcuni anni di Raccuglia e sotto suo totale controllo) aveva assicurato la sua adesione ma ne temevano la dittatura («Ce lo hanno fatto sapere… no, minchia non è possibile, con tutto questo apparato che c’è da portarsi d’appresso, no! Vogliono, questi del Borgetto, vogliono fare, lo vogliono fare scendere… se scendono quelli, ti ricordi il l’“ora” che il pomeriggi… o tu lo aprivi il pomeriggio, che ce n’erano uno due tre quattro morti, uno due tre quattro morti»). E quando all’epoca si parla di Borgetto si parla di Raccuglia. Come ai tempi de L’Ora, lo storico quotidiano che faceva la conta quotidiana dei morti di mafia durante gli anni 70 e 80, gli anni della “mattanza”, della guerra di mafia che portò ai vertici di Cosa nostra Riina e il clan dei corleonesi.
Killer per uccidere Provenzano
E non solo. Anche nell’operazione “Gotha” (forse la più importante degli ultimi dieci anni insieme a quella che poi ha portato alla cattura di Bernardo Provenzano) si parla di Raccuglia.
Il boss Rotolo, si legge negli atti, nel periodo del tentativo di scalata su Palermo dei Lo Piccolo a cui Raccuglia si oppone, decide di informare Provenzano attraverso Antonino Cinà di «un fatto grave» che lo riguarderebbe direttamente. Proprio “Binnu” Provenzano – fa sapere Rotolo al boss latitante – era stato designato come la vittima di un congiura maturata all’interno dell’organizzazione. Si trattava di una vecchia storia di circa dieci anni prima. Ne parla infatti anche Giuseppina Vitale, sorella del boss Vito Vitale capo del clan “Fardazza” di Partinico, all’autorità giudiziaria il 25 febbraio del 2005. «I fratelli Vitale di Partitico, Giovanni Brusca, Matteo Messina Denaro e Mimmo Raccuglia avrebbero progettato l’assassinio dell’anziano leader corleonese per il suo orientamento antagonistico rispetto all’ala stragista» dell’organizzazione criminale.
Quel progetto, secondo “Giusi” Vitale, era appoggiato da Riina e Bagarella all’epoca già detenuti. Alla fine non se ne era fatto nulla perché la maggior parte di coloro che avevano progettato questa “ammazzatina” era finita in carcere. Per questo Rotolo e Cinà volevano far sapere a Provenzano di avere appreso che a quella congiura avevano partecipato anche Salvatore Biondo detto “il lungo” e, appunto, Salvatore Lo Piccolo.
Ma da quanto comincia a emergere, il ruolo di Raccuglia nel possibile agguato a Provenzano era stato fortemente voluto proprio dal capo dei capi, da Totò Riina. Erano circolate infatti le prime notizie, i primi sospetti, di un possibile coinvolgimento di Binnu nella cattura di Riina, o almeno nell’individuazione del covo palermitano del capo di Cosa nostra. Da qui l’ordine a quello che poteva avere il ruolo e la capacità di portare a termine l’assassinio: il veterinario.
Cambia la geografia di Cosa nostra «Dalle indagini – ha dichiarato Francesco Del Bene, sostituto procuratore di Palermo che da anni segue le indagini su Raccuglia – è emerso che il capomafia aveva stretto un’alleanza con il latitante di Castelvetrano Messina Denaro e recentemente aveva spostato i suoi interessi proprio nel trapanese. Dopo l’arresto e il pentimento dei Brusca, Raccuglia ha esteso la sua egemonia al mandamento di San Giuseppe Jato. Quando poi i Vitale sono finiti in cella, il suo dominio è giunto fino a Partinico, dunque ai confini con la provincia di Trapani». E faceva da cuscinetto e da cerniera fra la “dittatura” di Matteo Messina Denaro su tutta la provincia di Trapani e il calderone palermitano in cui sguazza il giovane, e pericolosissimo, boss emergente Giovanni Nicchi. «Ovviamente Gianni Nicchi a Palermo assume un rilievo maggiore, fondamentale – spiega Del Bene – diventando una delle figure dominanti in città. Dall’altra parte c’è il dominio incontrastato di Matteo Messina Denaro nel trapanese». E Messina Denaro, ora, non ha più nessuno che lo freni. Chissà se ha qualcuno che lo arresti.
Il bello della diretta
di Pino Maniaci – 20 novembre 2009
«È stata un’emozione incredibile. Con la troupe ci siamo trovati sul posto durante l’operazione. A un certo punto Raccuglia ha cercato di scappare da un terrazzino sul tetto. Urlava «sugnu innocente» e intanto tentava di gettare via le prove, i pizzini, le armi. Hanno anche sparato un colpo in aria per fermarlo». Pino Maniaci, il direttore di TeleJato che per primo ha segnalato il peso del latitante Domenico Raccuglia nella fase di riorganizzazione di Cosa nostra, è stato il primo ad arrivare a Calatafimi durante l’operazione di domenica 15 novembre. Da dove sia arrivata la soffiata resta ovviamente un mistero. Lui ridacchia, e dice solo «sono state due le “dritte”». Le sue immagini, come quando vennero arrestati i Lo Piccolo, sono le uniche dell’operazione e hanno fatto il giro delle redazioni di mezza Italia. «“Sugnu innocente”, con due pistole e un mitra?», e ride accendendosi l’ennesima sigaretta. Tratto da: left
NOSTRO COMMENTO: Ancora complimenti alle Forze dell’Ordine!
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Processo Dell’Utri: Spatuzza deporrà a Torino, rischia B.
Fonte:IDVstaff
Le recenti rivelazioni di importanti pentiti di mafia sulle stragi del ‘92-’93 probabilmente aiuteranno i magistrati delle Procure di Caltanissetta, Firenze e Palermo a fare luce sui mille punti oscuri di quegli anni. Sulla trattativa tra lo Stato e cosa nostra, sui referenti politici, il riciclaggio del denaro sporco.
La logica conseguenza di questi fatti, anche secondo L’Espresso, sarebbe l’iscrizione di Silvio Berlusconi per “concorso esterno in associazione mafiosa“. La stessa accusa per la quale lui e il suo amico Marcello Dell’Utri furono prosciolti nel 1998 per insufficienza di prove.
Al processo d’appello contro Marcello Dell’Utri la Corte ha disposto l’audizione di Gaspare Spatuzza al Tribunale di Torino. Saremo presenti con il nostro inviato anche in quell’occasione per informarvi su un processo del quale si parla sempre di meno. Il TG1 di oggi concentra tutta l’attenzione su altre aule giudiziarie.
Riporto il servizio girato dell’ultima udienza del processo d’Appello a Marcello Dell’Utri di oggi venerdì 20 novembre.
Testo del video servizio
Il neo collaborante delle Procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta, Gaspare Spatuzza, sarà ascoltato il prossimo 4 dicembre a Torino dai Giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo nell’ambito del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore PDL Marcello Dell’Utri.
Con l’ordinanza del 30 ottobre scorso il Presidente Claudio Dall’Acqua aveva accolto la richiesta del Procuratore Generale di Palermo Nino Gatto che aveva depositato alcuni stralci delle dichiarazioni rese da Spatuzza ai PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo il 6 ottobre.
Le rivelazioni sono state giudicate rilevanti ai fini dell’accertamento della verità sui rapporti, già emersi nel processo di primo grado – costati la pesante condanna a 9 anni di reclusione, ma ancora presunti, tra Cosa Nostra e l’ideatore di Forza Italia ed amico intimo del Primo Ministro Berlusconi, Marcello Dell’Utri.
Spatuzza ha raccontato che i boss Filippo e Giuseppe Graviano avevano trovato nella nascente Forza Italia un’ampia disponibilità ad ammorbidire alcune condanne in cambio voti. Una trattativa cominciata dopo le stragi e durata, pare, fino al 2004.
La Procura Generale ha chiesto inoltre l’acquisizione dei verbali di interrogatorio resi da altri protagonisti dell’inchiesta, archiviata nel 1998, sui mandanti occulti delle stragi.
Oltre a Spatuzza si aggiungono i verbali dei mafiosi, oggi collaboranti, Cosimo Lo Nigro, Giovanni Ciaramitano, Pietro Romeo e Salvatore Grigoli.
Per quest’ultimo il PG Gatto ha anche formalizzato la richiesta di ascoltrarlo, così come disposto per Spatuzza,
Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado perché ritenuto l’anello di congiunzione tra boss di Cosa Nostra ed il primo partito italiano che non avrebbe rinunciato ai voti della mafia per il proprio successo elettorale.
Nel 2001 in Sicilia in tutti i collegi uninominali fu Forza Italia a vincere.
Ma il quadro che 10 anni fa presentava molti lati oscuri si sta ricomponendo grazie al lavoro dei magistrati di Firenze, Caltanissetta e Palermo. Molti fatti, molti nomi, molte circostanze si intrecciano con la storia politica di Dell’Utri, l’ascesa di Forza Italia e di Silvio Berlusconi.
Proprio per il Presidente del Consiglio, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe addirittura verificarsi, come 11 anni fa, l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
In questo caso, affidarsi alla prescrizione, sarebbe inutile.
NOSTRO COMMENTO: Attendiamo la sentenza mentre dell’Utri ride e si diverte. Ridi! R idi! “Ride ben chi ride l’ultimo!
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